HomeLiturgia delle Ore
venerdì 12 Dicembre 2025

Ufficio delle letture

BEATA VERGINE MARIA DI GUADALUPE - Memoria facoltativa
Grandezza Testo A A A
V.
O Dio, vieni a salvarmi

R.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio
   e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
   nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.
Questa introduzione si omette quando si comincia l'Ufficio con l'Invitatorio.
INNO
    «Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’eterno consiglio,
    tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ’l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
    Nel ventre tuo si raccese l’amore
per lo cui caldo ne l’eterna pace
così è germinato questo fiore.
    Qui se’ a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra i mortali,
se’ di speranza fontana vivace.
    Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia ed a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz’ali.
    La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre.
    In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate».
Oppure:
Quem terra, pontus, æthera
colunt, adórant, prædicant
trinam regéntem máchinam,
claustrum Maríæ báiulat.
Cui luna, sol et ómnia
desérviunt per témpora,
perfúsa cæli grátia
gestant puéllæ víscera.
Beáta mater múnere,
cuius, supérnus ártifex,
mundum pugíllo cóntinens,
ventris sub arca clausus est.
Beáta cæli núntio,
fecúnda Sancto Spíritu,
desiderátus géntibus
cuius per alvum fusus est.
Iesu, tibi sit glória,
qui natus es de Vírgine,
cum Patre et almo Spíritu,
in sempitérna sæcula. Amen.
1 ant.
Non punirmi, Signore,
          nel tuo sdegno abbi pietà di me.
SALMO 37
Implorazione del peccatore in estremo pericolo

Egli non commise peccato... portò i nostri peccati sul suo corpo
sul legno della croce... dalle sue piaghe siamo stati guariti
(1 Pt 2, 22. 24. 25).

I    (2-5)
Signore, non castigarmi nel tuo sdegno, *
   non punirmi nella tua ira.
Le tue frecce mi hanno trafitto, *
   su di me è scesa la tua mano.
Per il tuo sdegno non c’è in me nulla di sano, *
   nulla è intatto nelle mie ossa per i miei peccati.
Le mie iniquità hanno superato il mio capo, *
   come carico pesante mi hanno oppresso.
1 ant.
Non punirmi, Signore,
          nel tuo sdegno abbi pietà di me.
2 ant.
Ogni mio desiderio
          è di fronte a te,
          o Signore
II    (6-13)
Putride e fetide sono le mie piaghe *
   a causa della mia stoltezza.
Sono curvo e accasciato, *
   triste mi aggiro tutto il giorno.
I miei fianchi sono torturati, *
   in me non c’è nulla di sano.
Afflitto e sfinito all’estremo, *
   ruggisco per il fremito del mio cuore.
Signore, davanti a te ogni mio desiderio *
   e il mio gemito a te non è nascosto.
Palpita il mio cuore, †
   la forza mi abbandona, *
   si spegne la luce dei miei occhi.
Amici e compagni
     si scostano dalle mie piaghe, *
   i miei vicini stanno a distanza.
Tende lacci chi attenta alla mia vita, †
   trama insidie chi cerca la mia rovina *
   e tutto il giorno medita inganni.
2 ant.
Ogni mio desiderio
          è di fronte a te,
          o Signore
3 ant.
A te confesso la mia colpa;
          non abbandonarmi, Dio, mia salvezza.
III    (14-23)
Io, come un sordo, non ascolto †
   e come un muto non apro la bocca; *
   sono come un uomo
     che non sente e non risponde.
In te spero, Signore; *
   tu mi risponderai, Signore Dio mio.
Ho detto: «Di me non godano,
     contro di me non si vantino *
   quando il mio piede vacilla».
Poiché io sto per cadere *
   e ho sempre dinanzi la mia pena.
Ecco, confesso la mia colpa, *
   sono in ansia per il mio peccato.
I miei nemici sono vivi e forti, *
   troppi mi odiano senza motivo,
mi pagano il bene col male, *
   mi accusano perché cerco il bene.
Non abbandonarmi, Signore, *
   Dio mio, da me non stare lontano;
accorri in mio aiuto, *
   Signore, mia salvezza.
3 ant.
A te confesso la mia colpa;
          non abbandonarmi, Dio, mia salvezza.
PRIMA LETTURA

Dal libro del profeta Isaia
27, 1-13
Il Signore coltiverà ancora la sua vigna:
rimuoverà il suo popolo e lo radunerà

In quel giorno, il Signore punirà
con la spada potente, grande e pesante,
il Leviatàn serpente guizzante,
il Leviatàn serpente tortuoso
e ucciderà il drago che sta nel mare.
In quel giorno si dirà:
«La vigna deliziosa: cantate di lei!».
Io, il Signore, ne sono il guardiano,
a ogni istante la irrigo;
per timore che venga danneggiata,
ne ho cura notte e giorno.
Io non sono in collera.
Vi fossero rovi e pruni,
io muoverei loro guerra,
li brucerei tutti insieme.
O, meglio, si stringa alla mia protezione,
faccia la pace con me,
con me faccia la pace!
Nei giorni futuri Giacobbe metterà radici,
Israele fiorirà e germoglierà,
riempirà il mondo di frutti.
Il Signore lo ha forse percosso
come i suoi percussori?
O lo ha ucciso come uccise i suoi uccisori?
Lo ha punito cacciandolo via, respingendolo,
lo ha rimosso con soffio impetuoso
come in un giorno di vento orientale.
Proprio così sarà espiata l’iniquità di Giacobbe
e questo sarà tutto il frutto della rimozione
del suo peccato:
mentre egli ridurrà tutte le pietre dell’altare
come pietre che si polverizzano per la calce;
non erigeranno più pali sacri
né altari per l’incenso.
La fortezza è divenuta desolata,
un luogo spopolato, abbandonato come un deserto;
vi pascola il vitello,
vi si sdraia e ne bruca gli arbusti.
I suoi rami seccandosi si spezzeranno;
le donne verranno ad accendervi il fuoco.
Certo, si tratta di un popolo privo di intelligenza;
per questo non ne avrà pietà chi lo ha creato,
né compassione chi lo ha fatto.
In quel giorno, dal corso dell’Eufrate al torrente d’Egitto,
il Signore batterà le spighe
e voi sarete raccolti uno a uno, Israeliti.
In quel giorno suonerà la grande tromba,
verranno gli sperduti in Assiria
e i dispersi in Egitto.
Essi si prostreranno al Signore
sul monte santo, in Gerusalemme.
 
RESPONSORIO                  Cfr. Mt 24, 31; Is 27, 13

R.
Il Signore manderà i suoi angeli, e al suono
potente della tromba raduneranno tutti i suoi eletti
*

dai quattro venti, da un estremo all’altro dei cieli.

V.
Verranno e si prostreranno al Signore sul monte
santo, in Gerusalemme,

R.
dai quattro venti, da un estremo all’altro dei cieli.
SECONDA LETTURA
Dal racconto, chiamato «Nican Mopohua [Qui si racconta]»
(sec. XVI, Archivio dell’Arcidiocesi di Città del Messico)
Io sono Santa Maria, la perfetta sempre Vergine
   Nell’anno 1531, nei primi giorni di dicembre, accadde che un indio povero e gentile, il cui nome, secondo la tradizione, era Juan Diego, abitante a Cuauhtitlán, ma dipendente dai religiosi di Tlatelolco per quanto riguarda la cura spirituale, un sabato, di mattina assai presto, stava recandosi a Tlatelolco per la preghiera e la catechesi. Quando giunse nei pressi del colle chiamato Tepeyac già albeggiava. Udì allora sul colle un canto. Quando il canto s’interruppe e si fece un profondo silenzio, sentì che dalla sommità del colle una voce lo chiamava: «Amatissimo Juan Diego!». Senza esitazione osò salire verso il luogo da cui proveniva la voce.
   Appena giunto sulla sommità del colle, vide una signora che stava lì in piedi e lo invitava ad avvicinarsi. Quando fu di fronte a Lei, restò molto colpito dal suo affascinante aspetto: il suo vestito risplendeva come il sole. In quel luogo la Vergine gli dichiarò la sua volontà. Gli disse «Sappi, figlio amatissimo, che io sono Santa Maria, la perfetta sempre Vergine, la Madre del verissimo Dio, dell’Autore della vita, che ha creato ogni cosa e nel quale tutte le cose sussistono, del Signore del cielo e della terra. Intensamente voglio, ardentemente desidero che in questo luogo mi venga edificato un tempio, dove io possa rivelarlo e dargli lode, donare il mio amore, la mia compassione, il mio aiuto, la mia protezione, perché, in verità, io sono la vostra Madre buona: tua, di tutti voi che abitate questa terra e di tutti quegli uomini che mi amano, mi cercano e mi invocano con devozione e fiducia. Qui ascolterò il loro pianto e i loro lamenti. Mi prenderò a cuore tutte le loro pene e porrò rimedio ad ogni loro dolore. E perché si possa realizzare il mio desiderio, recati al palazzo del vescovo a Città del Messico. Gli dirai che io ti mando per rivelargli che voglio che mi sia edificata qui una casa, che mi sia costruito in questa valle un tempio».
   Entrato in città, si diresse subito al palazzo del vescovo. Il suo nome era Juan de Zumárraga, dell’ordine di san Francesco. Quando il vescovo ebbe ascoltato Juan Diego, mostrando di non credergli per niente, gli disse: «Figlio mio, torna un’altra volta e ti ascolterò. Rifletterò bene su cosa sia opportuno fare della tua volontà e del tuo desiderio».
   Un altro giorno Juan Diego, vide la Regina scendere dal colle da dove lo stava guardando. Ella gli venne incontro presso il colle, lo trattenne e disse: «Ascolta, figlio mio, non temere e non si turbi il tuo cuore e non preoccuparti né dell’infermità di tuo zio, né di qualsiasi altra difficoltà. Non sono forse io qui la tua Madre? Non stai forse sotto la mia ombra e la mia protezione? Non sono forse io la tua fonte di vita e di gioia? Non sei forse nel mio grembo, tra le mie braccia? Cos’altro di più ti è dunque necessario? Niente deve affliggerti e turbarti. Sali – disse – figlio amatissimo, sulla cima del colle, dove mi hai visto e dove ti ho parlato. Lì troverai una grande varietà di fiori. Tagliali e raccoglili, poi scendi e portali alla mia presenza».
   Juan Diego scese quindi di corsa e portò alla Regina del Cielo i fiori che aveva raccolto. Quando li vide, ella li prese nelle sue mani venerabili; poi li ripose nel mantello di Juan Diego dicendogli: «Figlio amatissimo, questi fiori costituiscono il segno che tu devi portare al vescovo. Tu sei mio fedele messaggero, a te affido questo compito. Ti comando con molto rigore di aprire il tuo mantello unicamente alla presenza del vescovo, solo a lui mostrerai ciò che porti. Gli racconterai che ti ho ordinato di salire sulla sommità del colle per tagliare fiori e gli riferirai tutto ciò che hai visto e ammirato, affinché creda e si decida ad edificare il tempio che desidero».
   Appena la Regina del Cielo ebbe finito di parlare, Juan Diego si mise di nuovo in cammino sulla strada che porta a Città del Messico. Procedeva contento perché era sicuro che questa volta ogni cosa sarebbe andata bene. Giunto alla presenza del vescovo si prostrò e raccontò quanto aveva visto e il motivo per il quale era stato inviato a lui. Gli disse: «Signore, ho eseguito quanto mi hai ordinato. Sono andato a dire alla mia Signora, Regina del Cielo, Santa Maria Madre di Dio, che chiedevi un segno per potermi credere e dare il via alla costruzione del tempio nel luogo indicato dalla Vergine stessa. E le ho detto anche che ti avevo dato la mia parola di venirti a portare un qualche segno della sua volontà. Ella ha accolto benevolmente il tuo desiderio e la tua richiesta, purché sia rispettata e realizzata anche la sua volontà. Ed oggi, di buon mattino, mi ha nuovamente inviato presso di te».
   Accorse allora l’intera città: tutti vedevano la venerabile immagine, si meravigliavano, l’ammiravano come opera divina, pregavano. Quel giorno lo zio di Juan Diego disse infine che la celeste Signora gli aveva fatto conoscere il titolo con cui la venerata Immagine avrebbe dovuto essere invocata: «Santa Maria sempre Vergine di Guadalupe».
 
RESPONSORIO                                                         Cf Ap 12, 1
R/.
Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole,
con la luna sotto i suoi piedi;
*
e, sul suo capo una corona di dodici stelle.

V/.
Gioiscano gli angeli, esultino gli arcangeli nella Vergine Maria.

R/.
E, sul suo capo una corona di dodici stelle.
ORAZIONE
   O Dio, Padre di misericordia, che hai affidato il tuo popolo alla materna protezione della santissima Madre del tuo Figlio, fa’ che tutti coloro che invocano la beata Vergine di Guadalupe ricerchino con fede più ardente il progresso dei popoli sulla via della giustizia e della pace. Per il nostro Signore.
       Benediciamo il Signore.

       R.
Rendiamo grazie a Dio.

Memoria facoltativa

BEATA VERGINE MARIA DI GUADALUPE - Memoria facoltativa