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Con la fiducia
di Giuseppe

ragazzo
“Radicati e fondatisaldi: tre qualità che emergono soprattutto quando l’uomo è messo alla prova. Tutti (o quasi!) sanno reggersi in piedi, quando tutto va bene; è nella prova, invece, che si vacilla ed emerge di che ‘pasta’ siamo fatti”. In questo modo, mons. Busti, vescovo di Mantova, inizia la sua catechesi ai giovani, riferendosi a Giuseppe di Nazareth come esempio di un uomo che visse saldo nella fede e la cui vita fu radicata e fondata in Dio. “Giuseppe rappresenta per noi – precisa il Catechista – un esempio di questa capacità di discernimento e di questo ascolto coraggioso della voce di Dio. Giuseppe deve riconoscere qual è il suo posto nella vita e nel grande progetto di Dio e imparare a starci”.
Il Vescovo parte da questo esempio per arrivare ad affermare che “assumere il proprio posto nella vita, cioè corrispondere alla propria vocazione, è una sfida faticosa, che domanda, a voi come a Giuseppe, coraggio e capacità di esporsi, rinunciando alle proprie sicurezze, per giungere a una vera e duratura realizzazione di sé”. Un cammino che il Catechista ammette essere travagliato e faticoso ma il cui esito è “il compimento della propria personalità, non la frustrazione: è l’accettazione del sacrificio come componente necessario e fruttuoso: il Signore mi chiama a diventare veramente me stesso”.
Mons. Busti sottolinea come il Signore sia intervenuto al fianco di Giuseppe, aiutandolo a comprendere la grande novità che invadeva la sua vita. Così il Vescovo incoraggia i ragazzi affermando che Dio c’insegna a fidarci di lui senza paura e ad avere il persino il coraggio di credere all’impossibile. Inoltre, il Catechista ricorda che ciascuno di noi come cristiano è chiamato ad accettare “di occupare un posto scomodo nella vita, assumendoci le responsabilità di cristiani fidanzati, marito e moglie, genitori, cittadini, perché no, magari anche da consacrati.” Inoltre, al Monsignore preme sottolineare ai ragazzi che il Signore guida “ad accogliere il suo figlio Gesù come Yeoshua, il Dio che salva, che mi salva dai miei peccati, dal male che ho dentro e da cui talvolta mi sembra impossibile liberarmi”. Così il Catechista esorta i giovani a pensare a Gesù come un amico fedele: “se ti fidi di lui, alla fine, scoprirai che in quei pesi della vita così difficili da accogliere, in quelle domande cui saresti tentato di non dare risposta, in quelle circostanze apparentemente così sterili e infeconde, le Scritture continuano a compiersi anche per te”.
18 agosto 2011

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