
“In questo nostro tempo, vediamo ancora troppa discordia, troppe ferite causate dall’odio, dalla violenza, dai pregiudizi, dalla paura del diverso, da un paradigma economico che sfrutta le risorse della Terra ed emargina i più poveri. E noi vogliamo essere, dentro questa pasta, un piccolo lievito di unità, di comunione, di fraternità”. Con queste parole Papa Leone XIV nell’Omelia per l’inizio del suo ministero il 18 maggio 2025, ha indicato una strada per la Chiesa: camminare insieme, accanto ai più fragili, valorizzando le energie presenti nei territori e costruendo reti capaci di generare speranza là dove i bisogni sono più grandi.
È il filo rosso che accomuna molte delle iniziative sostenute in tutto il mondo dalla solidarietà della Chiesa italiana grazie ai fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica. Nella riunione del 16 e 17 luglio il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha messo a disposizione quasi 11 milioni di euro (10.995.819). Complessivamente sono stati 67 i progetti approvati: 32 in Africa (€ 5.344.801), 19 in Asia (€ 3.167.167), 12 in America Latina (€ 2.094.078), 2 in Medio Oriente (€ 90.531), 1 in Europa (€ 268.000), 1 in Oceania (€ 31.242).
Progetti diversi per contesto e destinatari, ma uniti dalla convinzione che nessuno si salva da solo e che il cambiamento nasce dall’incontro tra competenze, comunità e responsabilità condivise.
In Kenya, il progetto “Sharing Paths and Practices” sceglie di investire non in nuove attività sul campo, ma nella valorizzazione delle esperienze maturate da organizzazioni già impegnate nell’ambito della mobilità umana e dell’inclusione delle persone con disabilità. Una decina di organizzazioni non governative saranno accompagnate in un percorso di conoscenza reciproca, confronto metodologico e sistematizzazione delle buone pratiche, fino alla realizzazione di un vademecum condiviso. L’obiettivo è trasformare un patrimonio disperso di competenze in una rete stabile di apprendimento e collaborazione, capace di migliorare la qualità degli interventi futuri e di mettere a disposizione della Chiesa strumenti replicabili in altri contesti.
In Tripura, nel nord-est dell’India, la Diocesi di Agartala affronta una delle fragilità più insidiose che colpiscono adolescenti e giovani: la dipendenza da alcol, tabacco e sostanze stupefacenti. Il progetto coinvolgerà dieci scuole, oltre 3.000 ragazzi, insegnanti, famiglie e comunità locali in un percorso di prevenzione che unisce formazione, sviluppo delle life skills, educazione tra pari, attività sportive e culturali, accompagnamento psicosociale e sostegno alle situazioni più vulnerabili. La risposta non è affidata a un singolo servizio, ma alla costruzione di una comunità educante capace di riconoscere precocemente il disagio e di accompagnare i giovani verso scelte di vita sane e responsabili.
Sempre in India, nello Stato dell’Uttar Pradesh, il progetto “Inclusive Horizons”, promosso dall’Agra Bishop’s Council, mette al centro bambini, giovani e adulti con disabilità, spesso tra gli ultimi degli ultimi. Attraverso campagne di sensibilizzazione, screening precoci, riabilitazione, terapie specialistiche, formazione di operatori, sostegno alle famiglie e percorsi di inclusione sociale ed economica, l’iniziativa raggiungerà oltre 2.200 beneficiari diretti. Particolare attenzione viene riservata all’identificazione precoce delle disabilità e alla costruzione di percorsi personalizzati che restituiscano dignità, diritti e opportunità a persone frequentemente escluse dall’accesso ai servizi essenziali. Lo racconta anche una madre coinvolta nel progetto: “Per anni mia figlia è rimasta chiusa in casa perché nessuno sapeva come aiutarla. Grazie agli screening, alle terapie e al sostegno ricevuto, oggi frequenta la scuola e ha iniziato a relazionarsi con gli altri bambini. Non è cambiata solo la sua vita: è cambiato il modo in cui tutta la comunità guarda alla disabilità”.
Tre progetti, un unico approccio: partire dai bisogni reali delle persone più fragili e costruire alleanze tra soggetti diversi. È la logica evocata da Papa Leone XIV quando invita la Chiesa a essere un “piccolo lievito” nella società. Proprio i contesti di maggiore vulnerabilità, dove troviamo i più poveri tra i poveri, ci ricordano una verità spesso dimenticata: non tutti i bisogni possono essere affrontati con criteri di sostenibilità economica o di autosufficienza. L’accompagnamento delle persone con disabilità, la prevenzione delle dipendenze tra i giovani, il sostegno ai migranti e alle comunità più fragili richiedono risorse, tempo e una solidarietà che va oltre il beneficio immediatamente misurabile. Per questo tali interventi vivono grazie a una corresponsabilità più ampia, che coinvolge comunità ecclesiali, istituzioni, benefattori e cittadini. È questa rete di fraternità a rendere possibile ciò che da soli i più poveri non potrebbero sostenere. La Chiesa continua così a camminare accanto agli ultimi, seminando relazioni, fiducia e opportunità. Come il granello di senape del Vangelo, anche piccoli interventi possono generare frutti inattesi quando sono sostenuti da una solidarietà condivisa e duratura.