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“Serve più ospitalità”

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La CEMi (Commissione Episcopale per le Migrazioni) riunita nella seduta del 17 febbraio 2011, e la Fondazione Migrantes hanno voluto approfondire alcuni temi che in questi giorni preoccupano il Paese e le Chiese locali.
 
1. Di fronte alla morte di quattro bambini e ragazzi e al dolore di una famiglia rom a Roma, la CEMi e la Migrantes, raccogliendo la domanda del S. Padre, all’Angelus di domenica 13 febbraio, la ripropongono alle nostre comunità cristiane e al Paese: una società più solidale e fraterna non avrebbe evitato questa tragedia? Il dramma, ultimo e ripetuto, di morti soprattutto di minori, di senza dimora immigrati nei campi e nelle strade di alcuni quartieri periferici e centrali delle città italiane, ripropone l’impegno di un Chiesa fraterna, che sappia costruire percorsi, gesti e segni di solidarietà, ma soprattutto ripensare la politica e la città a partire dagli ultimi, dai piccoli, con forme di tutela quali il riconoscimento alla nascita della cittadinanza italiana. Oggi spesso sono le minoranze, famiglie numerose e persone, che chiedono protezione sociale, perché immigrate nel nostro Paese dopo le recenti guerre balcaniche (Bosnia, Macedonia, Montenegro,Kosovo).
 
2. La mobilità chiede un supplemento di incontro, di relazione, un impegno educativo che – alla luce degli Orientamenti della CEI per il decennio 2010-2020 che la CEMi e la Migrantes hanno analizzato per costruire un programma quinquennale – sappia coniugare identità e differenza, locale e globale. Con questo sguardo educativo, non senza preoccupazione anche qui per i primi morti, la CEMi guarda agli oltre 5000 sbarchi di persone che sono giunte dai Paesi del Nord Africa in crisi politica ed economica. La crisi Nord africana nasce dal desiderio di democrazia, dalla necessità di superare la corruzione e di affrontare la povertà, la mancanza del lavoro e di costruire prospettive future. Chi fugge dal Nord Africa oggi ha paura di una guerra civile, e quindi è importante saper raccogliere la domanda di persone che chiedono protezione internazionale, costruendo strumenti per offrire asilo, protezione sussidiaria, protezione umanitaria, protezione temporanea. In questo senso, alla riapertura del centro di Lampedusa e di altri centri di accoglienza in Italia, alla dichiarazione dello stato di emergenza umanitaria del Consiglio dei ministri, debbono seguire almeno altri tre percorsi politici e sociali:
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-il rafforzamento e, finalmente, la creazione di un percorso strutturale di integrazione dei richiedenti asilo e dei rifugiati nel nostro Paese, rafforzando l’esperienza dello SPRAR (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati) che vede già l’impegno congiunto dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e del mondo del volontariato e dell’associazionismo, delle parrocchie e degli istituti religiosi in Italia;
– valutare la possibilità alla luce anche della storia di 200.000 immigrati provenienti dalla Tunisia, dall’Egitto, dall’Algeria e residenti nel nostro Paese, di un decreto flussi straordinario per offrire regolarmente un lavoro agli immigrati;
– rafforzare la cooperazione internazionale nel Paesi del Nord Africa, con risorse e piani di sviluppo che guardino non solo alla creazione di macro-progetti, ma anche di microprogetti, costruiti con la partecipazione delle persone, famiglie sul territorio, che rispondano immediatamente ai bisogni delle famiglie, delle città nordafricane.
 
La CEMi e la Fondazione Migrantes, nello spirito del proprio mandato di “promuovere nelle comunità cristiane atteggiamenti ed opere di fraterna accoglienza (nei riguardi dei migranti), per stimolare nella stessa comunità civile la comprensione e la valorizzazione della loro identità in un clima di pacifica convivenza rispettosa dei diritti della persona umana” (art. 1 Statuto Migrantes), invitano le comunità cristiane in Italia, e oggi particolarmente in Sicilia, a un supplemento di ospitalità, con gesti che sappiano aiutare anche la classe politica a livello locale, regionale e nazionale a non rispondere con la chiusura, il rifiuto, o solo nella emergenza, alle richieste di giustizia, di pace e di protezione che viene ancora, oggi, da popoli, famiglie, persone in cammino.
 
Roma, 17 febbraio 2011
18 febbraio 2011

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