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VI domenica di Pasqua

Dal Sussidio CEI - Quaresima 2016, a cura dell'Ufficio Liturgico Nazionale

Nella pienezza della gioia pasquale,
l'umanità esulta su tutta la terra,
e con l'assemblea degli angeli e dei santi
 canta l'inno della tua gloria
(Prefazio pasquale I-V)
 
Siamo ormai protesi verso la pienezza del tempo pasquale, che trova nella celebrazione della Pentecoste il suo pieno compimento poiché, come ci ricorda il Vangelo: «Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». (Gv 14,26). Lo Spirito guida la Chiesa, finché sarà riempita della «gloria» di Dio e «illuminata» dalla luce trasfigurante dell’Agnello (seconda lettura).
Ogni domenica, la comunità cristiana è invitata a pregustare la pienezza della vita risorta, partecipando al banchetto eucaristico. Il canto del Sanctus, che unisce la Chiesa celeste con quella pellegrina sulla terra, ce ne fa memoria ogni domenica poiché, come sottolinea la Costituzione conciliare, «insieme con tutte le schiere delle milizie celesti cantiamo al Signore l’inno di gloria; ricordando con venerazione i santi, speriamo di aver parte con essi; aspettiamo, come Salvatore, il Signore nostro Gesù Cristo» (SC 8). Il canto del Sanctus deriva dal testo di Is 6,3 ed Ez 3,12 e costituisce un ampliamento della preghiera di rendimento di grazie del Prefazio. Tutta la Chiesa, quella radunata in assemblea e quella celeste, si uniscono per formare un solo coro, per lodare e ringraziare il Signore per le meraviglie da lui compiute.
 
Abitualmente, le comunità cristiane cantano il Santo nelle domeniche e nelle feste. Questo dato è certamente positivo e incoraggiante; tuttavia, il più delle volte, l’assemblea non riesce a cogliere l’unità della Preghiera eucaristica. Il canto irrompe in modo piuttosto brusco, sovente a causa di una recita un po’ “fiacca” del testo del Prefazio o, al contrario, per una eccessiva “esuberanza” del coro e dell’assemblea. Per favorire la piena partecipazione occorre ritrovare una certa sintonia tra l’intervento presidenziale e quello del coro e dell’assemblea. L’ideale, oggi purtroppo dimenticato, è l’esecuzione in canto del Prefazio, che condurrebbe naturalmente al canto dell’inno; tuttavia, una buona recita può, opportunamente, sostituire il canto.
 
Negli Atti degli Apostoli si attesta che la comunità di Gerusalemme era perseverante e concorde nella preghiera insieme con Maria, la Madre di Gesù (cf At 1,12-14). Il Tempo di Pasqua comprende gran parte o l’intero mese di maggio, dedicato, dalla pietà popolare, alla Beata Vergine Maria. Diventa occasione per esprimere la gioia della Vergine di Nazaret per la vittoria del Figlio sulla morte. Per questo, si suggerisce di rivalutare la proposta fatta dalla Congregazione per il culto divino con la Lettera circolare del 3 aprile 1987 «Orientamenti e proposte per la celebrazione dell’anno mariano» (n. 21), ove si dice che, al termine della celebrazione eucaristica, dopo il congedo, si può inserire l’invocazione finale alla Beata Vergine Maria con l’antifona Regina caeli, oppure un altro canto che celebri insieme la risurrezione di Cristo e la gioia della Madre del Risorto.

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