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24 giugno 2018

Natività di san Giovanni Battista
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Nei solchi
della cultura odierna

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“Il mondo ha ancora sete di senso, di giusto, di bello, di vero…”. La sete. Una metafora vincente quella che usa mons. Parmeggiani, Vescovo di Tivoli, in questa calda estate madrilena. Una metafora certamente azzeccata, che aiuta i giovani assetati a capire ciò che vince ogni arsura. Con una conclusione imperativa che certamente, ed immediatamente disseta: “Occorre riproporre il Vangelo”.
I giovani d’oggi, spiega il Prelato, sono immersi in un mondo che propone molte sfide e che offre molte soluzioni a buon mercato, molti modi per dar soddisfazione a ciò che secca la gola.
Mons. Parmeggiani descrive sei fattori che tracciano il quadro del nostro mondo: il primo è la secolarizzazione, ossia un mondo “che ha perso la capacità di ascoltare e comprendere la parola evangelica come un messaggio vivo e vivificante”, e “ che si presenta oggi, nelle nostre culture, attraverso l’immagine positiva della liberazione, della possibilità di immaginare la vita del mondo e dell’umanità senza riferimento alla trascendenza”.
Il secondo fattore è “il grande fenomeno migratorio” che “di per sé, se avessimo radici forti non sarebbe un male”, afferma il Vescovo, ma “l’esito culturale di questi processi è il crearsi di un clima di estrema fluidità e «liquidità» dentro il quale c’è sempre meno spazio per le grandi tradizioni, comprese quelle religiose”.
Vi è quindi lo sviluppo dei mezzi di comunicazione sociale che, ai tanti benefici, affiancano anche “un grande egocentrismo che ci porta a concentrarci solo sui bisogni nostri ed individuali”,così, analizza il Catechista, “si perde il valore dell’esperienza, della riflessione, del pensiero che spesso diventa soltanto l’affermazione del proprio sentire”.
Un altro fattore è il divario economico, le disuguaglianze “nell’accesso e nella distribuzione delle risorse, come anche nel danno del creato”.
“Il quinto elemento è costituito poi dalla ricerca scientifica e tecnologica”, prosegue il Vescovo, “la scienza e la tecnologia corrono il rischio di diventare i nuovi idoli del presente”.
L’ultimo elemento è quello politico. Con il mondo islamico o asiatico, “ricchi di potenzialità ma anche pieni di rischi e di nuove ed impensate tentazioni di dominio e di potere”.
E’ “in questa nuova realtà mondiale nella quale viviamo” che “occorre nuovamente seminare il Vangelo”.
Conosce i giovani, mons. Parmeggiani, e affronta la questione con esempi concreti. “Dopo una serata a fare uno schiuma-party, o a fumare canne, o a bere birra, rimane nel vostro cuore giovane il desiderio di verità, gioia, felicità, che tutte queste cose non vi danno e avete le energie per reagire”.
“Occorre dunque por mano ad un’opera di evangelizzazione”, afferma, “anzi di nuova evangelizzazione senza paura di essere impreparati” perché non “dobbiamo rifare qualcosa che è stato fatto male o non è funzionato”, spiega, ma “«nuova» nel suo ardore, nei suoi metodi, nelle sue espressioni”. Bisogna “incontrare le culture, a studiarle, a conoscerle per poi, ad esse, annunciare il Vangelo di Cristo salvatore dell’uomo ieri, oggi e sempre”.
La Chiesa infatti “non si rassegna, non si rinchiude in se stessa ma vuole rispondere lanciando una operazione di rivitalizzazione del proprio corpo, mettendo al centro la figura di Gesù Cristo, o meglio ancora: la persona di Gesù Cristo”.
Parla di “cortile dei gentili”, mons. Parmeggiani, citando Papa Benedetto XVI: “La Chiesa deve sempre più impegnarsi ad aprire una sorta di «cortile dei gentili» dove gli uomini possano in qualche maniera agganciarsi a Dio”. La cosa fondamentale, avverte il Catechista, è “intessere rapporti personali”, annunciare “il Vangelo di Gesù Cristo, la buona notizia che è Lui; notizia della quale San Paolo non si vergogna così come non dobbiamo vergognarci noi”.
E per essere testimoni credibili di Cristo bisogna “puntare alla santità”, che “parte proprio dal riconoscere che Dio ha detto un sì incondizionato d’amore alla nostra esistenza”. L’amore di Dio, infatti “è per tutti uguale e ha un unico nemico: l’autosufficienza che dipende dal modo in cui ci collochiamo di fronte a Dio”.
19 agosto 2011

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