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Settimane Sociali

Memoria e promessa nel cammino delle generazioni

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La famiglia – frutto “dell’unità nella differenza tra uomo e donna e della sua fecondità” e “bene per tutti” – rimane “il primo e principale soggetto costruttore della società e di un’economia a misura d’uomo”. Come tale dunque “merita di essere fattivamente sostenuta”. Lo ricorda Papa Francesco nel Messaggio inviato alla 47° Settimana Sociale dei cattolici italiani, auspicando che l’evento che si è aperto giovedì 12 a Torino aiuti a mettere in evidenza “il legame che unisce il bene comune alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, la di là di pregiudizi e ideologie”. La famiglia, infatti, spiega il Papa, è “ben più che un tema: è vita, è tessuto quotidiano, è cammino di generazioni che si trasmettono la fede insieme con l’amore e con i valori morali fondamentali, è solidarietà concreta, fatica, pazienza, e anche progetto, speranza, futuro”. Ma, ammonisce, “speranza e futuro presuppongono memoria”. “La memoria dei nostri anziani – osserva – è il sostegno per andare avanti nel cammino. Il futuro della società, e in concreto della società italiana, è radicato negli anziani e nei giovani: questi perché hanno la forza e l’età per portare avanti la storia; quelli perché sono la memoria viva”. Nel suo Messaggio, Papa Francesco torna infatti a ribadire che “un popolo che non si prende cura degli anziani e dei bambini e dei giovani non ha futuro perché maltratta la memoria e la promessa”.

Queste riflessioni, precisa il Papa, non interessano “solamente i credenti, ma tutte le persone di buona volontà, tutti coloro che hanno a cuore il bene comune del Paese”. Perché la famiglia “è scuola privilegiata di generosità, di condivisione, di responsabilità, scuola che educa a superare una certa mentalità individualistica che si è fatta strada nelle nostre società”. Ecco dunque che “sostenere e promuovere le famiglie, valorizzandone il ruolo fondamentale e centrale, è operare per uno sviluppo equo e solidale”. “Non possiamo ignorare – afferma il Pontefice – la sofferenza di tante famiglie, dovuta alla mancanza di lavoro, al problema della casa, all’impossibilità pratica di attuare liberamente le proprie scelte educative”. E neppure “la sofferenza dovuta ai conflitti interni alle famiglie stesse, ai fallimenti dell’esperienza coniugale e familiare, alla violenza che purtroppo si annida e fa danni anche all’interno delle nostre case”. “A tutti – conclude Papa Francesco – dobbiamo e vogliamo essere particolarmente vicini, con rispetto e con vero senso di fraternità e di solidarietà”.
12 Settembre 2013

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