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La catechesi del Presidente della CEI, Card. Angelo Bagnasco

“Vivere da cristiani è avvincente, ma arduo: significa andare controcorrente, talora anche contro noi stessi”. Parlando ai giovani presenti alla sua prima catechesi a Sydney, in occasione della Gmg, il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, ha sottolineato l’importanza della messa e del sacramento della riconciliazione come “una grazia particolare per riprendere il cammino con vigore e fiducia”, senza lasciarsi scoraggiare dalle proprie incoerenze. “I grandi ideali – ha precisato – servono per respirare in grande, ma abbiamo bisogno anche della concretezza”, con la quale giorno dopo giorno si fanno i “piccoli passi”. “Lasciamoci tormentare dall’amore di Cristo – ha esortato – che è sorgente continua di salvezza”. Il porporato ha dunque invitato i giovani a seguire lo Spirito Santo, ricordando loro che “la vita secondo lo Spirito è esaltante e concreta” e dà “la grazia di guardare al cielo e vedere le realtà visibili attraverso quelle invisibili”. “È soltanto attraverso il cielo – ha poi ripreso nell’omelia della messa celebrata al termine della catechesi – che possiamo vedere la terra. Altrimenti com’è difficile guardare con speranza il mondo, gli uomini, i fratelli che a volte oscurano il volto del Signore”.

 
 
Scoprire “la ragionevolezza della fede” per non cadere nel “fideismo” o nel “razionalismo”. Rispondendo alle domande dei giovani, il card. Angelo Bagnasco, durante la sua prima catechesi a Sydney in occasione della Gmg, li ha invitati a saper indicare ai loro coetanei “le tracce della fede”, ossia “quei motivi che permettono di fare un atto di adesione volontaria all’invisibile di Dio”. “A chi ci chiede il perché della nostra fede non possiamo rispondere «credo perché credo»”, ha affermato Bagnasco: una simile asserzione è infatti fideistica e “interrompe ogni comunicazione”. Proprio per questo “è stata sempre rifiutata dalla Chiesa, che la ritiene un errore”. All’estremo opposto, tuttavia, vi è “la fede come razionalismo, come frutto di una geometria: «Poste le premesse, la conclusione è questa»”. Ma così verrebbe meno l’elemento del dono. La fede, invece, “è un atto personale, che non parte dal nulla, ma da alcune tracce che, pur non costringendo ad ammettere una certa realtà, danno un indirizzo”. Da qui l’invito a scoprire le ragioni della propria fede, più volte richiamato da Benedetto XVI e, prima di lui, da Giovanni Paolo II, “che vi ha anche dedicato l’enciclica «Fides et ratio»”.
 
La fede è “una marcia in più” per la nostra libertà. Così ha parlato il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, rivolto ad alcune centinaia di giovani italiani riuniti nella chiesa di St. Mary, a Sydney, per la prima catechesi della Gmg. “Tutti noi – ha proseguito il card. Bagnasco – siamo tentati di considerarci liberi quando facciamo ciò che vogliamo. Niente di più falso”. La “libertà dai vincoli”, infatti, è solo una “falsa libertà”, concepita come “arbitrio, e non scelta del bene”: siamo “liberi di ubriacarci”, ha portato come esempio il presidente della Cei, ma nessuno ritiene questo un pregio. Piuttosto, “la fede libera la nostra libertà”, svelando la vera natura di “ciò che all’apparenza sembra favorevole all’uomo, mentre in realtà è il contrario”. Accolto con entusiasmo, dopo la catechesi il cardinale si è fermato alcuni minuti a chiacchierare amichevolmente con i giovani, che hanno mostrato affetto e gioia per la sua vicinanza.
17 luglio 2008

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