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Sulla vicenda di Eluana Englaro

Sulla drammatica vicenda di Eluana Englaro, la donna in coma da diciassette anni a cui è stato progressivamente negato il cibo e l’idratazione, la Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha diffuso tre comunicati. 

Il primo è stato pubblicato il 13 novembre 2008, quando la Corte di Cassazione dichiarò inammissibile il ricorso della Procura della Repubblica di Milano contro il decreto della Corte di Appello di Milano cha autorizzava la sospensione dell’alimentazione artificiale: 

La vita di Eluana Englaro, al cui dramma si è appassionata la coscienza del nostro Paese, è ormai incamminata verso la morte. Mentre partecipiamo con delicato rispetto e profonda compassione alla sua dolorosa vicenda, non possiamo fare a meno di richiamare alla loro responsabilità morale quanti si stanno adoperando per porre termine alla sua esistenza. La convinzione che l’alimentazione e l’idratazione non costituiscano una forma di accanimento terapeutico è stata più volte, anche di recente, resa manifesta dalla Chiesa e non può che essere riaffermata anche in questo tragico momento. In tale contesto si fa più urgente riflettere sulla convenienza di una legge sulla fine della vita, dai contenuti inequivocabili nella salvaguardia della vita stessa, da elaborare con il più ampio consenso possibile da parte di tutti gli uomini di buona volontà. 

Il secondo è stato letto dal Segretario Generale, S.E. Mons. Mariano Crociata, il 3 febbraio 2009, al termine della conferenza stampa di presentazione del comunicato finale della sessione invernale del Consiglio Episcopale Permanente, in concomitanza con il trasferimento della Englaro a Udine: 

Sulla vicenda Englaro, do voce alla Presidenza della CEI che fa propria la dichiarazione resa nota ieri sera da S.E. mons. Pietro Brollo, arcivescovo di Udine, alla notizia del trasferimento di Eluana da Lecco a Udine: “Faccio appello alla coscienza di tutti, perché quanti hanno chiaro di essere al cospetto di una persona vivente non esitino a volerne e ad esigerne la tutela, mentre quanti dubitano ancora abbiano la sapienza e la prudenza di astenersi da qualsiasi decisione irreparabile”.
E a tutti evidente che qualsiasi azione volta a interrompere l’alimentazione e l’idratazione si configurerebbe – al di là delle intenzioni – come un atto di eutanasia. Per parte nostra osiamo ancora sperare nella forza della preghiera che vince le resistenze più nascoste e siamo vicini alla famiglia così duramente provata e alle suore di Lecco che hanno amorevolmente assistita Eluana Englaro fino a ieri. 

Il terzo è stato diramato il 9 febbraio, appresa la notizia della morte della donna: 

In questo momento di grandissimo dolore, affidiamo al Dio della vita Eluana Englaro. Le preghiere e gli appelli di tanti uomini di buona volontà non sono bastati a preservare la sua fragile esistenza, bisognosa solo di amorevole cura. Siamo affranti in questa grave circostanza, ma non viene meno la speranza, che nasce dalla fede e consegna alla misericordia del Padre Eluana, la sua anima e il suo corpo. E questa speranza a renderci una cosa sola, accomunando quanti credono nella dignità della persona e nel valore indisponibile della vita, soprattutto quando è indifesa. Facciamo appello a tutti perché non venga meno questa passione per la vita umana, dal concepimento alla sua fine naturale.

09 Febbraio 2009

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