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Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

Dal Sussidio CEI - Avvento-Natale 2015, a cura dell'Ufficio Liturgico Nazionale

Letture
Siracide 3,3-7.14-17a Chi teme il Signore onora i genitori.
Salmo 127 Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie.
Colossesi 3,12-21 Vita familiare cristiana, secondo il comandamento dell’amore.
Canto al Vangelo (Col 3,15.16) La pace di Cristo regni nei vostri cuori; la parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza.
Matteo 2,13-15.19-23 Prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto.
 

In breve: La famiglia come profezia
- La famiglia cristiana come profezia del compimento
- ambivalenza delle diverse esperienze familiari
- una linea di sviluppo nella storia della salvezza
- verso la pienezza dell’amore familiare
- aprire lo sguardo sul male a cui tutti si rassegnano
- prendersi cura e proteggere i propri cari
- Sapremo accogliere le sfide del presente?

 

Quotidianità che annuncia e trasfigura

Una crisi già antica
Le parole del Siracide, che invitano ad onorare e rispettare i genitori, suonano oggi con vigoria nuova, in un clima culturale completamente differente. Non si tratta infatti di una semplice compilazione di temi tradizionali, come a prima vista potrebbe apparire. Il sapiente, che fa tesoro dell’esperienza degli antichi, si trova davanti a situazioni nuove: nel contesto ellenistico degli ultimi secoli prima di Cristo, sta avvenendo un allentamento delle strutture tradizionali.
Vale ancora, nel nuovo contesto, il rispetto dei figli per il padre e la madre? Che cosa significa in un’epoca di transizione il comandamento antico, nato in una società rigida e patriarcale? Il punto critico sta nella seconda parte del brano: “Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia... sii indulgente, anche se perde il senno” (Sir 3,12-13). La fragilità del genitore interpella vivamente la responsabilità del figlio. Nei nuovi tempi egli è tentato di disinteressarsi, di seguire le nuove usanze. Il consiglio sapienziale segue una via differente: non lo strappo con il passato, né la semplice riproposizione delle strutture tradizionali. Ma la via della carità e della solidarietà.

Di fronte ai problemi della famiglia
Notiamo l’analogia con i nostri giorni: anche oggi non ci sono più strutture sociali che impongano il rispetto e la custodia dei genitori. Anzi, sembra piuttosto che si favorisca il distacco generazionale e il conflitto tra le età. È una libera scelta amare o non amare il padre, rispettare o non rispettare la madre. Notiamo il paradosso: ciò che un tempo poteva considerarsi tradizionale e scontato, oggi può apparire come rivoluzionario e controcorrente. Da sempre l’esperienza della famiglia, nella varietà delle sue relazioni (genitori-figli, fratelli e sorelle, marito e moglie, crisi e tradimenti) presenta una ambivalenza, una incoerenza di fondo tra i principi enunciati e la realizzazione pratica. Ma da sempre l’ascolto della Parola divina conduce a individuare la linea della solidarietà e della misericordia, che prevale sull’egoismo e sulla distruzione dei rapporti.

Dare anima, dare vita
Anche la lettera di Paolo ai Colossesi, mentre trae le conseguenze dall’evento di grazia del Battesimo, mostra come l’accoglienza della pace di Cristo (Col 3,15) si attui nella comunità dei credenti, che imparano a compiere tutto “nel nome del Signore Gesù” (Col 3,17) e quindi anche a vivere in maniera nuova la comunità familiare. Le antiche strutture patriarcali (sottomissione della moglie, amore da parte del marito, obbedienza dei figli, cura genitoriale) sono vivificate, trasfigurate, ridefinite.

L’opportunità del nostro tempo
L’opportunità che ci è offerta nel nostro tempo è appunto la rianimazione delle relazioni familiari, nella concretezza dell’esistenza, nella libertà e nella gratuità. Ciò avviene in moltissime situazioni, al di fuori dei riflettori e dell’attenzione mediatica: figli che si prendono cura dei genitori anziani, genitori che con le loro risorse sostengono i figli in difficoltà a causa della crisi, sposi che resistono alle fatiche della vita di coppia. Tutto questo avviene già ora, nell’indifferenza dei mezzi della comunicazione, o addirittura nell’ostilità della cultura dominante.

Aprire gli occhi sul male
Nel Vangelo vediamo Giuseppe costretto a fuggire dalla strage minacciata da Erode. Da chi dobbiamo fuggire noi oggi? Il nuovo Erode non ha il volto di una persona, non compie stragi, non minaccia devastazioni, né è facile trovare un Egitto in cui fuggire. Certamente, come l’antico Erode, il nuovo Erode cerca il potere. Ma ha imparato a non perseguirlo in maniera grossolana e scoperta. Non cerca più di costringere gli individui: piuttosto li accoglie, attirandoli a sé, facendo in modo che siano essi stessi a gettarsi nelle sue braccia. Perciò promette successo, autorealizzazione, il piacere immediato, perfino aiuti alla famiglia. Il nuovo Erode non è l’economia, non è la pubblicità, non è la politica, non si identifica con le nuove tecnologie; ma se ne serve per sostituire la gratuità delle relazioni con il vincolo finanziario delle prestazioni. Il vecchio Erode era turbato dalla prospettiva che un altro potesse prendere il suo posto; il nuovo Erode, senza volto, senza sentimenti, ma astuto manipolatore dei sentimenti, teme che le persone possano trovare il loro posto. Che vivano relazioni durevoli, che siano capaci anche di soffrire. Perché allora sarebbero persone, non numeri fluttuanti, conteggiabili, sfruttabili.

Verso la pienezza dell’amore
Non serve combattere il nuovo Erode: egli ha imparato ad usare scudi umani, a rendersi plausibile nascondendosi dietro i bisogni delle persone, dietro la sofferenza di chi non può formare una famiglia, dietro la fragilità dei legami affettivi, dietro la fragilità delle persone. Ma tutto questo viene meno di fronte alla carità: la famiglia credente può accogliere e amare senza barriere ogni persona, anche nella sua fragilità. Possiamo difenderci dal nuovo Erode creando oasi di vera gratuità, di accoglienza reciproca, di carità viva, realizzata nella carne.
Perciò la semplice custodia dei propri cari, la semplice vita quotidiana di dialogo e di relazione, la semplice gioia di volersi bene è, nel mondo attuale, profezia e impegno, muta contestazione di un meccanismo disumano che tende ad affermarsi nel mondo.

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