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Vita cristiana,
vita sacramentale

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Cambiare la propria vita. Lasciare entrare Gesù. Conformarsi a Cristo. “Provare per credere” assicura mons. Zenti, Vescovo di Verona, ai giovani raccolti in ascolto della catechesi di oggi.
“Ci hanno provato in tanti” assicura il Prelato “e nessuno è rimasto deluso”. Cita Giovanni Paolo II, il Vescovo e Madre Teresa di Calcutta, per dimostrare che la santità va voluta, va cercata nell’amore personale con Cristo, perché “quando una persona ti entra nella vita e nel cuore come persona amata, ti riempie la vita e dà senso al vivere. Altro non si desidera che vivere con lei, in lei, per lei”.
E’ la forza di questo amore, di questo incontro, di questa relazione che permette di rispondere ai pressanti interrogativi che la vita pone ai giovani di ogni tempo: ”Cosa c’entra Cristo con la mia vita?” o addirittura “Siamo proprio certi che i Vangeli riproducono la sua figura storica, o sconfinano con il mito?”
Parte dai sacramenti, mons. Zenti, per tracciarne un cammino di riscoperta, in primis dal Battesimo, con il quale Cristo “ci ha innestati in Lui, e in Lui nel Mistero dell’Amore trinitario”, perché “Lui è la roccia su cui è fondata la nostra vita”.
La Cresima ci rende capaci di “rendere ragione del nostro essere cristiani davanti a chiunque ci interpelli”, mentre l’Eucarestia – che è il sacramento “dove Gesù è presente e vicino a noi fino a farsi cibo per il nostro cammino” – “è il patrimonio dell’Amore del padre per l’umanità” ha affermato il Vescovo.
E’ con il sacramento della penitenza che, continua il Catechista, “Dio ci fa nuovi, ci restaura alla radice del nostro essere peccatori”, mentre il sacramento dell’Olio degli infermi, è “pensato per il sostegno corporeo e spirituale alla persona in stato di fragilità e di infermità”; mediante il sacramento dell’Ordine “Dio trasforma i chiamati in segno sacramentale di Cristo pastore”, e con il matrimonio, “Cristo entra da Signore nella vita degli sposi perché vivano il loro essere coppia, e genitori, da signori”, conclude mons. Zenti.
Ma nessuno può amare Cristo senza amare la Sua Chiesa. “Cristo e Chiesa, Suo corpo mistico, sono inseparabili”, precisa il Vescovo, sottolineando anche l’importanza del discernimento vocazionale che deve interrogare ognuno in prima persona.
“Vocazione evoca la chiamata di Dio, compiuta attraverso molteplici mediazioni”, quindi, conclude, “porsi la domanda è garanzia di libertà, intesa come esercizio di adesione alla verità della propria identità personale”.
18 agosto 2011

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