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IV domenica di Pasqua

Dal Sussidio CEI - Quaresima 2016, a cura dell'Ufficio Liturgico Nazionale

«Io sono il buon pastore,
conosco le mie pecore,
e le mie pecore conoscono me
»
Gv 10,14
(Ant. di comunione)

La quarta domenica del Tempo pasquale, detta del Buon Pastore, orienta il nostro sguardo verso Gesù, il buon pastore, che ha dato la vita per le sue pecore e che per il suo gregge è andato incontro alla morte (ant. alla Comunione). La seconda lettura, infatti, richiama l’immagine dell’Agnello vittorioso che stando «in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita» (Ap 7,17). Ogni celebrazione eucaristica ci invita a seguire il buon pastore e, presso l’altare di Dio, partecipare al suo mistero di amore. Questo mistero di fede viene particolarmente sottolineato dall’acclamazione della Preghiera Eucaristica.

Ogni domenica, al termine del racconto dell’istituzione, l’assemblea eucaristica è invitata a cantare: «Mistero della fede», a cui fa seguito l’acclamazione: «Ogni volta che mangiamo di questo pane e beviamo a questo calice, annunciamo la tua morte Signore, nell’attesa della tua venuta», oppure: «Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta», oppure: «Tu ci hai redenti con la tua croce e la tua risurrezione: salvaci, o salvatore del mondo». Nel momento in cui la Chiesa vive la gioia della presenza di Dio nel mistero eucaristico, è nello stesso tempo invitata a orientare lo sguardo verso il giorno del suo ritorno: «nell’attesa del tua venuta».

Il mistero della fede proclamato con gioia, è il pensiero di Dio, fino ad ora rimasto nascosto, ma ora definitivamente svelato e rivelato dalla luce della morte e risurrezione di Cristo (cf. Ef 3,5ss; Rm 16,25-27).
Il senso di questa acclamazione, che domanderebbe per sua natura d’essere eseguita in canto, esorta la comunità cristiana ad acclamare con fede ciò che nel rito si è compiuto e ad attendere con speranza la sua piena realizzazione.
Così infatti esplicitano le parole dell’anamnesi: «Celebrando il memoriale del tuo Figlio, morto per la nostra salvezza, gloriosamente risorto e asceso al cielo, nell’attesa della tua venuta ti offriamo … questo sacrificio vivo e santo» (Preghiera eucaristica III). Il tempo della Chiesa, di Pasqua in Pasqua, percorre i sentieri della storia, per giungere al pieno compimento del progetto di salvezza: il giorno in cui tutte le cose saranno ricapitolate in Cristo, quelle del cielo e quelle della terra (cf. Col 1,16ss.).

In questa alternanza di presenza e attesa, di pregustazione e compimento si svolge il cammino della Chiesa: essa cammina per i sentieri della storia, confortata dalla presenza del Signore Gesù, ma nello stesso tempo vive nell’attesa del compimento, quando anche noi saremo finalmente dove Lui è, alla destra del Padre. E così, mentre ci è data la gioia di gustare i divini misteri, Dio suscita in noi il desiderio della patria eterna, dove ha innalzato l’uomo accanto a sé nella gloria. L’eucaristia è così conforto e desiderio, gioia e speranza. La liturgia ritma il tempo dell’attesa e ogni domenica invita a sollevare lo sguardo per celebrare il mistero della Pasqua e contemplare la speranza a cui siamo chiamati.

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