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sabato 27 Febbraio 2021

Ufficio delle letture

SABATO - I SETTIMANA DI QUARESIMA - I SETTIMANA DEL SALTERIO
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V.
O Dio, vieni a salvarmi

R.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio
   e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
   nei secoli dei secoli. Amen.
Questa introduzione si omette quando si comincia l'Ufficio con l'Invitatorio.
INNO
Protési alla gioia pasquale,
sulle orme di Cristo Signore
seguiamo l’austero cammino
della santa Quaresima.
​La legge e i profeti annunziarono
dei quaranta giorni il mistero;
Gesù consacrò nel deserto
questo tempo di grazia.
Sia parca e frugale la mensa,
sia sobria la lingua ed il cuore;
fratelli, è tempo di ascoltare
la voce dello Spirito.
​Forti nella fede vigiliamo
contro le insidie del nemico:
ai servi fedeli è promessa
la corona di gloria.
Sia lode al Padre onnipotente,
al Figlio Gesù redentore,
allo Spirito Santo Amore
nei secoli dei secoli. Amen.
​Oppure:
Nell’Ufficio domenicale:
Ex more docti mystico
servémus abstinéntiam,
deno diérum círculo
ducto quater notíssimo.
Lex et prophétæ prímitus
hanc prætulérunt, póstmodum
Christus sacrávit, ómnium
rex atque factor témporum.
​Utámur ergo párcius
verbis, cibis et pótibus,
somno, iocis et árctius
perstémus in custódia.
​Vitémus autem péssima
quæ súbruunt mentes vagas,
nullúmque demus cállido
hosti locum tyránnidis.
Præsta, beáta Trínitas,
concéde, simplex Unitas,
ut fructuósa sint tuis
hæc parcitátis múnera. Amen.
​Nell’Ufficio feriale:
Nunc tempus acceptábile
fulget datum divínitus,
ut sanet orbem lánguidum
medéla parsimóniæ.
​Christi decóro lúmine
dies salútis émicat,
dum corda culpis sáucia
refórmat abstinéntia.
Hanc mente nos et córpore,
Deus, tenére pérfice,
ut appetámus próspero
perénne pascha tránsitu.
​Te rerum univérsitas,
clemens, adóret, Trínitas,
et nos novi per véniam
novum canámus cánticum. Amen.
1 ant.
Cantate e celebrate il Signore,
          meditate tutti i suoi prodigi. 
SALMO 104   Dio è fedele alle sue promesse
Essi sono Israeliti e possiedono l’adozione a figli, la gloria, le alleanze,
la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi; da essi proviene Cristo
secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli

(Rm 9, 4-5).
I (1-15)
Lodate il Signore e invocate il suo nome, *
   proclamate tra i popoli le sue opere.
Cantate a lui canti di gioia, *
   meditate tutti i suoi prodigi.
Gloriatevi del suo santo nome: *
    gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
Cercate il Signore e la sua potenza, *
    cercate sempre il suo volto.
Ricordate le meraviglie che ha compiute, *
   i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca:
voi, stirpe di Abramo, suo servo, *
   figli di Giacobbe, suo eletto.
È lui il Signore, nostro Dio, *
   su tutta la terra i suoi giudizi.
Ricorda sempre la sua alleanza: *
   parola data per mille generazioni,
l’alleanza stretta con Abramo *
   e il suo giuramento ad Isacco.
La stabilì per Giacobbe come legge, *
   come alleanza eterna per Israele:
«Ti darò il paese di Cànaan *
   come eredità a voi toccata in sorte».
Quando erano in piccolo numero, *
   pochi e forestieri in quella terra,
e passavano di paese in paese, *
   da un regno ad un altro popolo,
non permise che alcuno li opprimesse *
   e castigò i re per causa loro:
Non toccate i miei consacrati, *
   non fate alcun male ai miei profeti».
1 ant.
Cantate e celebrate il Signore,
          meditate tutti i suoi prodigi. 
2 ant.
Il Signore non ha abbandonato
          il giusto tradito,
          ma lo ha salvato dai peccatori. 
II    (16-22)
Chiamò la fame sopra quella terra *
   e distrusse ogni riserva di pane.
Davanti a loro mandò un uomo, *
   Giuseppe, venduto come schiavo.
Gli strinsero i piedi con ceppi, *
   il ferro gli serrò la gola,
finché si avverò la sua predizione *
   e la parola del Signore gli rese giustizia.
Il re mandò a scioglierlo, *
   il capo dei popoli lo fece liberare;
lo pose signore della sua casa, *
   capo di tutti i suoi averi,
per istruire i capi secondo il suo giudizio *
   e insegnare la saggezza agli anziani.
2 ant.
Il Signore non ha abbandonato
          il giusto tradito,
          ma lo ha salvato dai peccatori. 
3 ant.
Dio ha ricordato la sua santa promessa:
          guida il suo popolo alla libertà. 
III    (23-45)
E Israele venne in Egitto, *
   Giacobbe visse nel paese di Cam come straniero.
Ma Dio rese assai fecondo il suo popolo, *
   lo rese più forte dei suoi nemici.
Mutò il loro cuore e odiarono il suo popolo, *
   contro i suoi servi agirono con inganno.
Mandò Mosè suo servo *
   e Aronne che si era scelto.
Compì per mezzo loro i segni promessi *
   e nel paese di Cam i suoi prodigi.
Mandò le tenebre e si fece buio, *
   ma resistettero alle sue parole.
Cambiò le loro acque in sangue *
   e fece morire i pesci.
Il loro paese brulicò di rane *
   fino alle stanze dei loro sovrani.
Diede un ordine e le mosche vennero a sciami *
   e le zanzare in tutto il loro paese.
Invece delle piogge mandò loro la grandine, *
   vampe di fuoco sul loro paese.
Colpì le loro vigne e i loro fichi, *
   schiantò gli alberi della loro terra.
Diede un ordine e vennero le locuste *
   e bruchi senza numero;
divorarono tutta l’erba del paese *
   e distrussero il frutto del loro suolo.
Colpì nel loro paese ogni primogenito, *
   tutte le primizie del loro vigore.
Fece uscire il suo popolo con argento e oro, *
   fra le tribù non c’era alcun infermo.
L’Egitto si rallegrò della loro partenza *
   perché su di essi era piombato il terrore.
Distese una nube per proteggerli *
   e un fuoco per illuminarli di notte.
Alla loro domanda fece scendere le quaglie *
   e li saziò con il pane del cielo.
Spaccò una rupe e ne sgorgarono acque, *
   scorrevano come fiumi nel deserto,
perché ricordò la sua parola santa *
   data ad Abramo suo servo.
Fece uscire il suo popolo con esultanza, *
   i suoi eletti con canti di gioia.
Diede loro le terre dei popoli, *
   ereditarono la fatica delle genti,
perché custodissero i suoi decreti *
   e obbedissero alle sue leggi.
3 ant.
Dio ha ricordato la sua santa promessa:
          guida il suo popolo alla libertà. 
V.
Chi fa la verità, viene alla luce,

R.
le sue opere si riveleranno a tutti.
PRIMA LETTURA

Dal libro dell’Esodo
12, 37-49; 13, 11-16
Partenza degli Ebrei.
Leggi sulla Pasqua e sui primogeniti
   In quei giorni: gli Israeliti partirono da Ramses alla volta di Succot, in numero di seicentomila uomini capaci di camminare, senza contare i bambini. Inoltre una grande massa di gente promiscua partì con loro e insieme greggi e armenti in gran numero. Fecero cuocere la pasta che avevano portata dall’Egitto in forma di focacce azzime, perché non era lievitata: erano infatti stati scacciati dall’Egitto e non avevano potuto indugiare; neppure si erano procurati provviste per il viaggio.
   Il tempo durante il quale gli Israeliti abitarono in Egitto fu di quattrocentotrent’anni. Al termine dei quattrocentotrent’anni, proprio in quel giorno, tutte le schiere del Signore uscirono dal paese d’Egitto. Notte di veglia fu questa per il Signore per farli uscire dal paese d’Egitto. Questa sarà una notte di veglia in onore del Signore per tutti gli Israeliti, di generazione in generazione.
   Il Signore disse a Mosè e ad Aronne: «Questo è il rito della Pasqua: nessuno straniero ne deve mangiare.
   Quanto a ogni schiavo acquistato con denaro, lo circonciderai e allora ne potrà mangiare.
   L’avventizio e il mercenario non ne mangeranno.
   In una sola casa si mangerà: non ne porterai la carne fuori di casa; non ne spezzerete alcun osso.
   Tutta la comunità d’Israele la celebrerà. Se un forestiero è domiciliato presso di te e vuol celebrare la Pasqua del Signore, sia circonciso ogni suo maschio: allora si accosterà per celebrarla e sarà come un nativo del paese. Ma nessun non circonciso ne deve mangiare.
   Vi sarà una sola legge per il nativo e per il forestiero, che è domiciliato in mezzo a voi».
   Mosè disse al popolo: «Quando il Signore ti avrà fatto entrare nel paese del Cananeo, come ha giurato a te e ai tuoi padri, e te lo avrà dato in possesso, tu riserverai per il Signore ogni primogenito del seno materno; ogni primo parto del bestiame, se di sesso maschile, appartiene al Signore. Riscatterai ogni primo parto dell’asino mediante un capo di bestiame minuto; se non lo riscatti, gli fiaccherai il collo. Riscatterai ogni primogenito dell’uomo tra i tuoi figli. Quando tuo figlio domani ti chiederà: Che significa ciò?, tu gli risponderai: Con braccio potente il Signore ci ha fatti uscire dall’Egitto, dalla condizione servile. Poiché il faraone si ostinava a non lasciarci partire, il Signore ha ucciso ogni primogenito nel paese d’Egitto, i primogeniti degli uomini e i primogeniti del bestiame. Per questo io sacrifico al Signore ogni primo frutto del seno materno, se di sesso maschile, e riscatto ogni primogenito dei miei figli. Questo sarà un segno sulla tua mano, sarà un ornamento fra i tuoi occhi, per ricordare che con braccio potente il Signore ci ha fatti uscire dall’Egitto».
 
RESPONSORIO                              Cfr. Lc 2, 22. 23. 24
R.
I genitori di Gesù lo portarono a Gerusalemme
per offrirlo al Signore,
*
come è scritto nella Legge:
Ogni maschio primogenito sarà consacrato a Dio.

V.
Offrirono per lui al Signore una coppia di giovani
colombi,

R.
come è scritto nella legge: Ogni maschio primogenito
sarà consacrato a Dio.
SECONDA LETTURA

Dalla Costituzione pastorale «Gaudium et spes» del Concilio ecumenico Vaticano II sulla Chiesa nel mondo contemporaneo
(Nn. 9-10)

Gli interrogativi più profondi dell’uomo
   Il mondo si presenta oggi potente a un tempo e debole, capace di operare il meglio e il peggio, mentre gli si apre dinanzi la strada della libertà o della schiavitù, del progresso o del regresso, della fraternità o dell’odio. Inoltre l’uomo si rende conto che dipende da lui orientare bene le forze da lui stesso suscitate e che possono schiacciarlo o servirgli. Per questo si pone degli interrogativi.
   In verità gli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo. È proprio all’interno dell’uomo che molti elementi si contrastano a vicenda. Da una parte, infatti, come creatura, esperimenta in mille modi i suoi limiti; dall’altra parte si accorge di essere senza confini nelle sue aspirazioni e chiamato a una vita superiore. Sollecitato da molte attrattive, è costretto sempre a sceglierne qualcuna e a rinunziare alle altre. Inoltre, debole e peccatore, non di rado fa quello che non vorrebbe e non fa quello che vorrebbe (cfr. Rm 7, 14 segg.). Per cui soffre in se stesso una divisione, dalla quale provengono anche tante e così gravi discordie nella società. Certamente moltissimi, che vivono in un materialismo pratico, sono lungi dall’avere la chiara percezione di questo dramma, o per lo meno, se sono oppressi dalla miseria, non hanno modo di rifletterci. Molti credono di trovare pace in una interpretazione della realtà proposta in assai differenti maniere. Alcuni poi dai soli sforzi umani attendono una vera e piena liberazione dell’umanità, e sono persuasi che il futuro regno dell’uomo sulla terra appagherà tutti i desideri del loro cuore. Né manca chi, disperando di dare uno scopo alla vita, loda l’audacia di quanti, stimando vuota di ogni senso proprio l’esistenza umana, si sforzano di darne una spiegazione completa solo col proprio ingegno. Con tutto ciò, di fronte all’evoluzione attuale del mondo, diventano sempre più numerosi quelli che si pongono o sentono con nuova acutezza gli interrogativi capitali: cos’è l’uomo? Qual è il significato del dolore, del male, della morte che malgrado ogni progresso continuano a sussistere? Cosa valgono queste conquiste a così caro prezzo raggiunte? Che reca l’uomo alla società, e cosa può attendersi da essa? Cosa ci sarà dopo questa vita?
   Ecco, la Chiesa crede che Cristo, per tutti morto e risorto, dà all’uomo, mediante il suo Spirito, luce e forza perché l’uomo possa rispondere alla suprema sua vocazione; né è dato in terra un altro nome agli uomini in cui possano salvarsi (cfr. At 4, 12). Crede ugualmente di trovare nel suo Signore e Maestro la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana. Inoltre la Chiesa afferma che al di sopra di tutti i mutamenti ci sono molte cose che non cambiano; esse trovano il loro ultimo fondamento in Cristo, che è sempre lo stesso: ieri, oggi e nei secoli (cfr. Eb 13, 8).
 
RESPONSORIO   Cfr. 1 Cor 15, 55-56. 57; Lam 3, 25
R.
Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il
tuo pungiglione? Il pungiglione della morte è il
peccato.
*
Ringraziamo Dio, che ci dà la vittoria per
mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!

V.
Buono è il Signore con chi spera in lui, con l’uomo
che lo cerca.

R.
Ringraziamo Dio, che ci dà la vittoria per mezzo
del Signore nostro Gesù Cristo!
ORAZIONE
   O Dio, eterno Padre, fa’ che si convertano a te i nostri cuori, perché nella ricerca dell’unico bene necessario e nelle opere di carità fraterna siamo sempre consacrati alla tua lode. Per il nostro Signore.
       Benediciamo il Signore.

       R.
Rendiamo grazie a Dio.