Omelia in occasione dell'Inaugurazione del Santuario del Sacro Cuore di Gesù in Urbino (Pu)

Eccellenza carissima Mons. Giovanni Tani, carissimi sacerdoti, diaconi, consacrati, autorità, carissimi fratelli e sorelle,
sono grato per l’invito che mi è stato rivolto a presiedere la solenne concelebrazione in onore del Sacro Cuore di Gesù, cui questa chiesa è dedicata. Ci sono voluti molti anni per portare a termine i lavori, ma alla fine, con generoso impegno di tutti, questo giorno di gioia è arrivato. Dopo la solenne consacrazione avvenuta ieri ad opera del fratello Vescovo, oggi ci ritroviamo come comunità cristiana per ringraziare il Signore che sempre apre a noi il suo cuore pieno di amore e senza posa si china sulle nostre ferite, per lenirle con il balsamo della sua misericordia.
Le letture che abbiamo appena ascoltato, tratte dal lezionario per la Solennità del Sacro Cuore, hanno come denominatore comune il messaggio centrale di questa bella e importante devozione: Dio ci ama. Sembrano parole scontate, ma invece sono sempre nuove: non solo perché ci consolano e ci danno la forza di vivere, ma anche perché ci insegnano a fare altrettanto, amando Dio e amando il prossimo.
Dal libro del Deuteronomio apprendiamo anzitutto che l’amore di Dio non è esclusivo, o limitato, ma è per tutti. Sappiamo che Dio ha scelto Abramo e la sua discendenza – Israele – con particolare predilezione, ma ciò non impedisce all’amore divino di raggiungere tutti i popoli. Si legge nella promessa originaria fatta dal Signore al patriarca: «In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (Gen 12,3). È importante, oggi più che mai, ricordare che l’amore di Dio è per tutti, che nessuno è straniero davanti a lui, e tutti siamo cittadini di questa nostra terra. Ed essa sarà in grado di sostenere le future generazioni solo se ci considereremo «Fratelli tutti», come ha scritto papa Francesco nella sua enciclica.
Dalle parole di Mosè, nella pagina del Deuteronomio ora proclamata, abbiamo anche appreso che Dio predilige Israele, ma non perché è il popolo più potente o il più grande o il più meritevole di tutti. Anzi. Dio, dice Mosè, «vi ha scelti perché siete il più piccolo di tutti i popoli, e perché vi ama» (Dt 7,7). Quanto possiamo imparare da questo amore divino che si prende cura di tutti e che non sceglie le grandi cose, ma ama quelle piccole, marginali! Oggi più che mai, di fronte alle conseguenze di una crisi mondiale dovuta alla pandemia, dinanzi a emergenze umanitarie come quella dei profughi (non solo afghani ma da molti altri paesi), oggi più che mai è necessario andare incontro ai piccoli. Che non sono solo i senza terra, o i poveri, o gli stranieri, ma anche i nostri bambini, i giovani, gli anziani, i disoccupati: tutti coloro che non riescono a far sentire la propria voce, o non possono contare sulle proprie ricchezze, ma solo sull’amore di Dio e dei fratelli. Il prossimo è chi soccorre i più deboli solo in nome dell’amore. Tutto questo è secondo il cuore di Cristo.
Anche la seconda lettura, tratta da una delle lettere scritte dall’Apostolo Giovanni, ci ricorda che «Dio è amore» (1Gv 4,8). È il messaggio centrale di Giovanni. Da qui l’invito a ciascuno di noi: «Se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri» (1Gv 4,11). Mai come in questi tempi, cari fratelli e sorelle, dobbiamo e possiamo rinsaldare i nostri legami fraterni, facendo tutto il possibile per cercare l’unità nelle nostre comunità e per costruire relazioni ecclesiali improntate al perdono e alla collaborazione. Chiedo al Signore, insieme a voi, di accompagnare il cammino sinodale che la nostra Chiesa italiana sta oramai per intraprendere, e per il quale sarà necessario l’aiuto di tutti per trovare il modo di annunciare il Vangelo nel nostro tempo.
Infine, continuando a seguire le letture di oggi, è dal Vangelo secondo Matteo che apprendiamo come l’amore di Dio raggiunga la sua espressione più alta attraverso Gesù Cristo. Non solo in quanto Gesù conferma che «i piccoli» sono oggetto del suo amore; ma anche perché l’amore di Gesù si esprime con mitezza e umiltà.
Come Mosè, secondo le Scritture, era l’uomo più umile della terra (cfr. Nm 12,3), così il cuore del Signore Gesù è un cuore che ama nella mitezza e nell’umiltà. Si badi che Gesù pronuncia questa sua preghiera («Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra»; Mt 11,25) in un momento molto difficile della sua missione, quando ha appena constatato che le città della Galilea nelle quali aveva annunciato il suo Vangelo (Corazin, Betsaida, Cafarnao) non lo hanno accolto (Mt 11,15-24). Anziché scoraggiarsi, o maledire chi non lo ascolta, Gesù ringrazia il Padre per i piccoli che lo accolgono.
È in questo contesto che si coglie il messaggio evangelico del Sacro Cuore di Gesù: non una devozione “sdolcinata”, ma la certezza che l’amore divino non si ferma mai, nemmeno davanti al rifiuto degli uomini. Come un padre o una madre amano sempre i propri figli, anche quando sbagliano, così il cuore di Gesù ci ama sempre, tutti.
Dobbiamo pertanto ringraziare Don Elia Bellebono per l’ispirazione che ebbe nel voler costruire questa chiesa, dedicandola al Sacratissimo Cuore. Questo luogo sia un vero centro di accoglienza per quanti sono alla ricerca dell’amore di Dio, soprattutto per i tanti giovani che arrivano qui ad Urbino per frequentare l’Università. Questo era il desiderio di Don Elia: nel suo cuore di sacerdote avvertiva l’urgenza di una nuova evangelizzazione per il mondo giovanile, sempre più attraversato da malessere e disorientamento.
Dopo diverse vicissitudini, sofferenze e umiliazioni, il sogno di Don Elia oggi si è avverato. Grazie al contributo di molti benefattori, dopo tanti anni dalla posa della prima pietra, finalmente ieri è stato consacrato questo grande e bellissimo tempio, e ora con la solenne celebrazione ci rivolgiamo a Dio, cari fratelli e sorelle, perché in questa comunità regni sempre l’amore e la concordia. Gioie e dolori siano condivisi; ogni persona sofferente o nella prova abbia fiducia nella misericordia di Dio che sgorga abbondante dal Cuore di Cristo. Pure in questi tempi difficili, il Signore non ci abbandona, ma ci dona la forza di guardare al futuro con speranza e con rinnovato impegno.
A questa comunità parrocchiale e all’intera Chiesa diocesana auguro di sperimentare sempre la presenza amorevole del Signore in mezzo ad esse. Amen!

04 Settembre 2021

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