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Un educatore
fra i banchi di scuola

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Nella sua presentazione degli Orientamenti pastorali del decennio, Paola Bignardi ha dato voce innanzitutto all’attuale crisi dell’educazione – che “va collocata nel contesto dello spezzarsi di quell’omogeneità culturale che trasmetteva valori, comportamenti e stili di vita attraverso la mentalità e il modo di fare diffuso” – per mettersi quindi “alla scuola dello stile educativo di Gesù”, per il quale “l’educazione è relazione, come nel caso dei primi discepoli, che seguono Gesù perché si sono sentiti considerati, compresi, quasi al di là di se stessi”. Di qui, la relatrice ha offerto – partendo dal Documento dei Vescovi – le parole chiave dell’educazione: essa è “un incontro tra persone”, che “si trasforma in relazione stabile”; vive di quell’autorevolezza che “diviene punto di riferimento: e non già perché si impone, ma per la credibilità delle parole dell’educatore”, per “il suo esempio” che “lascia intravedere una prospettiva di vita bella, interessante, che vale la pena di fare propria”; ancora, l’educazione è “un cammino”, che “implica la progressione, la maturazione di atteggiamenti via via più ricchi di umanità, fino alla capacità del dono di sé”.
Infine, Bignardi ha sottolineato come l’educazione non possa “mai essere considerata un’azione solitaria”, in quanto “non può fare a mano della comunità”: “Comunità è la famiglia, la scuola, la parrocchia”, realtà che rimandano alla “necessità di un’alleanza educativa” e quindi di “un progetto attuale e aggiornato, declinato su tutte le dimensioni della persona”.
Rivolgendosi, quindi, agli insegnanti di religione cattolica, ha aggiunto: “Un’azione così complessa come quella educativa richiede educatori di qualità: persone mature per età, per umanità e per fede; capaci di porsi in comunicazione con le nuove generazioni per far loro scoprire la bellezza e il valore della vita”.
L’identità ecclesiale dell’insegnante di religione è stata tratteggiata da mons. Sebastiano Sanguinetti, Vescovo di Tempio-Ampurias – che ne ha richiamato “l’autenticità dottrinale, la capacità pedagogico-educativa e la testimonianza di vita cristiana” (vedi allegato) – e da don Vincenzo Annichiarico, Responsabile del Servizio Nazionale per l’insegnamento della religione cattolica. Quest’ultimo ne ha parlato come di un educatore, un accompagnatore ed un testimone: l’insegnante di religione cattolica è educatore “per sua natura”; si esprime nella qualità professionale, specialmente nella capacità di favorire “la sintesi tra fede e cultura, tra Vangelo e storia, tra i bisogni degli alunni e le loro aspirazioni profonde”, nonché nella promozione dell’“apertura al senso religioso” e nella proposta di “quei punti di riferimento che permettono una comprensione unitaria dei contenuti e dei valori della religione cattolica”. A renderlo idoneo come insegnante è il suo essere “un credente, espressione di quella appartenenza ecclesiale che dice il suo humus culturale e la sua passione educativa”.
26 aprile 2011

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