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13 dicembre 2017

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Più della guerra la pace chiede coraggio

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Tutte le comunità ecclesiali domenica 8 giugno si sono unite in preghiera nell’invocazione per la pace in Terra Santa, in Medio Oriente e in tutto il mondo, accompagnando l’incontro di Papa Francesco e dei Presidenti Shimon Peres e Mahmoud Abbas nei Giardini Vaticani, a cui ha partecipato anche il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I.
“Per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra”, ha detto il Papa, aggiungendo che “le nostre forze da sole non bastano: non rinunciamo alle nostre responsabilità, ma invochiamo Dio come atto di suprema responsabilità”.
“Signori Presidenti – ha detto – il mondo è un’eredità che abbiamo ricevuto dai nostri antenati, ma è anche un prestito dei nostri figli: figli che sono stanchi e sfiniti dai conflitti e desiderosi di raggiungere l’alba della pace; figli che ci chiedono di abbattere i muri dell’inimicizia e di percorrere la strada del dialogo e della pace perché l’amore e l’amicizia trionfino.
“Molti, troppi di questi figli sono caduti vittime innocenti della guerra e della violenza, piante strappate nel pieno rigoglio. E’ nostro dovere far sì che il loro sacrificio non sia vano”.
Papa Francesco ha anche ricordato che “per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra. Ci vuole coraggio per dire sì all’incontro e no allo scontro; sì al dialogo e no alla violenza; sì al negoziato e no alle ostilità; sì al rispetto dei patti e no alle provocazioni; sì alla sincerità e no alla doppiezza. Per tutto questo ci vuole coraggio, grande forza d’animo”.
Nel contempo, il Papa ha anche riconosciuto che “la storia ci insegna che le nostre sole forze non bastano. Più di una volta siamo stati vicini alla pace, ma il maligno, con diversi mezzi, è riuscito a impedirla. Per questo siamo qui, perché sappiamo e crediamo che abbiamo bisogno dell’aiuto di Dio. Non rinunciamo alle nostre responsabilità, ma invochiamo Dio come atto di suprema responsabilità, di fronte alle nostre coscienze e di fronte ai nostri popoli”.
Di qui la preghiera del Santo Padre, prima degli interventi di Shimon Peres e di Mahmoud Abbas: Signore, aiutaci Tu! Donaci Tu la pace, insegnaci Tu la pace, guidaci Tu verso la pace. Apri i nostri occhi e i nostri cuori e donaci il coraggio di dire: “mai più la guerra!”; “con la guerra tutto è distrutto!”. E, ancora: “Tieni accesa in noi la fiamma della speranza per compiere con paziente perseveranza scelte di dialogo e di riconciliazione, perché vinca finalmente la pace. E che dal cuore di ogni uomo siano bandite queste parole: divisione, odio, guerra!”. Per concludere, infine: “Signore, disarma la lingua e le mani, rinnova i cuori e le menti, perché la parola che ci fa incontrare sia sempre «fratello», e lo stile della nostra vita diventi: shalom, pace, salam! Amen”.
I due Presidenti, insieme al Santo Padre e al Patriarca Bartolomeo I, hanno quindi piantato un albero di ulivo, quale imperituro segno del comune desiderio di pace fra il popolo Palestinese e il popolo Israeliano.

08 giugno 2014

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