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19 giugno 2018

San Romualdo
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“Non un'idea,
ma una storia”

betori
“Dio è morto e tutti noi siamo suoi assassini”. Mons. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, attira l’attenzione della folla citando il celebre aforisma di uno dei grandi pensatori del Novecento, Friedrich Nietzsche. Il padiglione 9 della Fiera di Madrid accoglie 14 mila italiani provenienti da varie diocesi: Avezzano, Bergamo, Brescia, Cagliari, Sulmona, Torino, Pavia, Milano, ma anche gruppi della Toscana e di associazioni (i più numerosi sono quelli del Movimento Giovanile Salesiano): dopo l’animazione, i canti e i balli, tutto si ferma. I ragazzi ascoltano, prendono appunti, si concentrano, mentre mons. Betori ricorda che “se Dio è scomparso dall’orizzonte umano non è un semplice dato di cui prendere atto, magari con l’animo sollevato di chi sente eliminato un concorrente, ma è piuttosto una colpa per Nietzsche e per noi è un peccato, da riconoscere nella gravità dell’atto e nella responsabilità che ci cade sulle spalle”.
Ma se per Nietzsche “la morte di Dio è la strada del nulla, per noi è la strada della responsabilità”, ha sottolineato l’Arcivescovo osservando che “sappiamo anche che la morte non ha l’ultima parola”. Ecco perché “la risposta che dobbiamo a chi vorrebbe negare la presenza, l’esistenza, la realtà stessa di Dio non è rintracciabile nel contrapporre idea a idea, ma nel narrare una storia che è già redenzione”.
Ai ragazzi che lo ascoltavano, mons. Betori non ha nascosto le difficoltà della testimonianza nella scoietà odierna: “Non possiamo negare – ha affermato – che oggi la questione delle fede si pone in modo problematico, in un mondo che sembra aver cancellato le tracce di Dio; eppure questo non spegne il desiderio di assoluto che sta nel cuore di ogni uomo”. E all’anelito di ciascuno “viene incontro l’amore di un Padre, che apre a noi il suo cuore e vuole che noi entriamo in comunione con lui”.
Credere, dunque, “ci pone in un atteggiamento di responsabilità verso il mondo, che implica testimonianza di coerenza e di annuncio”. Ed è per questo che “i discepoli di Gesù non possono accettare che la loro fede e i frutti che da essa scaturiscono, e che hanno illuminato la civiltà umana lungo i secoli, possano essere esclusi dalla vita pubblica di una società e impediti di produrre ancora oggi effetti di piena umanità nei diversi ambiti della vita dei popoli, dalla cultura all’organizzazione sociale, dalla solidarietà all’arte”. Perché la fede “è anche un formidabile contributo al progresso dell’umanità”.
Al termine della sua catechesi, mons. Betori ha voluto affidare ai giovani un messaggio di speranza: “Accogliere la fede non significa allontanarci dal mondo, ma al contrario esserne più pienamente cittadini, nella condizione del pellegrino, perché più consapevoli della meta del cammino: in questa pienezza di verità e di bellezza invito a riporre la vostra fiducia”.
17 agosto 2011

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