Omelia in occasione della Celebrazione dei Vespri e della Preghiera per le vittime di abusi.

Per ore siamo stati attorno ai tavoli, ascoltando e dialogando tra di noi. Adesso possiamo davvero comunicare tra noi, perché ci rivolgiamo insieme al Signore, ne ascoltiamo la Parola, riconosciuta nella preghiera come nostra, ne guardiamo il Volto, ne invochiamo la benedizione. Adesso comprendiamo che il nostro camminare insieme è sempre un lasciarci attrarre da Colui che per questo è stato innalzato sulla croce, proprio per attirare i nostri desideri, muovere i passi, farci volgere lo sguardo e rendere attenti gli orecchi. Per imparare ad amare.
La Chiesa, comunità di coloro che confidano nel Signore, cammina insieme, nella ricchezza e varietà dei carismi e dei ministeri, perché Gesù Cristo ci tiene a sé come una mamma il bambino, come un padre che ci tiene per mano mentre ci insegna a camminare: con le braccia aperte, la mano salda e il sorriso sulle labbra. Guardiamo Gesù. È lui l’ospite dolce dell’anima, la nostra dolce memoria.
Nella sua onnipotente bontà apre le nostre vite a una dimensione eterna, cosmica: “Da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose”. Il tempo e le cose, le storie e le persone, gli avvenimenti e i sentimenti, tutto è dentro questo abbraccio, in cui scopriamo l’origine, la consistenza e il fine di ogni cosa: “A lui la gloria nei secoli”. Senza retorica, ma senza remore possiamo dire che questa gloria è la passione della nostra vita: che Gesù Cristo, l’amore e la sapienza del Padre, sia conosciuto e amato, così che possa trasfigurare la vita nostra e del mondo intero.
Attratti al volto di Cristo possiamo guardare, in questa IV Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, anche questo dramma immenso. Non volgiamo lo sguardo da un’altra parte.
Il tema “Ritessere fiducia” dice la necessità di non lasciar cadere alcun filo dei rapporti. Tutti i sussidi di questa Giornata sono stati redatti da vittime di abusi e da loro familiari cosicché leggere, meditare e pregare questi testi è come un cammino verso la cisterna buia e vuota in cui si sono sentiti scaraventati, soli e spogliati di tutto, ma anche verso l’aurora di speranza di un cambiamento possibile per grazia. Per-dono. Come è ben descritto nel commento biblico offerto per l’occasione, uno strappo come l’abuso non può essere sanato da una nuova toppa ma solo da una nuova veste, da un cambiamento radicale di cultura, di metodo, di cuore, un cambiamento che richiede l’infinita pazienza del dolore espresso e ascoltato, la speranza alimentata e valorizzata, la fiducia riannodata. E tutto perdonato.
Questo cambiamento è possibile imparando ad amare gratuitamente i nostri piccoli, senza possessività e violenza, senza alcuna pretesa. La vita nostra per la loro felicità. Per noi, oggi, tale cambiamento è parte della grazia della fede, della scelta di seguire il Signore per guardare i piccoli come lui li guarda, per amarli come lui li ama. Così la gratitudine della fede diviene cura. Guardiamo questa immagine posta davanti a noi: sappiamo essere gli occhi, gli orecchi, le braccia di Cristo per ogni piccolo affidato alle nostre cure. La vera conversione verso i più piccoli significa oggi per noi assumere gli stessi sentimenti che sono stati di Gesù, che ha accolto con amore gratuito gli ultimi e ha dato loro la dignità che meritano.

S.E. Mons. Giuseppe Andrea Salvatore Baturi

16 Novembre 2024

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