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Solidarietà

Le diocesi aprono ai profughi iracheni

Mosul

“Ci lasciano increduli e sgomenti le notizie giunte dall’Iraq. Tutto questo offende gravemente Dio e offende gravemente l’umanità”, ha detto Papa Francesco all’Angelus di domenica 10 agosto. “Piena disponibilità delle diocesi italiane ad accogliere i perseguitati che eventualmente lasciassero l’Iraq”: così il Card. Angelo Bagnasco in un’intervista al Corriere della Sera di venerdì 8 agosto. All’accoglienza si aggiunge la carità immediata, con la “disposizione di un primo intervento di natura economica per un milione di euro per le immediate necessità”. E il 15 agosto si pregherà in tutte le chiese italiane.
“Terrore Iraq”, “Esodo biblico”, “Caccia ai cristiani”, “In fuga dall’islam”, “Pulizia etnica e religiosa nel folle disegno del califfato”: ai titoli dei quotidiani nell’edizione di venerdì 8 agosto, il Corriere della Sera aggiunge un’ampia intervista al Card. Angelo Bagnasco, quale “presidente della Conferenza episcopale italiana e vicepresidente delle Conferenze episcopali europee nonché arcivescovo metropolita di Genova”.
Rispondendo alla domanda di come si muoverà la Chiesa cattolica italiana per soccorrere gli esuli, il Cardinale afferma: «La prima cosa che faremo, attraverso la Segreteria di Stato e la Nunziatura a Bagdad, è manifestare la nostra piena disponibilità ad accogliere quei perseguitati che eventualmente lasciassero il Paese. Le diocesi italiane sono da sempre notoriamente disponibili verso gli immigrati: lo sforzo diventerà ancora più urgente e doveroso verso i tantissimi fratelli brutalmente perseguitati a causa della loro fede. Ho subito dato disposizione, com’è avvenuto anche per la Siria, di un primo intervento di natura economica per un milione di euro da inviare per le immediate necessità attraverso i vescovi locali e la Nunziatura di Bagdad. E il 15 agosto, come già annunciato, in tutte le chiese italiane, unendoci all’esortazione del Santo Padre, si pregherà nel giorno della Madonna Assunta per chiedere la concordia e il sollievo dei cristiani drammaticamente perseguitati in tante e diverse parti del nostro mondo».
Bagnasco, circa il ruolo della comunità internazionale – dopo aver osservato che «a volte, i cristiani scontano una pregiudiziale identificazione con l’Occidente che può alimentare violenze sempre ingiustificabili» – ribadisce che è « un dovere per gli organismi internazionali, che vogliano davvero esprimere i sentimenti della comunità mondiale, monitorare gli avvenimenti e adottare gli opportuni provvedimenti per situazioni che rappresentano una vergogna inaccettabile per i nostri tempi. Il diritto di praticare liberamente e rispettosamente la propria fede religiosa è contemplato giustamente tra i diritti fondamentali. È auspicabile che gli interventi siano davvero efficaci».
E, in merito alle posizioni del nostro Paese: «Sono anche certo che la sensibilità del popolo italiano, del suo governo, degli stessi partiti, sia ben conosciuta, soprattutto per l’ attenzione al dramma umanitario e al diritto e alla libertà di praticare la propria religione».
In particolare, sulle parrocchie italiane aggiunge: «Le nostre comunità sono sempre sensibili verso la grande tragedia degli immigrati che lasciano i loro Paesi per motivi di guerra o per cercare un giusto benessere dopo tanta disperazione. Partecipano col volontariato e anche con risorse economiche. In questa sensibilizzazione generale, anche grazie alla preghiera, cresceranno sia la coscienza che la vicinanza ai perseguitati nella terra dell’ Iraq».
Infine, il Cardinale Presidente conclude che «i fatti dell’Iraq, con queste migliaia e migliaia di cristiani crudelmente perseguitati e obbligati a lasciare le loro case, richiamano tragicamente l’attenzione e la sensibilità di tutti. E fanno riscoprire la fortuna della fede ma anche il coraggio della testimonianza. Laddove ci fosse una forma quasi di anestesia, provocata dal tipo di vita quotidiana che tutti ci riguarda, la tragedia dei centomila cristiani in fuga dal Nord dell’ Iraq rappresenterà un richiamo, una scossa, uno choc per tutti».
Sulla situazione in Iraq è tornato puntualmente anche Papa Francesco nel corso della preghiera dell’Angelus di domenica 10 agosto: “Ci lasciano increduli e sgomenti le notizie giunte dall’Iraq: migliaia di persone, tra cui tanti cristiani, cacciati dalle loro case in maniera brutale; bambini morti di sete e di fame durante la fuga; donne sequestrate; persone massacrate; violenze di ogni tipo; distruzione dappertutto; distruzione di case, di patrimoni religiosi, storici e culturali. Tutto questo offende gravemente Dio e offende gravemente l’umanità. Non si porta l’odio in nome di Dio! Non si fa la guerra in nome di Dio!”.

08 agosto 2014

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