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18 agosto 2018

Sant'Elena
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Persone disabili,
quali percorsi di inclusione?

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“Vogliamo approfondire, cioè l’inclusione delle persone disabili nei percorsi parrocchiali di iniziazione cristiana”, consapevoli che “l’iniziazione cristiana è «l’esperienza fondamentale dell’educazione alla vita di fede», non una delle attività della comunità cristiana, ma quella che «qualifica l’esprimersi proprio della Chiesa nel suo essere inviata a generare alla fede e realizzare se stessa come madre»”.
Così si è espresso sabato 24 marzo don Guido Benzi, direttore dell’Ufficio Catechistico Nazionale, aprendo a Roma – presso il Campus Università Urbaniana (via Urbano VIII, 16) – una giornata di studio, organizzata dal Settore Catechesi delle persone disabili.
“Forse all’inizio ed al vertice di una dinamica di inclusione dei nostri fratelli e sorelle disabili nelle comunità non c’è una dinamica reciproca di riconoscimento – ha aggiunto – Cioè sentire che ognuno è un dono per l’altro, per come è e non per come vorremmo che fosse? L’inclusione, prima che una attenzione pastorale, è una necessità della comunità cristiana per essere veramente ciò che è”.
Nel suo intervento, suor Veronica Donatello, responsabile del Settore, si è chiesta “quale possibilità hanno le persone disabili di scoprire la propria particolare vocazione all’interno delle nostre comunità ecclesiali e di contribuire attivamente alla missione redentrice che il Signore Risorto ha affidato alla sua Chiesa”. Dopo aver riconosciuto “pregiudizi e incoerenze, lentezze e ritardi”, si è soffermata sul processo di Iniziazione Cristiana e, in particolare, sulle possibilità concrete che il credente disabile ha di incontrare il Signore nelle comunità parrocchiali.
“In questi anni le indicazione del Magistero e i contributi dell’UCN non sono mancati e notevoli passi avanti sono stati fatti, in linea con quanto avvenuto in ambito civile – ha aggiunto la religiosa –: si può dire che si è passati da secoli di invisibilità della persona con disabilità a un cammino di presa di coscienza e di maturazione della stessa persona disabile. Tuttavia, rimane per le nostre comunità parrocchiali, Associazioni e Movimenti, il grande rischio di non lasciarsi provocare fino in fondo da questi eventi, fino al punto di concretizzare una prassi pastorale più adeguata ad una nuova cultura della disabilità”.
Su questo tema si è soffermata Anne Herbinet, pedagogista e responsabile nazionale del Settore per la Catechesi ai disabili della Conferenza Episcopale Francese, la quale ha condiviso ai partecipanti l’esperienza che vive in Francia e i percorsi messi in atto.
Don Salvatore Soreca, in qualità di direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano di Benevento ha proposto, alla luce del documento sull’Iniziazione Cristiana alle persone disabili, una lettura dei percorsi effettuati, riconoscendo nella “categoria antropologica dell’incontro, come fermento di umanità, la chiave per intendere l’Iniziazione dei disabili in un’ottica di pastorale inclusiva”.
Infine, Ezio Aceti, psicologo infantile e della disabilità, ha aiutato a cogliere il vissuto affettivo dei ragazzi disabili, offrendo delle informazioni essenziali perché la metodologia catechetica tenga conto dei loro processi di maturazione.
24 marzo 2012

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