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24 giugno 2018

Natività di san Giovanni Battista
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Si cercano credenti,
esperti in umanità

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“Un Progetto è sempre concreto. Parte dalle risorse che abbiamo a disposizione e ci proietta nel futuro. Ci mette davanti a qualcosa che non vediamo ancora ma che, in qualche modo, già fa parte di ciascuno di noi perché è dentro il nostro cuore ed i nostri desideri.  Se poi il nostro progetto viene steso a quattro mani con Dio, allora il risultato è assicurato!”
Così mons. Nico Dal Molin, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per la pastorale delle vocazioni, ha aperto venerdì 3 gennaio a Roma (Domus Pacis, Torre Rossa Park Hotel, via di Torre Rossa 94) il Convegno nazionale sul tema “Progetta con Dio… Abita il futuro. Le vocazioni segno della Speranza fondata sulla Fede”, in corso fino a sabato 5 gennaio.
Dal Molin ha articolato il suo intervento sul messaggio del Papa per la 50ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni 2013, laddove Benedetto XVI indica nella “comunione di vita con Gesù il «luogo» privilegiato dove sperimentare la speranza e dove la vita sarà libera e piena”.
“È importante ricordare – ha aggiunto il direttore – che la capacità di scelta affonda le sue radici in un rapporto sereno e affettuoso con Dio: si tratta di sentire la sua presenza “vicina a noi”, al nostro cammino quotidiano, e di vivere con essa una relazione profonda e permanente”.
Da questo incontro che insegna a decentrarsi – ossia “smetterla una buona volta di  prenderci sempre troppo sul serio, di pensare solo a noi stessi, alla nostra salute, al nostro corpo, alle nostre cose da fare” – nasce la logica del “dono di sé”  e, quindi, “il coraggio di mettersi in gioco” secondo moduli “non part-time”.
Decisivo – ha ricordato ancora Dal Molin, richiamando la seconda dimensione del tema del Convegno – è la capacità di “vivere con la speranza nel cuore, e non solo con lo sguardo volto sempre all’indietro alla ricerca nostalgica di un tempo che non c’è e che comunque difficilmente può essere considerato migliore di quello che siamo chiamati a vivere”.
E, rivolgendosi ai direttori e ai membri delle equipe vocazionali diocesane, ha aggiunto: “Non stiamo cercando superuomini o superdonne. Cerchiamo persone capaci di esprimere la loro profonda umanità e di abbandonarsi con fiducia al loro Signore”.
Con il direttore, venerdì sono intervenuti  mons. Leonardo D’Ascenzo, Aiutante di studio Ufficio Nazionale per la pastorale delle vocazioni,e mons. Francesco Lambiasi, vescovo di Rimini e presidente della Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata. Nei tre giorni di lavoro seguiranno diverse altre relazioni, tra cui quelle di don Brendan Leahy, teologo della Pontificia università irlandese di Maynooth; mons. Mario Delpini, vicario generale di Milano; mons. Donal Mc Keown, vescovo ausiliare di Belfast e delegato per la pastorale delle vocazioni in Irlanda; Nuria Calduch Benages, biblista e docente di Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico; Annachiara Valle, direttrice della rivista “Madre”. Sabato mattina, alle 9, concluderà mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti.
03 gennaio 2013

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