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Prima messa a “porte aperte”

Nel giorno dei cento anni dalla nascita di san Giovanni Paolo - Cattedrale di Perugia

Fratelli e sorelle,
siamo riuniti insieme stasera, per la prima volta dopo quasi te mesi, nella nostra basilica cattedrale di San Lorenzo. In queste lunghe settimane, la cattedrale è rimasta sempre aperta, ma vuota. Anche le celebrazioni delle Settimana Santa e della Pasqua si sono svolte in maniera dimessa, stante la perdurante epidemia. Dopo l'accordo con il Governo, da me sottoscritto il 7 maggio scorso, da oggi, in tutte le chiese d'Italia, i sacerdoti hanno potuto celebrare l'eucaristia insieme al loro popolo. È questo, dunque, per tutti noi, un giorno di letizia pasquale. Ci siamo raccomandati affinché ovunque vengano osservate con diligenza tutte le precauzioni prescritte e ognuno si senta responsabile dell'altro, nei sui comportamenti e nelle sue iniziative.
Ringrazio le autorità civili, militari, sanitarie qui convenute. Esse rappresentano le istituzioni pubbliche presenti a Perugia, che in questi giorni di emergenza si sono assunte la responsabilità di gestire una situazione inedita, in mezzo a grandi difficoltà.
Saluto e ringrazio i medici, gli infermieri e i volontari che, a vario titolo, si sono prodigati nell'aiuto ai malati e ai bisognosi. Un grazie da tutta la comunità civile e religiosa di Perugia.
Sappiamo bene che l'emergenza non è finita. Ci attendono altri mesi pieni di preoccupazioni e di sfide, ma con la buona volontà di tutti riusciremo a superare anche questa fase e, se Dio vuole, ad uscire dal dramma, costato finora decine di migliaia di morti e centinaia di migliaia di infettati in tutta Italia. Insieme al culto pubblico, oggi sono ricominciate molte attività lavorative: ognuno, nello svolgimento del proprio dovere, contribuirà alla ripresa del Paese e al benessere della comunità.
Per singolare coincidenza, la celebrazione odierna cade nel giorno della nascita, cento anni fa, a Wadowice in Polonia, di Karol Wojtyła, poi Papa con il nome di Giovanni Paolo II. Il ricordo nell'amato pontefice, canonizzato nel 2014 da Papa Francesco, ci riempie di gioia e ci dà la forza di affrontare con fede e speranza i grandi problemi della nostra epoca e ci dà anche il coraggio di affrontare la presente emergenza sanitaria, che tanto dolore ha provocando in Italia, in Europa e nel mondo.
La Parola di Dio, che nel tempo pasquale segue principalmente il racconto degli Atti degli Apostoli, ci ricorda questa sera come entrò il cristianesimo in Europa, attraverso la predicazione di Paolo a Filippi, e la conversione della prima donna della città, Lidia, e poi di tutta la sua famiglia. È lo Spirito Santo, il Paraclito, come lo chiama l'apostolo san Giovanni, ad ispirare Paolo a salpare dall'Asia Minore verso Neapoli, sulle coste della Macedonia, in terra ‘europea’. Dall'incontro di Paolo, con un gruppo di donne, nacque la prima comunità cristiana del vecchio continente. Una comunità destinata a crescere e a diffondersi in tutto il continente, ma anche a subire, lungo i secoli, le peggiori persecuzioni, così come il Signore aveva preannunciato ai suoi discepoli. Ad essi aveva chiesto di essere forti e di offrire la propria testimonianza, specialmente nell'ora della prova. Nei secoli, generazioni di fedeli in Cristo hanno professato la fede con generosità, con fiducia e, molto spesso, a costo della vita.
Nella schiera dei testimoni fedeli del Cristo, morto e risorto, occupa senza dubbio un posto preminente san Giovanni Paolo II, che ha portato sulle sue spalle la croce del mondo, con le sue incomprensioni, sofferenze e ignominie. Ha portato nella propria carne le ferite dell'odio, con l'attentato del 1981 in piazza San Pietro, e le ferite dell'umana debolezza, della malattia, della vecchiaia.
Ci ha accompagnato per quasi trent'anni di pontificato; con la sua presenza e la sua parola, sempre ispirate dal Vangelo, ci ha invitati alla ricerca del volto di Dio e del volto umano, di quella dignità spesso perduta o calpestata. Testimone del crollo di due totalitarismi, non ha mancato di gridare forte il bisogno e il diritto dell'uomo alla sua libertà. Libertà da ogni oppressione politica o ideologica, che conduce all'asservimento e alla disperazione.
Nella sua visita a Perugia, il 26 ottobre 1986, parlò anche in questa cattedrale. Invitò a superare crisi e divisioni nella Chiesa, «chiamata ad evangelizzare il mondo dentro il quale si trova storicamente a vivere». Il Papa salutò poi i giovani convenuti sulla Piazza Grande, citando la via dell'amore di sant'Agostino e pronunciando la celebre frase: «Mi piace stare qui, mi piace molto. Ecco, mi piace stare in questo ambiente, è un ambiente stupendo a motivo dell’arte. Parla il genio umano, parla il genio italiano, parla il genio cristiano, parlano i secoli: ma tutto questo non sarebbe quello che è senza di voi… anche Giovanni Paolo si sente meno vecchio e più giovane quando sta con i giovani».
San Giovanni Paolo II ci ha guidati verso il terzo millennio dell'era cristiana, con la solidità del suo insegnamento, con la forza del suo esempio, con l'offerta del dialogo a gli uomini di ogni credo religioso o politico.
Ha traghettato la Chiesa in questa nuova epoca con spirito profetico, senza visioni pessimistiche, ma prefigurando lo scenario di un mondo migliore, di un'era di vita nuova, con la riscoperta dei valori dello spirito, insieme alla giustizia e alla solidarietà. San Giovanni Paolo II è stato – come ha detto Papa Francesco nell'omelia di questa mattina – l'uomo della giustizia sociale, ma, soprattutto, l'uomo della misericordia, che cercò di diffondere in tutto il mondo.
È la visione che vogliamo cogliere oggi, per il presente. A cento anni dalla nascita e a quindici dalla morte, le parole e le immagini della sua vita straordinaria ci sono ancora familiari. Ci invitano sempre ad avere speranza, a guardare al prossimo con fiducia e spirito di accoglienza.
Ci richiamano altresì ad un esame di coscienza; a considerare se abbiamo veramente messo a frutto il messaggio che egli ci ha lasciato: la passione per la Chiesa, la pietà eucaristica, il grande amore verso la Santissima Vergine, appreso sulle ginocchia dei genitori, entrambi morti prematuramente, e per i quali è iniziata a Cracovia, il 7 maggio scorso, la causa di beatificazione.
Egli, oggi, dinanzi a questo dramma mondiale e questa immensa distesa di morti e di gente che grida nel dolore ci avrebbe scossi con la sua voce forte, invitandoci alla solidarietà e all'aiuto reciproco; ci avrebbe svegliati nelle nostre coscienze; ci avrebbe rimproverati per le chiusure e l'egoismo bieco che lascia nel dolore, nella fame e nella malattia milioni di persone.
È con fiducia grande che stasera invochiamo la luce di Dio e del suo Spirito, per l’intercessione e l'aiuto di san Giovanni Paolo II. Egli, che ha ben conosciuto l'umana sofferenza, accolga i defunti nella comunione dei santi e ottenga per noi dal Signore la fine di questa terribile epidemia. Ci doni lucidità ed energia; infonda nel cuore di tutti la speranza di un tempo nuovo e della salvezza in Dio. Amen!

In allegato il file dell'Omelia

19 Maggio 2020

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