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Saluto di S.E. Mons. Stefano Russo, Segretario Generale della CEI, alla 72ª Assemblea Generale – 12-15 novembre 2018

Sono grato a Sua Eminenza e a ciascuno di voi per questa fraterna accoglienza.
Non avrei mai immaginato, come vescovo, di dover partecipare ai lavori dell'Assemblea Generale, collocato in questa zona dell'aula sinodale con il ruolo di Segretario Generale. Accolgo questa ulteriore chiamata che viene dal Signore nel segno dell’affidamento e dell’adesione incondizionata alla Sua volontà con sentimenti di gratitudine in particolare per la fiducia in me riposta dal Santo Padre e dalla Presidenza.
Appena avuta la notizia della nomina, superato un primo momento di comprensibile smarrimento, il mio pensiero è andato alla Diocesi di Fabriano – Matelica, di cui sono Pastore soltanto da due anni e mezzo. È una Chiesa che mi ha accolto con grande disponibilità e affetto. La dura prova del terremoto e della difficile fase che ne è seguita ci ha visto costruire un legame solido, fatto di prossimità, condivisione e impegno per la ricostruzione. Non posso non mettere in evidenza come in questa prova che ancora condiziona il vissuto di tante comunità del centro Italia, ho potuto condividere con i confratelli Vescovi uno straordinario cammino di confronto e dialogo nel segno di quella collegialità che deve caratterizzarci nel servizio alla comunità ecclesiale e sociale. Ciò esigerà anche per il futuro di affrontare in spirito di unità le impegnative sfide che siamo chiamati a gestire. Tra l’altro, proprio le vicende del terremoto hanno contribuito a rafforzare il mio rapporto con la stessa Segreteria Generale, portandomi a frequentare le Istituzioni del nostro Paese, in rappresentanza dei Vescovi delle diocesi coinvolte nel sisma.
Il secondo pensiero è per l’incarico che mi è stato affidato e che considero un servizio a voi e alle vostre Chiese, nell’ambito di un disegno fortemente caratterizzato dalla sinodalità, quindi frutto e conseguenza dell’azione di uomini di Chiesa che vivono il ruolo che è stato loro assegnato nel segno della comunione e della corresponsabilità.
A questo riguardo, mi ricollego volentieri a uno dei momenti più forti che ho vissuto nell’ultimo periodo all’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici ossia a una veglia di preghiera promossa dalla CEI in Piazza San Pietro. Eravamo alla vigilia del primo Sinodo sulla famiglia e quella sera il Santo Padre ci indicò i tre contenuti che avrebbero dovuto caratterizzare quell’esperienza: il dono dell’ascolto («ascolto di Dio e ascolto del popolo», ricordò); la disponibilità a un confronto sincero, aperto e fraterno che – disse il Papa – «porti a farci carico con responsabilità pastorale degli interrogativi che questo cambiamento d’epoca porta con sé», infine Francesco aggiunse lo sguardo, ricordandoci che «se davvero intendiamo verificare il nostro passo sul terreno delle sfide contemporanee, la condizione decisiva è mantenere fisso lo sguardo su Gesù Cristo, sostare nella contemplazione e nell’adorazione del suo volto».
Ascolto, confronto e sguardo.
Nell’iniziare questo nuovo tratto di strada sono queste le tre indicazioni che intendo far mie, per contribuire insieme a voi a una forma di Chiesa, che va incontro all’uomo con lo stile di Cristo Gesù.
 

12 novembre 2018

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