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19 giugno 2018

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Quell'azione ecclesiale
che umanizza il sociale

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Si svolge da venerdì 4 a domenica 6 marzo a Roma la Conferenza europea delle Commissioni nazionali di Giustizia e Pace. All’incontro sono presenti 35 Paesi: la Chiesa italiana è rappresentata da mons. Angelo Casile, direttore dell’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro: “Come Commissione della CEI – spiega – l’impegno attuale è soprattutto quello di contribuire a far conoscere il documento Per una Chiesa solidale, dove si ravvisa la necessità di riprendere il discorso su Chiesa italiana e Mezzogiorno nell’ottica di un Paese che cresce in ogni sua parte e insieme. Avvertiamo come la soluzione dei vari problemi legati a situazioni di ingiustizia, criminalità, usura, sfruttamento lavorativo e degrado ambientale, richieda da parte nostra un maggiore impegno educativo”.
L’incontro annuale della Conferenza europea è finalizzato anche alla promozione di iniziative unitarie: “Quest’anno ci si concentrerà in particolare sul tema dell’immigrazione – aggiunge il Direttore – con segni concreti, espressione della volontà di affermare la dignità di ogni persona, che non può mai essere ridotta a semplice forza lavoro”.
Mons. Mario Toso, Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, nella sua relazione ha ripercorso la storia, l’organizzazione e le priorità di tale organismo.
“La natura ecclesiale e pastorale del Pontificio Consiglio e delle Commissioni – ha detto il Vescovo – comanda che le varie questioni sociali, economiche e politiche, che sono al centro della loro specifica azione, siano da considerarsi parte dell’azione della Chiesa, momenti di evangelizzazione e di umanizzazione del sociale”.
A tale riguardo mons. Toso ha evidenziato la necessità di porre particolare attenzione alla realtà della politica, invitando a “un impegno adeguato di riflessione sulla decadenza morale e istituzionale della vita democratica dei nostri Paesi per offrirle un nuovo pensiero e una nuova progettualità, anche sul piano della partecipazione per vincere forme populistiche” e per “poter ovviare al basso profilo di tanti rappresentanti” attraverso “una sistematica dedizione nella formazione di nuove élites politiche e, conseguentemente, di nuovi presbiteri, come ha sollecitato più volte lo stesso Benedetto XVI”.
Di qui la sottolineatura: “Se il Pontificio Consiglio e le Commissioni sono strumenti importanti e necessari, non ne deve conseguire un impegno organizzativo ed economico più intenso, rispetto all’attuale? Non ci si può lamentare che il mondo si allontana dalla Chiesa e addirittura la combatte quando di fatto i soggetti, l’azione e gli strumenti dell’evangelizzazione del sociale sono impari alle urgenze e incapaci di incidere sulla realtà”.
Mentre la Chiesa universale si prepara a celebrare il 50° anniversario della Mater e Magistra – la grande enciclica del beato Giovanni XXIII – con un Convegno internazionale che si svolgerà a Roma dal 16 al 18 maggio prossimo, la priorità – rilanciata da mons. Toso – rimane quella di “approfondire, diffondere e sperimentare il Compendio e la Caritas in veritate, anche sollecitando la nascita di Istituti o Centri di Dottrina Sociale della Chiesa e la costituzione di reti tra di essi per scambio di informazioni e di esperienze”.
In tale prospettiva, si è espresso anche l’ultimo Consiglio Episcopale Permanente della CEI (Ancona, 24-27 gennaio 2011), laddove i Vescovi si sono confrontati sulle scuole e le esperienze di formazione socio-politica di ispirazione cattolica e sulle prospettive di un loro sviluppo.
 
05 marzo 2011

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