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II domenica di Pasqua
o della divina Misericordia

Dal Sussidio CEI - Quaresima 2016, a cura dell'Ufficio Liturgico Nazionale

Come bambini appena nati
bramate il puro latte spirituale
(Ant. ingresso)

  
In questa II domenica di Pasqua la parola del Vangelo mostra tutta la sua potenza e la sua forza. Essa corre nel mondo e ovunque guarisce, converte, risana e consola. La parola di Dio opera prodigi e miracoli (Prima lettura), è voce potente (Seconda lettura), è invito alla fede (Vangelo). Nella liturgia, infatti, la parola di Dio è viva ed efficace, continuamente convoca e chiama ciascuno all’ascolto e alla conversione. Come ci ricorda l’Ordinamento Generale delle Letture della Messa: «La parola di Dio, costantemente annunziata nella liturgia, è sempre viva ed efficace per la potenza dello Spirito Santo, e manifesta quell’amore operante del Padre che giammai cessa di operare verso tutti gli uomini» (n. 4).

Nella domenica in cui il Vangelo ci propone la figura di Tommaso e la sua professione di fede in Cristo Risorto suggeriamo, oltre alla possibilità di professare la fede secondo il formulario del Credo apostolico, eventualmente in canto (vedi RN 18), anche la forma interrogativa del rito battesimale. La professione di fede potrebbe essere introdotta da una semplice monizione che richiami il testo evangelico.

Monizione:
Come Tommaso, incredulo, chiediamo al Signore la forza di professare la nostra fede in Lui, morto e risorto per noi e acclamiamo:

Ritornello in canto:
Si suggerisce «Credo, Signore. Amen!» (La famiglia cristiana nella casa del Padre = CdP 292) oppure «Credo, Signore: accresci la mia fede!» (CdP 293).
 
- Credete in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra? Rit.
- Credete in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, che nacque da Maria Vergine, morì e fu sepolto, è risuscitato dai morti e siede alla destra del Padre? Rit.
- Credete nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna? Rit.
 
Infine, per volere di san Giovanni Paolo II, la II domenica di Pasqua viene dedicata alla “Divina Misericordia”. Nel contesto del Giubileo straordinario voluto da papa Francesco, ricordandone il motto «Misericordiosi come il Padre», siamo invitati non solo a contemplare la misericordia di Dio, ma anche a riscoprire quelle “opere di misericordia” «per risvegliare la nostra coscienza spesso assopita davanti al dramma della povertà e per entrare sempre di più nel cuore del Vangelo, dove i poveri sono i privilegiati della misericordia divina… Riscopriamo le opere di misericordia corporale: dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire gli ignudi, accogliere i forestieri, assistere gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti» (Misericordiae vultus, 15).
 
A questo proposito si potrebbe  sottolineare il ruolo dei Ministri straordinari della Comunione, come particolare dono della carità di Cristo. Questo ministero straordinario richiama il significato di un servizio liturgico intimamente connesso con la carità e destinato soprattutto ai malati e alle assemblee numerose. Come afferma il Rito di istituzione, «il servizio dei ministri straordinari che reca il duplice dono della Parola e della Comunione eucaristica, se preparato e continuato nel dialogo di amicizia e di fraternità, diventa chiara testimonianza della delicata attenzione di Cristo che ha preso su di sé le nostre infermità e i nostri dolori» (CEI, Istituzione dei Ministri straordinari della Comunione, Premesse, n. 2). È sempre raccomandabile che essi portino la comunione ai malati e infermi al termine della celebrazione eucaristica domenicale, per rendere partecipi, dell’unico pane, coloro che ne sono impossibilitati. Per l’intero Tempo di Pasqua, anche là dove già non lo si compie ogni domenica, al termine dei riti di comunione e dopo il tempo di silenzio, essi possono essere invitati ad avvicinarsi all’altare, e così ricevere la teca con il pane eucaristico da portare ai malati.

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