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In Emilia nel segno della reciprocità

terremoto
“La Chiesa vi è vicina e vi sarà vicina – ha detto il Santo Padre in occasione della sua visita nelle zone colpite – con la sua preghiera e con l’aiuto concreto delle sue organizzazioni, in particolare della Caritas, che si impegnerà anche nella ricostruzione del tessuto comunitario delle parrocchie”.
Proprio con l’obiettivo di stringere relazioni di Chiesa e di reciproco scambio di esperienze, per dare frutti di fraternità, a due mesi dalle prime scosse, sono stati avviati i gemellaggi, con l’impegno delle delegazioni regionali Caritas di tutta Italia. Ogni delegazione regionale ha già fatto una prima visita nelle zone gemellate, incontrando i parroci, gli operatori pastorali e l’équipe Caritas per definire un percorso che durerà nel tempo e che sarà un cammino condiviso tra chiese sorelle. Nei prossimi giorni Caritas Italiana, presente finora anche con operatori a sostegno delle realtà locali, attiverà un centro di coordinamento a Mirandola. Grazie alla colletta del 10 giugno la stessa Caritas Italiana ha finora messo a disposizione complessivamente tre milioni di euro per le 7 diocesi colpite: Bologna, Ferrara-Comacchio, Modena-Nonantola, Carpi, Reggio Emilia-Guastalla, Adria-Rovigo, Mantova. In queste zone erano già avviate, grazie al lavoro degli uffici pastorali e delle associazioni locali, le attività estive per i ragazzi. Ora grazie ai gemellaggi, che coinvolgono 185 parrocchie e 17 zone pastorali, si rafforza questa presenza di ascolto e animazione, sostegno alle attività socio-pastorali e caritative, rilevazione continua dei bisogni. Le parrocchie – nonostante molto colpite nelle chiese e nelle strutture annesse, come oratori e scuole materne – si erano anche prontamente attivate nell’ immediato, spesso diventando centri di aggregazione per piccoli campi improvvisati dove Caritas ha fatto giungere aiuti di prima necessità.
Al momento le progettualità riguardano in particolare il potenziamento dei servizi di ascolto, incontro, socializzazione, animazione delle comunità e la realizzazione di strutture per spazi di aggregazione. Uno dei problemi che coinvolgerà anche le Caritas è quello degli stranieri che sono in prevalenza nelle tendopoli. Molti vivevano in affitto nei centri storici e non avranno il problema della ricostruzione della casa, ma quello del lavoro.
Gli interventi Caritas, dopo la prima fase di emergenza, vedranno, come sempre, un affiancamento duraturo, nel medio e lungo termine, nella fase più difficile della ricostruzione materiale e del tessuto sociale con attenzione alla ricostruzione socio-economica. In particolare si curerà la ricostruzione, con “Centri di comunità” (strutture polifunzionali per attività. liturgiche, sociali e ricreative), strutture per servizi sociali e caritativi, servizi in risposta alle vecchie e nuove povertà. Fondamentale sarà anche la progettazione sociale per la ripresa socio-economica del territorio.
19 luglio 2012

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