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“Se non credo
non vedo”

croce
La catechesi presieduta dal vescovo di Rimini Francesco Lambiasi si è svolta nella pianura di Villanueva del Pardillo, una piccola comunità alle porte di Madrid in un luogo adibito ad ospitare i giovani nelle vicinanze della parrocchia di San Luca Evangelista appartenente alla settima Diocesi Vicaria della capitale spagnola. L’intervento del Vescovo si è aperto con un breve supplemento di invocazione di preghiera reciproca: “Un briciolo di amore per credere in Gesù” e per l’amore di Maria, “la Madre dei giovani cristiani di tutto il mondo”. L’itinerario della catechesi si è snodato intorno al tema Saldi nella fede che ha avuto come leitmotiv principale la richiesta di “credere di più nell’amore di Gesù per noi”. Lo schema proposto dal Catechista ha toccato tre punti fondamentali: guardare, contemplare e riflettere, introdotti da due domande principali: qual è l’idea di fede? Qual é la sua immagine? Il «guardare» si riferisce all’idea di fede che si è andata creando al giorno d’oggi; una fede come opinione, un credo sentito in diversi modi nella nostra società liquida composta da varie ombre come quella del soggettivismo, del relativismo, o del fondamentalismo.
Il Vescovo ha detto che il contrario della fede non è l’incredulità, bensì l’idolatria e secondo questa prospettiva si è cercato, attraverso il dialogo con i giovani presenti, di monitorare i vari idoli nella contemporaneità: “Il dio successo, la dea immagine, il dio denaro o quello del piacere”. Purtroppo queste forme di idolatria “ti stregano e ti fregano” e fanno credere che l’unica coscienza vera sia quella scientifica, ma non esiste nulla di più falso di quest’ultima affermazione poiché “la ragione per non svincolarsi, ha bisogno di sbilanciarsi nella fede”. Il Vescovo ha ricordato San Tommaso quando diceva “se non vedo, non credo”, mentre l’invito della catechesi è stato ribaltato nella stimolante riflessione, secondo la quale “se non credo, non vedo”.
La «contemplazione» è stata descritta da Lambiasi come il cammino intrapreso sui passi di Pietro che, dopo aver incontrato Gesù, non ha più potuto farne a meno. L’invito è stato quello di rispecchiarsi nella figura di questo uomo, di confrontarsi con i sui passi attraverso la lettura del Vangelo di Matteo dove Pietro “si è arreso a quello sguardo di amore” e per questo motivo il Vescovo ha più volte sottolineato che “credere vuol dire non poter più fare a meno di Cristo”. È opportuno contemplare Gesù come uomo e come Dio, cercare di vederlo non come il “primo della serie”, o come il “di più”, ma come il “fuori serie”, grazie alla sua tenerezza, alla tenacia nel bruciare ogni paura di Dio e superare ogni barriera: il suo è un amore gratuito e incondizionato. L’ultimo punto preso in considerazione è stato quello della «riflessione»: Gesù ci è venuto incontro togliendoci la paura di Dio. Ad esempio, ha ricordato Lambiasi, nella Bibbia la frase “Non temere” compare 366 volte e questa è un’espressione di incoraggiamento poiché Gesù elimina la paura di amare. Bisogna comprendere l’importanza di “essere amato e non invaso”, Egli invita a superare la paura della morte e di essere consapevoli che, quando arriverà quel momento, nessuno di noi finirà “nel grande inceneritore”, ma tra le braccia di Dio.
17 agosto 2011

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