Intervento al Festival di teologia “Linguaggi del Divino”

“Camminare sul mare”. Roma, Santiago e Gerusalemme. Per un nuovo spazio mediterraneo

Ci sono due elementi che mi colpiscono nel titolo di questo incontro. Innanzitutto, evocare Roma, Santiago e Gerusalemme significa far riferimento a quelli che nel Medioevo erano definiti i “peregrinationes maiores”. Significa quindi tornare indietro di molti secoli nel passato del nostro Continente. Allo stesso tempo, però, nel titolo si parla di un “nuovo” spazio mediterraneo in cui si può addirittura “camminare sul mare”: un riferimento evangelico che rimanda alla costruzione di una realtà futura.
Mi convincono molto questi riferimenti al passato e al futuro, non solo perché evocano un dinamismo, un movimento spirituale e culturale che lascia aperta la porta del cuore e della mente all’opera dello Spirito, ma perché è anche il modo con cui noi, come Chiesa italiana, ci siamo accostati al tema del Mediterraneo e abbiamo promosso un primo incontro dei Vescovi a Bari e un secondo incontro a Firenze.
C’è infatti alla base la consapevolezza storica che la Chiesa nasce e si sviluppa nei primi secoli soprattutto come una Chiesa mediterranea, non solo mediorientale, che in questa regione, non solo in questo mare, entrano in azione i primi apostoli, le prime comunità cristiane. A questa storia di lunghissima data se ne associa un’altra più recente di eguale importanza: la profezia di pace lanciata da Giorgio La Pira prima ancora dello svolgimento del Concilio II e che vede questa regione trasformarsi da luogo di scontro in un luogo di pace, in un luogo in cui i popoli possono incontrarsi e dialogare.
Dialogo e incontro reso possibile anche, ma non solo, dalle religioni. A partire dal cattolicesimo. E per la prima volta quindi abbiamo chiamato a riunirsi attorno allo stesso tavolo i vescovi del Mediterraneo. Vescovi che non si conoscevano, che vivevano realtà diversissime: alcuni, situazioni di minorità e di tragedia; altri, condizioni di forte secolarizzazione. Ciò che scaturì dal primo incontro di Bari fu in impasto di fede e speranza ma anche di sofferenza e povertà, solidarietà e bisogno di aiuto.
Ecco, ponendo le basi per questo incontro, che è prima di tutto un conoscersi, un ascoltarsi, poniamo le basi per uno nuovo spazio mediterraneo. Non sappiamo né i tempi, né le modalità affinché questo avvenga. Ma già adesso possiamo dire che questa realtà, di cui abbiamo gettato i primi semi, è in costruzione. Basti pensare che questo secondo incontro di Firenze abbiamo avuto anche un input esterno: mentre noi stavamo riflettendo, sono stati i sindaci a venire da noi e a chiederci: facciamo un secondo incontro alla maniera di La Pira e insieme all’incontro dei vescovi organizziamo anche un incontro dei sindaci del Mediterraneo.
Ecco come si costruisce uno “nuovo spazio”: non serve solo un’ingegneria sociale o una progettazione politica, occorre gettare il seme, annaffiare il seme con la preghiera e aspettare il raccolto. Questo per adesso è quello che sta accadendo. È meraviglioso che a Firenze i sindaci delle città, delle istituzioni civili, e i Vescovi delle diocesi, delle istituzioni religiose, si trovino nello stesso punto, nello stesso luogo, seppur in due assise diverse, a discutere, a riflettere e a proporre sullo stesso argomento: costruire un luogo di pace e di incontro nel Mediterraneo.
A me sembra una cosa bellissima e sorprendente. La prima volta che parlai al Papa di questa mia intuizione non avrei mai pensato a questo svolgimento che sorprende anche a me stesso e che, per me, è la prova che la storia la porta avanti il Signore. Francesco mi ha sempre incoraggiato sin dall’inizio a portare avanti questa iniziativa. E lo ha sempre fatto non solo dandomi l’aiuto necessario della Santa Sede per organizzarlo ma riconoscendo alla Chiesa italiana una totale autonomia e libertà.
E questa libertà noi abbiamo cercato di metterla al vaglio delle nostre preghiere e anche delle nostre speranze. Personalmente sono pronto ad essere sorpreso, come sempre, dalla volontà creatrice del Signore, e allo stesso tempo coltivo il sogno di vedere finalmente questo luogo così importante nella storia del mondo come un luogo di pace e di vita.
Non è più accettabile concepire il Mediterraneo come un cimitero di “migranti ignoti” che muoiono a migliaia imbarcati sulle carrette del mare. Non più accettabile neanche considerare questo bacino soltanto come un luogo della disparità economica tra Nord e Sud. E non è più accettabile continuare i vecchi scontri di civiltà tra culture, eserciti e religioni diverse.
La “triplice famiglia di Abramo” come diceva La Pira può costruire ponti di dialogo e luoghi di pace. Questo è il momento giusto per iniziare. Anzi, questo è il momento favorevole di un processo che è già iniziato. Ma non è iniziato due anni fa con l’incontro di Bari. È iniziato a metà Novecento quando La Pira organizzò i primi dialoghi mediterranei: i primi dialoghi tra uomini appartenenti a nazioni e fedi diverse. Quella di cui oggi noi siamo protagonisti è dunque una storia che ci sovrasta, che va ben oltre le nostre esistenze.
E con questa consapevolezza, che è anche una grande speranza, noi speriamo vivamente di poter “camminare sul mare”. Un cammino di fede, di pace e dialogo. Possiamo costruire un mondo migliore nel nome di Gesù e lo possiamo fare oggi.

03 Ottobre 2021

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