Omelia per l'avvio del percorso del “RigenerAzione – il Sinodo delle Misericordie”

Promosso dalla Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Itali

Un saluto ai confratelli Cardinali e Vescovi qui presenti, in particolare a Mons. Franco Agostinelli, l’indimenticabile mio Vicario di Arezzo – Cortona – Sansepolcro. Un caloroso saluto al Dottor Domenico Giani, Presidente Nazionale delle Misericordie, che conosco da 23 anni… quante avventure caro Domenico! Un saluto a tutti i correttori e ai confratelli di tutte le Misericordie d’Italia.
Il profeta Geremia ci propone il tema delle due vie: l’una percorsa da chi confida in se stesso e nelle proprie forze, destinata al sicuro fallimento, e l’altra di chi confida nel Signore, che è fiorente come l’albero che estende le sue radici lungo il corso del fiume. “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, sarà come un tamerisco nella steppa… dimorerà in luoghi aridi nel deserto, in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere”. Per questo il Signore annuncia: “Beato l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia”. Egli, continua Geremia, è come l’albero piantato lungo l’acqua: verso la corrente stende le sue radici e non smette di produrre i suoi frutti.
Con l’immagine dell’acqua, che, nelle zone desertiche del Medio Oriente, era il simbolo dell’abbondanza della vita, il profeta vuole che i suoi ascoltatori dimorino nella fedeltà al Signore e al suo patto. Geremia conclude sottolineando la necessità di guarire il cuore, il luogo che indica la profondità degli affetti e il luogo ove si prende la decisione di legarsi per sempre a Dio: quindi, il luogo della fedeltà.
Il tempo liturgico della Quaresima, unitamente al Sinodo, evidenziano ancora meglio il significato del mandato alle Misericordie d’Italia. “Camminare insieme” non è l’ultimo slogan inventato da Papa Francesco: qualcuno dice “ci mancava solo il Sinodo…”. No! Con questa parola “camminare insieme” si coglie l’indole profonda della Chiesa e il suo impegno missionario.
Introducendo i lavori della 74° Assemblea Generale della CEI ebbi modo di dichiarare che “il cammino sinodale rappresenta quel processo necessario che permetterà alle nostre Chiese che sono in Italia di poter annunciare la verità del Vangelo nelle mutate condizioni di vita degli uomini e delle donne del nostro tempo”.  Ogni comunità ecclesiale, sia essa la parrocchia, un movimento, e quindi anche le nostre Misericordie, devono mettersi in cammino sulla via del Vangelo che tutti siamo chiamati a proclamare ad ogni uomo e ad ogni donna, condividendone “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce”, come dice il Concilio.
Alle Misericordie in particolare desidero ancora una volta richiamare la loro identità cristiana. Le questioni organizzative ed economiche, la preoccupazione di stare al passo con i cambiamenti e i problemi della società contemporanea, il diffuso secolarismo, che insidia ogni ambiente, costituiscono un pericolo di non poco conto per l’effettiva e piena testimonianza della vita e dell’attività delle Misericordie. Nessuno di noi, e lo dico da “misericordioso” perché per tanti anni ho vissuto nella Misericordia di Firenze, può dirsi immune dalla tentazione dei compromessi di questo mondo, dalla tentazione di preferire – magari a fin di bene – il successo alla coerenza, la quantità alla qualità. Oggi, le nostre istituzioni o opere di carità, nate e cresciute in tempi lontani, si trovano tutte ad un bivio: o riescono a tener viva, in mezzo ai mutamenti, l’ispirazione religiosa ed evangelica originaria, oppure rischiano di perdere il loro sapore, il loro senso, la loro ragion d’essere più vera e profonda. Vi dico queste cose perché amo profondamente le nostre confraternite e sogno per esse un futuro tanto più fecondo e più bello, nella misura in cui sapranno ancorarsi alle loro radici.
Mi sento fiero di poter dire che le Misericordie sono ancora un albero grande e fruttuoso in cui circola linfa cristiana. La natura d’associazione laicale-cattolica delle nostre confraternite è finalizzata alla carità e alle varie forme di soccorso e di servizio, ma insieme alla formazione delle coscienze nello spirito del Vangelo e della dottrina della Chiesa. La “Misericordia” non mette insieme le persone solo per delle azioni buone o per motivi di aggregazione umana. Essa è molto di più: vuol essere una grande palestra ed esperienza di carità, basata sulla fede e sulla fratellanza cristiana e animata dalla formazione e dalla preghiera.
Siamo in cammino verso il Giubileo del 2025 e tutti ci dobbiamo interrogare su noi stessi e sulle nostre opere. Il “Sinodo” di cui vi parlavo poc’anzi è uno strumento formidabile per un esame di coscienza collettivo.
Cosa può essere migliorato all’interno delle nostre confraternite? Come migliorare i rapporti cristiani? Come far emergere, in ogni scelta, le ragioni della trasparenza evangelica e del reale “sentire con la Chiesa?”.
Siamo in un momento in cui la vostra sfida, la vostra missione, di essere a fianco del prossimo è ancora più forte e pregnante. Di fronte al dramma di una guerra ingiusta e crudele le Misericordie si sentano spinte a fare ancora di più per queste vittime innocenti dell’Ucraina. Ha detto il Papa: “Dio non si stanca mai di noi: vuole svegliarci dal letargo interiore”.
Abbiamo il dovere di intensificare le nostre preghiere al Signore per far tacere le armi. Sì, tacciano le armi in Ucraina, ma anche nello Yemen, in Siria, in Etiopia e in tante altre parti del mondo! Dio vuole la pace, Dio sta con gli operatori di pace. Chi fa la guerra dimentica l’umanità. Si affida alla logica diabolica e perversa delle armi, che è la più lontana dalla volontà di Dio.
Al tempo stesso siamo chiamati come il buon Samaritano a chinarci su chi ci è prossimo, ad accogliere quei tanti profughi che fuggono dalle loro terre per sottrarsi alla tragedia della guerra. Questi fratelli ci interpellano e Gesù ci ripete “ciò che fai al più piccolo di costoro lo fai a me”.

17 Marzo 2022

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