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Mondializzazione
e missione dei cattolici

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“Mi sembra inutile azzardare previsioni e direi piuttosto che l’opportunità della mondializzazione rimane per noi una sfida non eludibile, di fronte alla quale dobbiamo cercare di essere all’altezza, confidando anzitutto sul primo, segreto ma decisivo, attore della storia, Nostro Signore, troppo spesso dimenticato in concreto anche da noi”.
Con queste parole sabato 1 dicembre il Card. Ruini ha concluso a Roma l’XI Forum del progetto culturale, sul tema “Processi di mondializzazione opportunità per i cattolici”.
“La mondializzazione è una tendenza di sempre – ha detto – ma oggi sta raggiungendo il mondo intero con una intensità nuova”. Il fattore decisivo per questa nuova fase è “lo sviluppo scientifico e tecnologico, che ha aperto nuove possibilità all’economia. Perciò la domanda di fondo verte sul rapporto della scienza e soprattutto della tecnica, con l’uomo come soggetto”.
“Di per sé i processi di mondializzazione costituiscono davvero per il cristianesimo una grande opportunità di affermarsi storicamente come il loro miglior interprete; la vera domanda di fatto è se il cristianesimo è realmente in grado di fare questo”, ha rimarcato il Cardinale, Presidente del Comitato per il Progetto culturale della CEI. Lo stesso ha sottolineato come la radice della questione della libertà religiosa stia nella necessità della convivenza e nel valore della comunicazione: “In concreto dobbiamo condurre una lotta su un doppio fronte: da una parte col laicismo occidentale, che nega la pretesa di verità, e dall’altra parte con il tradizionalismo cattolico (o anche l’Islam radicale e altre simili posizioni), che afferma la verità negando la libertà. Dobbiamo affermare nella storia questo concetto di libertà religiosa messo a punto dal Concilio Vaticano II”.
Ruini ha ripreso il magistero di Benedetto XVI, soffermandosi in particolare sulla divaricazione, denunciata dal Papa, nella sensibilità morale dell’odierno Occidente: “da una parte le tematiche della pace e della giustizia per tutti, che appartengono profondamente alla tradizione cristiana, stanno diventando un insieme etico di grande forza, che però costituisce per molti la sostituzione e la successione della religione; d’altra parte la morale della vita e della famiglia è oggi assai controversa e l’annuncio della Chiesa si scontra con una consapevolezza contraria della società”. Proprio l’enciclica Caritas in Veritate – ha evidenziato – può essere letta come “il tentativo di superare questa alternativa, unendo la questione sociale e la questione antropologica”.
Aperto venerdì 30 novembre dall’intervento del Card. Bagnasco e della relazioni dei proff. Carlo Secchi e Francesco D’Agostino, l’XI Forum del Progetto culturale si è rivelato una palestra di confronto, per un dibattito alto e attinente al tema.
01 dicembre 2012

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