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Italiani all'estero

Sempre più giovani via dall’Italia

Russo italiani

Da gennaio a dicembre 2018 si sono iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero 242.353 italiani di cui il 53,1% per espatrio, il 35,9% per nascita, il 6,8% per reiscrizione da irreperibilità, il 3,3% per acquisizione di cittadinanza. È quanto si legge nella XIV edizione del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes, presentato a Roma il 25 ottobre, alla cui presentazione è intervenuto anche il Segretario Generale della CEI, Mons. Stefano Russo (in allegato il testo del suo intervento).

Da gennaio a dicembre 2018, hanno registrato la loro residenza fuori dei confini nazionali per espatrio 128.583 italiani, 400 persone in più rispetto all’anno precedente. Si tratta soprattutto di celibi e nubili (64,0%). Dal report si evince che “l’attuale mobilità italiana continua a interessare prevalentemente i giovani (18-34 anni, 40,6%) e i giovani adulti (35-49 anni, 24,3%). In valore assoluto – segnala la Fondazione Migrantes -, chi è nel pieno della vita lavorativa e ha deciso, da gennaio a dicembre 2018, di mettere a frutto fuori dei confini nazionali la formazione e le competenze acquisite in Italia raggiunge le 83.490 unità di cui il 55,1% maschi. Il 71,2% degli iscritti all’Aire per solo espatrio da gennaio a dicembre 2018 è in Europa e il 21,5% in America (il 14,2% in America Latina). Sono 195 le destinazioni scelte di tutti i continenti. In pole position, il Regno Unito che, con oltre 20mila iscrizioni, risulta essere la prima meta prescelta nell’ultimo anno (+11,1% rispetto all’anno precedente). “Considerando però i numeri contraddittori sulla reale presenza di italiani sul suolo inglese si può pensare che molte di queste iscrizioni siano, probabilmente, delle ‘regolarizzazioni’ di presenze già da tempo in essere, ‘emersioni’ fortemente sollecitate anche dalla Brexit che ha provocato molta confusione nei residenti stranieri nel Regno Unito e a Londra, in particolare, e continua tuttora a disturbare il sonno degli innumerevoli lavoratori di origine straniera impegnati nei diversi settori occupazionali”. Le partenze nell’ultimo anno hanno riguardato 107 province italiane, in primis Roma e Milano.
Su un totale di oltre 60 milioni di cittadini residenti in Italia a gennaio 2019, alla stessa data l’8,8% è residente all’estero. In termini assoluti, gli iscritti all’Anagrafe italiani residenti all’estero (Aire), aggiornati all’1 gennaio 2019, sono 5.288.281. Dal 2006 al 2019 – si legge ancora nel report – la mobilità italiana è aumentata del +70,2% passando, in valore assoluto, da poco più di 3,1 milioni di iscritti all’Aire a quasi 5,3 milioni. Quasi la metà degli italiani iscritti all’Anagrafe degli italiani residente all’estero è originaria del Meridione d’Italia (48,9%, di cui il 32% Sud e il 16,9% Isole); il 35,5% proviene dal Nord Italia e il 15,6% dal Centro. Le italiane iscritte sono 2.544.260 (48,1%). La classe di età più rappresentata è quella di coloro che hanno tra i 35 e i 49 anni (1.236.654; il 23,4%). A seguire chi ha tra i 18 e i 34 anni (1.178.717; 22,3%).
Più della metà (51,5%) è iscritto all’Aire per espatrio, ma continua la crescita degli iscritti per nascita (39,7%). Il 43,9% è iscritto da oltre 15 anni, il 20,7% da meno di 5 anni. Oltre 2,8 milioni (54,3%) risiedono in Europa, oltre 2,1 milioni (40,2%) in America. Nello specifico, però, sono l’Unione europea (41,6%) e l’America Centro-Meridionale (32,4%) le due aree continentali maggiormente interessate dalla presenza dei residenti italiani. Le comunità più consistenti si trovano in Argentina (quasi 843 mila), in Germania (poco più di 764 mila), in Svizzera (623mila), in Brasile (447mila), in Francia (422mila), nel Regno Unito (327mila) e negli Stati Uniti d’America (272mila).

25 Ottobre 2019

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Ufficio Nazionale per la pastorale della salute Corso di formazione per diaconi permanenti in pastorale della salute
Questa formazione si fonderà su una chiara posizione teologica rispetto al sacramento dell’ordine nel grado del diaconato permanente, sull’acquisizione di una sensibilità specifica al dolore innocente e la maturazione di una risposta matura di servizio di fronte ad ogni sofferenza. Altra necessità sarà la disponibilità a riconoscere i temi attuali di bioetica che si incontrano nel ministero.Le due giornate di Assisi 2020 fanno seguito alla prima giornata sul diaconato permanente in pastorale della salute realizzata nel 2018 e ai laboratori dedicati al tema realizzati negli ultimi due Convegni nazionali di Pastorale della Salute.L’intenzione è di salire un ulteriore gradino verso la definizione di un percorso completo di formazione e inquadramento, sia iniziali che continuativi, del diaconato permanente dedicato alla pastorale della salute; ministero che è chiamato a contribuire in modo determinante -quale ministero soglia- alla Chiesa in uscita, a patto di raggiungere maggior chiarezza identitaria, prima ancora che operativa e di impegno.Programma 
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Seminario Nazionale sull´Ospitalità Religiosa (Assisi-Domus Pacis, 24-25 gennaio 2020) dal titolo: "Verso uno stile condiviso di ospitalità conviviale", organizzato da questo Ufficio Nazionale.In allegato la bozza del programma con le note logistiche e la lettera di invito