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Una gioia
che vince la stanchezza

BXVI
 
“Alla fine dell’anno, l’Europa si trova in una crisi economica e finanziaria che, in ultima analisi, si fonda sulla crisi etica che minaccia il Vecchio Continente. Anche se valori come la solidarietà, l’impegno per gli altri, la responsabilità per i poveri e i sofferenti sono in gran parte indiscussi, manca spesso la forza motivante, capace di indurre il singolo e i grandi gruppi sociali a rinunce e sacrifici.”
Così Benedetto XVI, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, ha cominciato la densa riflessione che come di consueto ha accompagnato lo scambio degli auguri natalizi con i membri della Curia Romana e del Governatorato, presenti anche il card. Angelo Bagnasco e il vescovo Mariano Crociata in rappresentanza della CEI.
“Come annunciare oggi il Vangelo?”, ha chiesto il Santo Padre, in un Occidente in cui la vita di fede sembra talvolta incamminata verso il declino. “Il nocciolo della crisi della Chiesa in Europa – ha risposto il Papa – è la crisi della fede. Se ad essa non troviamo una risposta, se la fede non riprende vitalità, diventando una profonda convinzione ed una forza reale grazie all’incontro con Gesù Cristo, tutte le altre riforme rimarranno inefficaci.”
Benedetto XVI ha voluto allora ricordare il grande incoraggiamento ricevuto dall’incontro, in Africa, “con la gioiosa passione per la fede. Lì non si percepiva alcun cenno di quella stanchezza della fede, tra noi così diffusa, niente di quel tedio dell’essere cristiani da noi sempre nuovamente percepibile”.
“Una medicina contro la stanchezza del credere – ha poi aggiunto – è stata anche la magnifica esperienza della Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid”. Cinque le caratteristiche dell’esperienza madrilena sottolineate dal Pontefice.
In primo luogo “una nuova esperienza della cattolicità, dell’universalità della Chiesa”, in cui “la comune liturgia costituisce una sorta di patria del cuore e ci unisce in una grande famiglia”.
Ma anche il fatto che i giovani della Gmg, a cominciare dai volontari, “hanno fatto del bene semplicemente perché fare il bene è bello, esserci per gli altri è bello e tutto ciò è preceduto dall’incontro con Gesù Cristo, un incontro che accende in noi l’amore per Dio e per gli altri e ci libera dalla ricerca del nostro proprio “io”.
Apice dell’esperienza spagnola, ha proseguito il Papa, è stata l’adorazione: “la presenza corporea del Cristo risorto è ancora qualcosa d’altro, è qualcosa di nuovo”, ha detto, sottolineando poi anche l’importanza “del Sacramento della Penitenza che appartiene con naturalezza sempre maggiore all’insieme”.
Come ultima caratteristica da non trascurare nella spiritualità delle Giornate Mondiali della Gioventù Benedetto XVI ha indicato la gioia. Da dove viene? Come la si spiega? “Solo se Dio mi accoglie e io ne divento sicuro, so definitivamente: è bene che io ci sia. È bene essere una persona umana, anche in tempi difficili. La fede rende lieti a partire dal di dentro”.
 
 
 
22 dicembre 2011

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