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16 agosto 2018

Santo Stefano, re d'Ungheria
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Il sogno di Francesco

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“Serve una Chiesa capace di riscoprire le viscere materne della misericordia”. Perché “senza la misericordia c’è poco da fare oggi per inserirsi in un mondo di ‘feriti’, che hanno bisogno di comprensione, di perdono, di amore”. Papa Francesco ha le idee chiare: è questa la comunità ecclesiale che vorrebbe, che chiede di costruire. Perché il termine “‘pastorale’ non è altra cosa che l’esercizio della maternità della Chiesa”. “Essa genera, allatta, fa crescere, corregge, alimenta, conduce per mano”, ha ricordato il Pontefice parlando ai cardinali, alla presidenza della Conferenza episcopale brasiliana e ai vescovi della regione.
“Nella missione, anche continentale, è molto importante – ha ammonito – rinforzare la famiglia, che rimane cellula essenziale per la società e per la Chiesa; i giovani, che sono il volto futuro della Chiesa; le donne, che hanno un ruolo fondamentale nel trasmettere la fede. Non riduciamo l’impegno delle donne nella Chiesa, bensì promuoviamo il loro ruolo attivo nella comunità ecclesiale: perdendo le donne la Chiesa rischia la sterilità”.
Sono rivolte alla Chiesa brasiliana, ma le indicazioni di Francesco sembrano non avere confini: “siamo ancora una Chiesa capace di riscaldare il cuore? Una Chiesa capace di ricondurre a Gerusalemme? Di riaccompagnare a casa? In Gerusalemme abitano le nostre sorgenti: Scrittura, Catechesi, Sacramenti, Comunità, amicizia del Signore, Maria e gli Apostoli… Siamo ancora in grado di raccontare queste fonti così da risvegliare l’incanto per la loro bellezza?”, ha chiesto il Papa. Oggi, ha ripreso, “serve una Chiesa in grado di far compagnia, di andare al di là del semplice ascolto; che accompagni il cammino mettendosi in cammino con la gente; capace di decifrare la notte contenuta nella fuga di tanti fratelli e sorelle da Gerusalemme; che si renda conto di come le ragioni per le quali c’è chi si allontana contengono già in se stesse anche le ragioni per un possibile ritorno, ma è necessario saper leggere il tutto con coraggio”.
Serve, ha insistito, una Chiesa “capace ancora di ridare cittadinanza a tanti dei suoi figli che camminano come in un esodo”. Bisogna puntare sulla semplicità, senza “cedere al disincanto, allo scoraggiamento, alle lamentele”. “Il risultato del lavoro pastorale – ha sottolineato Francesco – non si appoggia sulla ricchezza delle risorse, ma sulla creatività dell’amore”. Occorrono “la tenacia, la fatica, il lavoro, la programmazione, l’organizzazione, ma prima di tutto bisogna sapere che la forza della Chiesa non abita in se stessa, bensì si nasconde nelle acque profonde di Dio, nelle quali essa è chiamata a gettare le reti”.
 
27 luglio 2013

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