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Rifugiati, un piano
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Al termine dell’incontro dell’ 11 giugno  2012, la CEMi (Commissione Episcopale per le Migrazioni) ha voluto ricordare con un messaggio i terremotati delle diocesi a cavallo tra l’Emilia, la Lombardia e il Veneto. Di seguito il testo.
 
1. Domenica 10 giugno in tutte le nostre parrocchie italiane, come anche nelle Missioni cattoliche italiane all’estero (Germania, Scandinavia, Svizzera…), si è pregato per le persone e le famiglie terremotate e si è espresso nella colletta un gesto di solidarietà e condivisione. Il terremoto, che continua con le sue scosse, oltre che generare distruzione e morte, continua a rendere insicure la terra e le persone che la abitano. In questo triangolo lombardo-emiliano e veneto, in particolare nelle diocesi di Carpi, Modena, Reggio Emilia, Mantova, Rovigo, Ferrara e Bologna, in questi anni sono arrivati e risiedono numerose famiglie e persone immigrate. Nelle province di Modena, Ferrara e Reggio Emilia sono presenti circa 190.000 dei 500.000 immigrati regolari residenti in Emilia Romagna, con un’incidenza sulla popolazione che a Modena e a Carpi è già vicina al 13%; anche a Mantova gli immigrati sono il 13% della popolazione e sono oltre 53.000; a Rovigo gli immigrati sono quasi 20.000. Il terremoto che ha colpito la popolazione non ha risparmiato gli immigrati e le loro famiglie nelle campagne dove lavorano numerosi, nelle aziende, nelle famiglie: anche tra loro contiamo i morti, i feriti, i numerosi sfollati, i disoccupati. Anche a loro, lontani dal proprio Paese e spesso anche dai propri familiari, va la nostra solidarietà e vicinanza. Numerosi sacerdoti immigrati al servizio delle comunità etniche hanno dimostrato impegno e vicinanza alle persone colpite; alcune famiglie hanno fatto rientrare in patria, in questi mesi di incertezza, la propria famiglia. Anche gli immigrati stanno dimostrando un amore a questa terra ospitale e vivono il dramma, ma anche la speranza della ricostruzione. Per tutti i terremotati e tra di essi per gli immigrati e le loro famiglie va il ricordo orante e la solidarietà dei vescovi della CEMi.
 
2. Il 20 giugno si celebra nel mondo la Giornata Mondiale del Rifugiato. L’Italia ha vissuto lo scorso anno il drammatico esodo dal Nord Africa, che ha coinvolto, però, persone di diversi altri Paesi africani e asiatici. L’esperienza ha dimostrato la necessità di un piano europeo, oltre che nazionale, che garantisca l’esigibilità del diritto d’asilo, ma anche l’organicità di un’accoglienza che si trasformi in una forma di protezione internazionale. L’Italia da Paese di passaggio per i rifugiati – che per tanti anni la Migrantes ha gestito con il Centro romano di Via delle Zoccolette – si è trasformato in Paese anche di residenza dei richiedenti asilo e rifugiati (oltre 50.000). Per questa ragione, la tutela dei richiedenti asilo e rifugiati non può essere legata alla provvisorietà dei proventi dell’8 per mille destinati dai cittadini allo Stato o alle risorse della Protezione civile nell’emergenza, ma deve prevedere un fondo strutturale che valorizzi anche, e in maniera sussidiaria, la rete dei servizi che il mondo ecclesiale, associativo, cooperativo e del volontariato ha creato in questi anni. Senza un piano, ogni sbarco rischia di diventare un’emergenza e non aiutare l’opinione pubblica a leggere correttamente un fenomeno, quello dei richiedenti asilo, generato da 23 guerre in atto nel mondo e dalle molte persecuzioni politiche e religiose che coinvolgono ancora purtroppo oltre il 70% della popolazione mondiale: in Mali come nel Sudan e in Nigeria, come dimostrano i fatti drammatici di questi giorni.
La Migrantes, rinnovata nel suo Statuto dai Vescovi italiani, è chiamata ad essere in ogni regione e diocesi un luogo in cui la mobilità e le migrazioni, con le persone e famiglie diverse coinvolte (oltre gli immigrati e i rifugiati, gli emigrati, la gente dello spettacolo viaggiante, i rom e i sinti), siano riconosciuti come luoghi su cui ripensare la città e la comunità cristiana, le politiche e la pastorale.
12 giugno 2012

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