Catechesi

Indirizzo di saluto di S.E. Mons. Angelo Bagnasco
a Sua Beatitudine Chrysostomos II,
Arcivescovo di Nuova Giustiniana e tutta Cipro

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Carissimo Fratello in Cristo,
sono lieto di avere l’opportunità di incontrare Vostra Beatitudine in questo luogo da dove possiamo volgere il nostro sguardo a tutta la Chiesa che è in Italia. E infatti a suo nome che Le porgiamo il nostro abbraccio fraterno ed esprimiamo la nostra gratitudine per averci onorati della Sua presenza. Con grande affetto saluto e volgo lo sguardo anche all’intera comunità cipriota a cui Ella presiede come pastore e padre spirituale. Estendo il mio sentimento fraterno anche alla gerarchia della Chiesa Apostolica di Cipro. Insieme, infine, rendiamo grazie per la fede e la bella testimonianza cristiana dei nostri popoli, trasmesse da una generazione all’altra, anche in circostanze difficili come quelle sperimentate durante il percorso della storia.
Il nostro ritrovarci va oltre un mero segno di incontro ecumenico o di benevolenza amicale. E manifestazione di fiducia ferma nelle promesse di Dio e dell’anelito comune di rendere servizio alla preghiera di Gesù nel cenacolo: “Io in loro e Tu in Me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che Tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato Me” (Gv 17,23). Gesù si consegnò volontariamente “alla morte, e alla morte di croce” (Fil 2,8) per dirimere ogni contesa, perché l’uomo, il mondo, l’universo intero fossero riconciliati in Lui e fosse abbattuto il muro che era frammezzo. Come popolo di battezzati, membra del Corpo di Cristo che è la Chiesa, avvertiamo la necessità di corrispondere in ogni nostro sforzo spirituale e pastorale alle attese che il Signore ripone in noi. Inoltre, mediante l’Eucaristia noi credenti ci uniamo a Cristo e riceviamo il potere di offrirci in Spirito di sacrificio gli uni agli altri come Cristo stesso si è offerto al Padre per molti, donandosi così agli uomini. Questa consumazione nell’unità, compiuta in modo inseparabile dal Figlio e dallo Spirito e operante in riferimento al Padre e al suo disegno, è la Chiesa nella sua pienezza, a cui vogliamo dare il nostro totale contributo nel ministero apostolico.
Nell’incontrare Lei, Beatitudine, pastore e guida della Chiesa Apostolica di Cipro, desidero fare riferimento al dono ricevuto della successione apostolica. Essa è ben più di una semplice trasmissione di poteri; è successione in una Chiesa, testimone della fede apostolica, in comunione con le altre Chiese.
Le innumerevoli divisioni che, lungo il tempo, sono sorte fra i discepoli di Cristo contrastano, purtroppo, con la volontà del Signore, sono di inciampo e rischiano di indebolire il seme della predicazione del Vangelo a ogni creatura. Proprio attraverso la testimonianza fiduciosa e amorevole, noi cristiani siamo, invece, chiamati a porgere segni salvifici di consolazione a questo nostro mondo, così abbattuto da tensioni intestine. Dobbiamo perciò pregare e lavorare intensamente perché il balsamo della riconciliazione sia versato sulle ferite della separazione e, con ansia evangelica, si continui a riedificare l’unità dei cristiani. Chiedo al Pastore grande delle anime di condurci in questo processo di unità e di sostenerci sulle vie della testimonianza e del dialogo.

A tale proposito, ringrazio il Signore per la relazione fraterna sviluppatasi fra la Chiesa Apostolica di Cipro e la Chiesa Cattolica. Tale relazione è stata sempre ben alimentata sul piano dell’amicizia e del fecondo scambio teologico. Inoltre, la Sua visita qui a Roma è visita alla tomba dell’Apostolo Pietro, ma è anche memoria e venerazione del grande Apostolo Paolo, la cui testimonianza sino all’effusione del sangue è uno dei fondamenti su cui sono edificate la Chiesa di Roma e quella di Cipro. Pertanto, la Chiesa italiana accoglie l’invito a essere strumento di unità in risposta all’amore gratuito del Padre e si sente onorata di poterLa ricevere come fratello.

Voglio che Ella sappia, Beatitudine, che condividiamo i sogni di pace del popolo a Lei affidato, che sono il principio su cui si regola ogni società civile per il bene comune dei cittadini. Tali aspirazioni di pace e di sviluppo nella concordia si sono ulteriormente accresciute con l’ingresso di Cipro nella Unione Europea. Stringere rapporti di amore tra le comunità ci spinge a essere più uniti per combattere le divisioni, i mali, le violenze e le ingiustizie che travagliano la vita dei nostri paesi. Intraprendere azioni pastorali comuni, sostenere insieme il principio di libertà e democrazia, significa dare testimonianza corale all’unico Vangelo e rendere ragione della speranza che è in noi. Così afferma il decreto del Concilio Vaticano II Unitatis Redintegratio, al n. 23: “La fede con cui si crede a Cristo produce i frutti della lode e del ringraziamento per i benefici ricevuti da Dio; a ciò si aggiunge un vivo sentimento della giustizia e una sincera carità verso il prossimo. E questa fede operosa ha pure creato non poche istituzioni per sollevare la miseria spirituale e corporale per l’educazione della gioventù, per rendere più umane le condizioni sociali della vita, per stabilire ovunque una pace stabile”.
Alla radice di tutto sta poi la preghiera. E quanto mai oggi, in un’Europa tanto secolarizzata, dobbiamo offrire una comune testimonianza di fede e intensificare la preghiera per l’unità, perché l’unità – e in questo Papa Benedetto XVI insiste da tempo – è anzitutto un dono di Dio, non un compromesso tra le diverse tradizioni cristiane.
La sua presenza qui, Beatitudine, è per noi segno di un impegno reciproco. Da parte nostra, la Chiesa italiana assicura la volontà di fare tutto il possibile perché si coltivi il dialogo e il rapporto fraterno, al fine di giungere alla piena comunione e, nel momento contingente, lavorare insieme con strategie pastorali solidali perché il Vangelo sia predicato ad ogni creatura.
Pertanto sono lieto di porgerLe la medaglia della Conferenza Episcopale Italiana, un quadro raffigurante la Madonna con San Domenico e Santa Caterina d’Alessandria e l’atlante delle Diocesi italiane. La medaglia rappresenta su una faccia l’icona del Buon Pastore, nostro maestro e guida, l’unico intorno al quale è possibile una vera comunione fraterna, attorniato dalle sue pecore. Sull’altra faccia è rappresentata l’azione di massimo esercizio della pastoralità divina: il Mistero della nostra Redenzione che ancora si perpetua nell’Eucaristia. Il quadro, riproduzione di una tavola del Beato Angelico, è il segno del nostro stare, insieme ai Santi, ai piedi della Gran Madre di Dio per accogliere ogni giorno e con docilità di spirito l’Eterna Parola del Padre. L’atlante è un segno dell’antico e profondo radicamento della Chiesa nel nostro Paese. Possa, Beatitudine, nel consultarlo, sentirci vicini come depositari della fede apostolica e amici e fratelli in Cristo, pregando insieme per le nostre Chiese e i popoli a noi affidati.
Rinnovo la mia riconoscenza per questa graditissima visita anche a nome di tutto l’Episcopato italiano e faccio miei i sentimenti che furono di san Giovanni Crisostomo: «Non senti il Signore che dice: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro”? (Mt 18,20). E non sarà presente laddove si trova un popolo così numeroso, unito dai vincoli della carità? Mi appoggio forse sulle mie forze? No, perché ho con me il suo pegno, ho con me la sua Parola: questo è il mio bastone, la mia sicurezza, il mio porto tranquillo. Anche se tutto il mondo è sconvolto ho tra le mani la sua Scrittura, leggo la sua Parola. Essa è la mia sicurezza e la mia difesa. Egli dice: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20)».  (Omelie. Prima dell’esilio, nn.1–3; PG 52, 428).
Che lo Spirito Santo e la Gran Madre di Dio accompagnino i nostri passi e tutta la nostra vita!
 
 
+ Angelo Bagnasco
Presidente della Conferenza Episcopale Italiana
 
 

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13 Giugno 2007

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