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20 giugno 2018

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Reciprocità, nel sisma
come nella solidarietà

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Un dolore che «siamo chiamati ad alleviare con i mezzi in nostro possesso. Quanto ancora ci è possibile fare, tramite la Caritas e in collegamento con la Conferenza episcopale locale, lo faremo». Così il cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, aprendo lunedì 28 marzo i lavori del Consiglio Permanente, ha ricordato la devastante catastrofe che ha colpito il popolo giapponese, sottolineando anche che «ogni italiano avverte il Giappone vicinissimo oggi al proprio cuore».
Una vicinanza e una solidarietà che nel dolore si rafforza e diviene reciprocità. Come ad esempio nel caso della Caritas diocesana di L’Aquila che, a quasi due anni dal terremoto che ha colpito il suo territorio, ha promosso per domani, mercoledì 30 marzo 2011, una veglia di preghiera a Pile e sta raccogliendo fondi per il Giappone. Proprio come fece Caritas Giappone che, in occasione del sisma del 6 aprile, tramite la colletta di Caritas Italiana donò 62.400 euro.
Purtroppo permangono motivi di grande incertezza, soprattutto circa le conseguenze della crisi nucleare. Caritas Giappone – che coordina gli aiuti della rete ecclesiale – ha immediatamente offerto il suo aiuto nell’area di Sendai, dopo il terremoto e lo tsunami. Sono state distribuite coperte e cibo a chi ne aveva bisogno. È stato allestito un centro di coordinamento. Ma l’impegno maggiore sarà nel seguire da vicino le persone che hanno subito un trauma e nella fase successiva alla prima emergenza. «È il momento di rimboccarsi le maniche per lavorare uniti alla ricostruzione» ha detto padre Daisuke Narui, direttore di Caritas Giappone.
Una ricostruzione che non è solo materiale. «La gente sembra reagire bene, ci si incoraggia e ci si aiuta reciprocamente, ma lo shock è stato fortissimo e la paura resta». Yuko Akai, responsabile del gruppo di volontari che si occupano di assistenza psicologica, sottolinea anche che in certe zone sembrano convivere due mondi diversi: uno di completa distruzione e l’altro dove tutto sembra normale. Infine auspica che «le persone dagli altri continenti continuino a seguire quanto succede in Giappone, e che preghino per noi».
Un appello che Caritas Italiana rilancia in questa delicata fase, così come ha fatto sin dai primi momenti successivi al terremoto e allo tsunami che hanno colpito il Giappone, esprimendo immediatamente vicinanza, avviando una raccolta di fondi e mettendo a disposizione un primo contributo di centomila euro per le attività della Caritas locale.
 
29 marzo 2011

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