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19 settembre 2018

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Unità d'Italia,
storia senza disabili?

prima
“Siamo all’indomani della festa del 150° dell’Unità d’Italia: sarebbe bello se nascesse qui l’idea di costruire una storia d’Italia vista sotto il profilo della presenza delle persone disabili nel tessuto sociale, civile, religioso ed anche politico, intellettuale ed amministrativo. Credo che questo arricchirebbe tantissimo le pagine della nostra storia patria”.
Con questa salutare provocazione, venerdì 18 marzo don Guido Benzi, direttore dell’Ufficio Catechistico Nazionale della CEI, ha introdotto ad Osimo il Convegno nazionale su Catechesi e Disabilità, dedicato a “Il contributo e la presenza delle persone con disabilità nella comunità cristiana”.
Quando venti anni fa è stato istituito il Settore per la catechesi dei disabili – ha aggiunto don Benzi – si trattava di dire una parola autorevole sulla recezione dei sacramenti della Iniziazione cristiana da parte delle persone con disabilità; oggi, pur senza perdere quell’attenzione, si tratta di dire, senza retoriche buoniste, come la presenza delle persone con disabilità arricchisce e rende più vera la comunità cristiana”.
La stessa scelta di Osimo quale sede del Convegno è significativa della volontà di lanciare un ponte ideale verso il Congresso Eucaristico Nazionale (3-11 settembre 2011), come ha evidenziato la presenza di mons. Edoardo Menichelli, vescovo di Ancona-Osimo.
Vittorio Scelzo, collaboratore dell’UNC del Settore Catechesi ai disabili e coordinatore del Convegno, ha ribadito la necessità di “far emergere la voce, spesso inascoltata, dei disabili gravi, specie di coloro che hanno disabilità intellettiva”, nei confronti dei quali sussiste “un pregiudizio cognitivo molto diffuso”. Scelzo ha richiamato l’attenzione anche sul mondo dei disabili adulti, ricordando che “esiste ancora, purtroppo, una generazione di persone con disabilità a cui non è stato comunicato il Vangelo e non sono stati impartiti i sacramenti dell’iniziazione cristiana”.
Anche per dare un segno di inversione di tendenza, mons. Menichelli domenica 20 marzo conferirà la cresima nella cattedrale di Osimo a sei disabili.
E’ toccato invece a mons. Lucio Soravito De Franceschi, vescovo di Adria-Rovigo e Segretario della Commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi, introdurre gli Orientamenti pastorali dei vescovi italiani per il decennio 2010-2020. Alle radici della scelta educativa – ha spiegato – c’è il prendersi cura delle persone, quale uno dei compiti fondamentali della Chiesa, che forma le persone al gusto dell’autentica bellezza della vita: “Il senso e la bellezza della vita consistono nel camminare verso la pienezza dell’uomo nuovo, che rende capace la persona di donarsi per amore”. In particolare, ha aggiunto prima di entrare nella presentazione dei 5 capitoli del documento, “lo specifico contributo della visione cristiana dell’educazione consiste nella “speranza affidabile” che deriva dalla risurrezione di Cristo e che ci dà la possibilità di testimoniare la nostra fiducia nell’uomo, nella sua vita, nella sua capacità di amare”.
Il direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della sanità, don Andrea Manto, ha invitato a valorizzare “il bisogno di vita che c’è in ogni persona, tanto nel disabile quanto nel cosiddetto normale”. Anzi, ha spiegato, proprio la disabilità aiuta a mettere in crisi tanti falsi miti sociali, volti a premiare chi è giovane, bello e sano. Si tratta, ha concluso, di recuperare un nuovo concetto di salute e di costruire comunità sananti, nelle quali ci si educa alla speranza.
In serata hanno preso volto e parola alcune realtà di coinvolgimento di persone con disabilità sul territorio marchigiano. Introdotte da Rosina Giuseppetti, dell’Ufficio Catechistico di Ancona (“Sono 5.395 i bambini con disabilità nelle Marche, ma nelle nostre comunità parrocchiali, salvo rare eccezioni, non sono presenti”), sono state presente le esperienze della Lega del Filo d’Oro (nata dalla richiesta di alcuni genitori che chiedevano i sacramenti per i loro figli), di un papà (“Non basta la famiglia, è necessaria una comunità che accoglie e che diventa compagnia per tutta la famiglia”) e della Comunità di Capodarco (“Siamo tutti diversamente abili” ha detto don Vinicio Albanesi , che ha invitato a guardare ai miracoli del Vangelo, dove la cura dell’anima non è mai disgiunta da quella del corpo).
19 marzo 2011

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