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III domenica di Pasqua

Dal Sussidio CEI - Quaresima 2016, a cura dell'Ufficio Liturgico Nazionale

Per mezzo di lui rinascono a vita nuova i figli della luce
e si aprono ai credenti le porte del regno dei cieli.
(Prefazio pasquale II)

 
In questa terza domenica di Pasqua la comunità cristiana è invitata a prendere consapevolezza di essere la comunità del Risorto, il popolo che Egli ama, per cui ha donato la sua vita e che Egli continuamente chiama alla comunione con sé. Per questo, potrebbe essere significativo salutare l’assemblea con la settima formula del Messale Romano ispirata alla prima lettera di Pietro «Fratelli, eletti secondo la prescienza di Dio Padre mediante la santificazione dello Spirito per obbedire a Gesù Cristo e per essere aspersi dal suo sangue, grazia e pace in abbondanza a tutti voi (cf. 1Pt 1, 1-2)».
Inoltre, una particolare attenzione potrebbe essere rivolta al canto d’ingresso. Esso ha la funzione di aprire il cuore ad accogliere la presenza del Signore, ad unire le voci e così gustare «com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme!» (Sal 133/132, 1), e, infine ad dischiudersi alla novità del Vangelo che sempre spalanca orizzonti di speranza e di rinnovamento. Così il Messale Romano sottolinea la funzione del Canto d’ingresso: «La funzione propria di questo canto è quella di dare inizio alla celebrazione, favorire l’unione dei fedeli riuniti, introdurre il loro spirito nel mistero del tempo liturgico o della festività, e accompagnare la processione del sacerdote e dei ministri» (OGMR 47)
 
Per sottolineare la continuità con la Veglia di Pasqua, suggeriamo in tutte le domeniche del Tempo di Pasqua di sostituire l’atto penitenziale con il Rito dell’aspersione dell’acqua benedetta. Il Messale Romano prevede la possibilità di celebrare questo rito ogni domenica dell’anno, tuttavia, per il suo riferimento battesimale, ha un suo particolare rilievo in questo tempo forte. Nell’appendice del Messale troviamo due formulari propri per le domeniche di Pasqua. Ricordiamo che l’aspersione sostituisce l’atto penitenziale e il Kyrie eleison; al termine della formula dell’assoluzione (Messale Romano, pag. 1034), dunque, si canta l’inno del Gloria.
Per il rito di aspersione il Messale Romano propone tre antifone a scelta per il Tempo pasquale: sarebbe opportuno scegliere un canto che si ispiri a tali testi. Nel Repertorio nazionale troviamo alcuni canti adatti per il rito dell’aspersione con l’acqua (RN 161-162).
Infine, oltre alla possibilità di professare la fede secondo il formulario del Credo apostolico, eventualmente anche in canto (RN 18), si potrebbe utilizzare la forma interrogativa del rito battesimale.
 
In queste domeniche di Pasqua, invitiamo a valorizzare alcuni segni propri della liturgia, in particolare, la proclamazione della Parola di Dio. Nelle comunità dove vi è un Evangeliario, questo potrebbe essere portato solennemente nella processione d’ingresso e posto sull’altare e, successivamente, nel momento della proclamazione del Vangelo, giungere processionalmente all’ambone, accompagnato da un gioioso e prolungato canto alleluiatico. Il canto al Vangelo di questa domenica, infatti, potrebbe opportunamente riprendere alcuni versetti propri del Vangelo del giorno.
Anche al termine della proclamazione del Vangelo, il diacono o il presbitero potrebbe ostendere il libro dei Vangeli e così invitare l’assemblea a riconoscere la presenza del Signore Gesù nella proclamazione liturgica della Parola.

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