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24 giugno 2018

Natività di san Giovanni Battista
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Una casa sicura
pure nelle intemperie

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«Chi siete venuti a cercare?», questa è la domanda, sempre attuale, che rivolse ai giovani il Beato Giovanni Paolo II durante la serata di apertura della Giornata Mondiale della Gioventù nel Giubileo del 2000; questo stesso interrogativo è stato riproposto da Mauro Parmeggiani, vescovo di Tivoli, durante il secondo incontro di catechesi madrilena. Radicati e fondati in Cristo e saldi nella fede, sono le tematiche portanti di questi incontri di riflessione. I giovani sono il segno della speranza, ma l’epoca postmoderna, dove sembra più facile adattarsi al male che al bene, è purtroppo portatrice di una grave secolarizzazione che, secondo il Vescovo, fa perdere il senso di progettualità, di quel desiderio di costruire il futuro su solide basi. Quest’epoca sembra essere contrassegnata dalla perdita di libertà, da quella «apatia spirituale» dove ogni cosa perde di senso e non appassiona più. Parmeggiani ha ricordato la parabola di Matteo della casa sulla roccia, ferma e ben solida anche sotto le intemperie, testimone della stabilità della fede. Questa roccia sulla quale porre le basi della nostra esperienza é Gesù, il centro della fede, la pietra solida sulla quale i credenti possono fondare la propria esistenza in maniera stabile e completa. Ieri, come oggi, «siamo venuti a cercare Gesù», ed anche se il nostro amore è «tenue, incostante, timido [e] pauroso rispetto al Suo» il Vescovo ha messo in risalto il fatto che è Lui che ci conduce, e a noi, spetta «solo il compito di affidarci». L’esortazione è quella di rimanere «radicati in Cristo» e per questo motivo durante l’incontro il Catechista ha voluto soffermarsi su chi sia stato Gesù durante la sua vita. Egli «è Colui che ha il potere di rifare la nostra umanità deformata, di portare l’uomo alla sua realizzazione piena e più vera», il solo che ci può rendere effettivamente uomini. Gesù si rivolge all’uomo indemoniato e lo richiama ad essere se stesso, ebbene, Parmeggiani si chiede se l’uomo del Vangelo non assomigli a quello di oggi. Gesù, «tramite la sua parola, può liberare l’uomo indemoniato di ieri e di oggi». Per questo motivo siamo chiamati a radicarci in Lui che, con la sua risurrezione, ci ha liberato anche dalla morte, aprendo «prospettive di vita». Un altro tema trattato è stato proprio quello della risurrezione che, secondo il vescovo, non è un «semplice ritornare di Gesù», né tantomeno uno spirito o un’esperienza mistica; la sua risurrezione «è quasi come una specie di radicale salto di qualità», il suo corpo trasformato «diviene anche il luogo in cui gli uomini entrano nella comunione con Dio e tra loro e così possono vivere definitivamente nella pienezza della vita indistruttibile».
L’invito di Parmeggiani è quello di «vigilare», di aprirci al bene, alla verità e a Dio. In questo modo Gesù «si fa incontrare» e «con questa adesione del cuore nella fede piena a Cristo allora noi saremo radicati su qualcosa di veramente solido in mezzo a un mondo e a una cultura dove tutto pare essere come se Dio non esistesse».
18 agosto 2011

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