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Se la Chiesa è una casa giovane

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Oltre due milioni i giovani che nella notte hanno vegliato insieme a Papa Francesco sul Lungomare di Copacabana. Edificare la Chiesa “non come una piccola cappella che può contenere solo un gruppetto di persone”, ma “così grande da poter accogliere l’intera umanità”: questa la consegna del Santo Padre, che ha esortato i ragazzi a essere “terreno buono, cristiani non part-time, non inamidati, di facciata, ma autentici”, “atleti di Cristo”, pronti ad affrontare senza paura tutte le spiegazioni.

Domenica 28 il Papa presiede la S. Messa conclusiva della Gmg: diretta streaming alle 15.
Sul palco di Copacabana si costruisce una Chiesa. Le diverse parti dell’edificio vengono portate da alcuni giovani. Il Papa ascolta le testimonianze, scruta come man mano cambia la scenografia. “Guardando questo palco, si vede che esso ha la forma di una chiesa costruita con pietre, con mattoni. Nella Chiesa di Gesù siamo noi le pietre vive, e Gesù ci chiede di costruire la sua Chiesa”, spiega Francesco agli oltre due milioni di giovani che lo ascoltano, riuniti sul litorale della celebre spiaggia simbolo di Rio. Quello che Gesù chiede, ha ricordato, è di edificare la Chiesa “non come una piccola cappella che può contenere solo un gruppetto di persone”, ma “così grande da poter accogliere l’intera umanità”. “Dice a me, a te, a ciascuno: ‘andate e fate discepoli tutti i popoli’”, ha sottolineato il Pontefice. Questa sera, ha aggiunto, “rispondiamogli: Sì, anch’io voglio essere una pietra viva; insieme vogliamo edificare la Chiesa di Gesù”. “Nel vostro cuore c’è il desiderio di costruire un mondo migliore”, ha osservato il Pontefice. E “ai tanti giovani che in tante parti del mondo sono usciti per le strade per esprimere il desiderio di una civiltà più giusta e fraterna”, ha ricordato le parole di Madre Teresa di Calcutta che, quando le chiesero che cosa doveva cambiare nella Chiesa, rispose: “tu ed io”.
“Anche oggi il Signore continua ad avere bisogno di voi giovani per la sua Chiesa. Anche oggi chiama ciascuno di voi a seguirlo nella sua Chiesa e ad essere missionari”, ha osservato Francesco che ha esortato i ragazzi “ad essere terreno buono, cristiani non part-time, non inamidati, di facciata, ma autentici”. “Gesù ci chiede di seguirlo per tutta la vita, ci chiede di essere suoi discepoli, di giocare nella sua squadra”, ha poi aggiunto facendo leva sul calcio, passione diffusa in Brasile e comune in tanti Paesi. Gesù, ha scandito il Papa, “ci offre qualcosa di superiore della Coppa del Mondo. Ci offre la possibilità di una vita feconda e felice e ci offre anche un futuro con Lui che non avrà fine, la vita eterna”. “Ci chiede di allenarci – ha ripreso – per essere in forma, per affrontare senza paura tutte le situazioni della vita, testimoniando la nostra fede”. “Cari giovani, siate veri atleti di Cristo”, è stato l’invito. Accolto dall’oceano umano che lambiva quello naturale con un caloroso applauso. E con cori da stadio.
28 luglio 2013

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