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Nordafrica, l'esodo
chiede occhi di fede

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I vescovi della CEMi (Commissione episcopale italiana per le migrazioni), al termine del loro incontro del 12 marzo, hanno voluto ricordare, a un anno di distanza, il cammino di speranza che ha portato, attraverso la rivoluzione che ha investito il Nord Africa, oltre 62.000 persone a sbarcare in Italia nel 2011, 52.000 dei quali avendo come primo approdo l’isola di Lampedusa. A un anno di distanza, non sono meno presenti alla nostra memoria le immagini di quei numerosi barconi carichi di uomini, donne e bambini, i numerosi cadaveri nella stiva di un barcone o trascinati dalle onde del mare sulla costa. Così come non possiamo dimenticare la solidarietà, la generosità di tanti volontari, il lavoro di tanti marittimi, l’accoglienza di Lampedusa e di molte parrocchie e diocesi italiane, unite a momenti di insofferenza e di paura. Lampedusa è stata un ‘segno di contraddizione’ di un’ Italia e di un’ Europa che da una parte ha una ricchezza straordinaria di cultura, una profonda consapevolezza dei diritti, una ricca tradizione cristiana e che, in questa circostanza, ha rischiato di rinchiudersi, di respingere, di ricusare, di sollevare paure anzichè accompagnare nuove e disperate storie di persone e famiglie. Le contraddizioni di Lampedusa sono, talvolta, le contraddizioni delle nostre comunità cristiane, incerte nella lettura di un fenomeno che sempre più cresce e investe i luoghi quotidiani della nostra vita, quale è la mobilità delle persone: dal Sud al Nord dell’Italia, dall’Est all’Ovest dell’Europa, dal Sud al Nord del mondo. Leggere in questi numeri dell’immigrazione che crescono non solo un dato statistico nuovo, ma un nuovo Esodo di persone che cercano pace, reclamano diritti, fuggono dalla fame e dalla sete, fratelli in cammino, significa interpretare la storia con gli occhi della fede e costruire le nostre comunità come case, tende in cui ognuno possa trovare ospitalità. Il rinnovato statuto della Migrantes, che il Consiglio permanente del 23-26 gennaio scorso ha approvato, vuole ridare a questo organismo, che compie quest’anno 25 anni di vita, un ruolo importante a livello nazionale, regionale e diocesano per aiutare a leggere un fenomeno, qual è quello della mobilità e in esso della fragilità e della minoranza. E’ una mobilità che oggi coinvolge soprattutto persone e famiglie immigrate e rifugiate nel nostro Paese da 198 Paesi del mondo, gli emigranti italiani, ancora oltre 4 milioni nel mondo, sempre più giovani e donne, la gente dello spettacolo viaggiante, che chiedono attenzione alla comunità civile e cristiana nel breve tempo del loro passaggio, le minoranze rom e sinte, che nel contesto italiano ed europeo sono una storica presenza non riconosciuta come popolo. Di tutte queste persone e famiglie, di questi popoli in cammino la Migrantes è chiamata ad aiutare le Chiese locali a conoscere la storia e la cultura, a considerare l’esperienza cristiana come valore aggiunto nelle nostre parrocchie e comunità o unità pastorali, a tutelare i diritti e a promuovere la cittadinanza, a costruire percorsi di dialogo ecumenico e religioso nel quotidiano. La storia migratoria attuale del nostro Paese, la collocazione dell’Italia al centro del Mediterraneo, la fa ancora essere un luogo importante di evangelizzazione e di promozione umana.
13 marzo 2012

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