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II domenica dopo Natale

Dal Sussidio CEI - Avvento-Natale 2015, a cura dell'Ufficio Liturgico Nazionale

Siracide 24,1-4.8-12: «La sapienza fa il proprio elogio: “io sono uscita dalla bocca dell’Altissimo e ho ricoperto come nube la terra”».
La sapienza creatrice abita Israele. La stessa misericordia divina che permette al mondo di esistere, costituisce un popolo che permette al mondo di imparare a riconoscerla.
 
Salmo 147: «Manda sulla terra il suo messaggio: la sua parola corre veloce».
Tutta la terra è percorsa dalla parola divina. Tutta la creazione è già riempita della sua presenza, anche se in Israele si manifesta in modo speciale.
 
Efesini 1,3-6.15-18: «In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo».
Una polarità attraversa tutte le letture: sullo sfondo l’azione creatrice di Dio, che dà origine a tutte le cose; in primo piano l’elezione in Cristo, che riguarda Israele, Gerusalemme, la Chiesa, noi che oggi celebriamo lo stesso mistero, e gli uomini di ogni tempo e luogo.
 
Giovanni 1,1-18: “Tutto è stato fatto per mezzo di lui”.
L’incarnazione completa, ma non annulla, l’opera creatrice di Dio.
 
Gli ambiti della misericordia: il creato
Un singolare contrasto, una linea di tensione comune  attraversa i testi biblici proposti nella seconda domenica dopo Natale: il rapporto tra la grandezza dell’azione creatrice e la peculiarità dell’elezione di Israele, di Cristo, dei credenti ai quali è stato dato “potere di diventare figli di Dio”.
 
Ci si compiace addirittura di mettere in luce l’asimmetria: «Il creatore dell’universo mi diede un ordine… “Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele”» (Sir 24,8). Una sproporzione voluta si può riscontrare tra l’enormità dell’universo e la “tenda” che viene fissata in mezzo al piccolo popolo di Israele; la stessa sproporzione presente nella seconda lettura, quando si fa rilevare ai credenti che proprio loro sono stati «scelti prima della creazione del mondo» (Ef 1,4). Lo stesso avviene nel Prologo di Giovanni: «il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto… a quanti però l’hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio» (cf. Gv 1,10-12). Di per sé non appare logico ammettere un rapporto tra la grandezza del cosmo e la piccolezza della creatura umana. Ciò valeva già per le conoscenze del mondo antico, vale ancor più ora che conosciamo in maniera più approfondita la struttura dell’universo: ci rendiamo conto di essere piccolissime entità nella sterminata misura delle galassie.
 
La sapienza creatrice prende dimora in Israele
Possiamo dunque leggere come una vera e propria provocazione l’affermazione della prima lettura: la sapienza creatrice ha preso dimora in Israele. Una spontanea obiezione veniva dai sapienti del tempo (il Siracide è stato scritto in età ellenistica, quando la cultura greca si diffonde in tutto il mediterraneo e diviene internazionale): come è possibile ammettere che l’Assoluto, il Dio Altissimo, scelga di abitare in mezzo al più piccolo dei popoli? La stessa obiezione, riformulata in termini più generali, viene anche dalla scienza attuale: come è possibile, nella vastità dell’universo, che l’uomo possa essere considerato una creatura privilegiata, oggetto di un particolare favore da parte di Dio?
 
Annuncio di misericordia
Proprio qui sta la forza dell’annuncio della misericordia, un vero e proprio scandalo, che non è indispensabile attenuare. La Rivelazione biblica consiste proprio in questo: la grandezza di Dio che si china sulla fragilità e piccolezza della creatura umana. E tra tutte le creature umane Dio non sceglie quelle che, nel loro orgoglio, possono considerarsi le più eccelse. Dio sceglie i più piccoli, i poveri, coloro che non possono vantare nessun merito di fronte a lui. Il creato è dunque l’ambito necessario della misericordia: lo sfondo infinito su cui risalta l’azione particolarissima con cui Dio ci elegge, ci ama, ci conduce all’amicizia con sé. Ciò che ad una considerazione strettamente razionalistica appare una contraddizione insormontabile, alimenta la preghiera e la lode: e si può esclamare, come nella lettera agli Efesini “Benedetto sia Dio…ci ha scelti prima della creazione del mondo”. Stavolta, destinatari dell’elezione sono tutti i popoli, non solo Israele. Tutti possono sentirsi coinvolti nell’evento di grazia.
 
Stupore e rispetto
Un profondo stupore si accende in noi di fronte al progetto divino. Le letture invitano a custodire e alimentare questo sentimento di meraviglia quasi infantile. La liturgia ci guida a restare nella lode incessante. La creazione non è sacra: ma è il giardino in cui fiorisce per noi il fiore splendido della grazia misericordiosa di Dio. Non siamo autorizzati a devastare il giardino solo perché siamo oggetto del suo amore. Non siamo neppure autorizzati a impadronirci del giardino, escludendo altri, creando nuovi privilegi, approfittando di una temporanea superiorità economica o tecnologica. Dio non ha creato il mondo perché diventasse il campo di battaglia tra le fazioni dell’umanità: purtroppo è accaduto così; purtroppo accadrà ancora, con tutta probabilità. Ma i credenti non possono aderire a un simile modo di stare nel mondo: essi seguono il loro Maestro, che viene nel mondo come un bimbo, accettando ogni regola dello sviluppo creaturale, e che crescendo impara a vedere in ogni cosa creata una voce che parla dell’amore del Padre e dell’arrivo del suo Regno.
 
A immagine del Verbo incarnato
Da Gesù impariamo dunque il modo più umano di stare dentro il mondo creato da Dio. Facendosi «carne», come dice il prologo di Giovanni (1,14), e venendo ad «abitare in mezzo a noi» Gesù accetta di vivere in una condizione limitata, che viene assunta in ogni sua dimensione. Tutto il nostro sforzo tecnologico consiste invece nel tentativo continuo di superare i limiti, di abbattere le barriere. Il prezzo da pagare è alto: devastazione e distruzione nei confronti delle realtà create, ingiustizia e iniquità nei confronti delle altre creature umane. Perché un solo  uomo - o un gruppo di uomini - possa superare i suoi limiti, è necessario che altri - almeno di fatto - siano resi schiavi. Gesù non viene a superare i limiti creaturali: li accetta pienamente, si sottopone ad essi. Ci dice così che il vero problema non è andare più forte, produrre di più, guadagnare di più: è ritrovare la «grazia e la verità», è ritrovare il volto del Padre, è ricostruire relazioni fraterne.
 
Le vie verso l’umanità nuova: abitare
Stando accanto a Gesù, che ci ha dato “il potere di diventare figli di Dio”, saremo molto più consapevoli, ma al tempo stesso più cauti, nel nostro modo di abitare il creato. Ci rendiamo conto innanzitutto che tutto è un dono, fragile e prezioso. Avvertiamo poi di essere in una casa comune: il mondo oramai globalizzato è davvero di tutti. Ci può essere posto per tutti; ma è chiaro che in tal caso non è possibile che pochi si accaparrino tutte le risorse, non per usarle, ma per bloccarle e sfruttarle solo in parte. Se abitiamo il mondo come Gesù, non possiamo accettare lo spreco, diverrà indispensabile aprirsi alla condivisione, ad un uso moderato ed equilibrato delle risorse. Stando accanto a Gesù, Verbo incarnato, divenuto nostro fratello, riapprendiamo la sapienza basilare del vivere.

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