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22 giugno 2018

San Paolino
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Islam, la relazione
via dell'annuncio

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Martedì 22 febbraio si è riunito  il Consiglio Missionario Nazionale, organo direttivo della Fondazione Missio . Tra i temi all’ordine del giorno, la riflessione si è concentrata su “Islam: dialogo, confronto e approccio missionario fuori e dentro l’Europa”, a cui ha dato il suo contributo padre Aldo Giannasi, missionario con 40 anni d’Africa nel cuore, in quel Mali dove i cristiani sono circa il 3%.
A margine della giornata, don Giovanni Attilio Cesena, direttore dell’Ufficio Nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese, osserva quanto “oggi il tema dell’islam riemerga con forza; a nostra volta, siamo andati a riprenderlo, perché l’evangelizzazione non può ignorare la relazione con le grandi religioni”.
Il direttore ricorda come la missione oggi si svolga tanto nel Sud del mondo quanto in Europa, e non possa quindi non coinvolgere anche gli islamici giunti in Occidente. E riconosce: “Diversamente da quanto è avvenuto all’inizio della presenza fra noi degli immigrati, è subentrato un calo di attenzione nei confronti della religione di cui sono portatori: ci siamo ridotti ad una lettura con categorie politiche, che non ha saputo né potuto riconoscere le buone radici religiose”.
La complessità e la molteplicità dell’esperienza islamica – che su scala mondiale negli ultimi 40 anni è passata da 600 milioni di aderenti ad oltre un miliardo e mezzo – ha fatto perdere di vista un punto importante: “Ci fermiamo spesso agli aspetti superficiali, mentre il mondo missionario sa la necessità di tentare tutte le strade che consentono di approfondire la conoscenza con l’altro”.
Decisiva rimane anche la volontà di sviluppare un contatto diretto con chi vive l’appartenenza all’islam: “Non possiamo ignorarne né tacerne gli aspetti devianti che in molti Paesi rendono difficile la presenza dei cristiani – riconosce don Cesena – ma nemmeno la consapevolezza delle persecuzioni può indurci a rinunciare a coltivare relazioni profonde. L’annuncio esplicito non sempre ci è possibile: il dialogo, invece, rimane il primo passo, al quale è impossibile sottrarsi, pena la sterilità dello stesso annuncio”.
L’orizzonte tracciato dal direttore dell’Ufficio Nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese conosce anche la preoccupazione per quanto sta avvenendo nei Paesi nordafricani: “Questi fenomeni, che restano a lungo sotterranei, quando esplodono all’improvviso sorprendono anche gli analisti più attenti. Non possiamo che pregare e chiedere che cessino le violenze di questi giorni e la profonda incertezza che li accompagna, senza dimenticare i missionari cattolici che hanno scelto di non abbandonare la loro gente”.
23 febbraio 2011

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