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“Campi nomadi,
no alla violenza”

Nomadi_foto_Gianni_Zotta
 
La CEMi e la Migrantes esprimono la propria vicinanza alle persone e famiglie rom del campo torinese vittime di un grave atto vandalico, perché ingiustamente accusate di un atto di violenza a danno di una minorenne. Sottoscriviamo le parole dell’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia: “Dobbiamo continuare a educare alla legalità, all’accoglienza e al rispetto di tutte le comunità e le persone, anche quelle che hanno una cultura, una religione, un’etnia diverse dalla nostra; continuare a compiere gesti concreti che abbiano lo stile e il segno della civiltà e della ragionevolezza. Non è con l’intolleranza, con la divisione, con la violenza gratuita e immotivata che possiamo dare delle risposte al disagio e alla paura. Non è rinunciando alla ragione, ma cercando la verità dei fatti che riusciremo a superare i problemi e i conflitti che pure esistono”. Ancora una volta la giustizia sommaria, contro i più deboli, unitamente a pregiudizi diffusi nei confronti di una minoranza non riconosciuta nel nostro Paese hanno generato una vergognosa ingiustizia che poteva portare gravissime conseguenze. La Cemi e la Migrantes auspicano che la costruzione di una ‘strategia nazionale’ a favore dei rom richiesta al nostro Paese dalla Commissione europea dei Diritti umani, e proposta nei giorni scorsi dalla Commissione Diritti umani del Senato in collaborazione con l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, possa avviare percorsi importanti per i rom sui temi del lavoro, della casa, della salute e della scuola, ma soprattutto favorire una maggiore tutela della cultura, della storia e della vita delle minoranze rom e sinti.
 
Il Natale che si avvicina ci spinge a ricordare particolarmente alcune categorie di persone in mobilità. I nostri emigranti all’estero, che sono ancora oltre 4 milioni, cittadini lontani dalle loro case, dalle loro chiese, dalla loro Patria: soprattutto i giovani, nuovi emigranti alla ricerca di un lavoro che in Italia manca o di arricchire il proprio percorso di studio e formazione, scegliendo nuovi Paesi (Cina, Russia, Romania, Spagna…) oltre i tradizionali (Germania, Svizzera Francia, Inghilterra, Stati Uniti…). La gente dello spettacolo viaggiante, che sempre più con fatica trova spazi e piazze, paesi attenti a questa tradizione artistica e culturale del nostro Paese. I 5 milioni di immigrati presenti in Italia, soprattutto chi – come molti italiani giovani e meno giovani – nella crisi ha perso il lavoro già precario, e per questo ha perso o rischia di perdere, oltre al titolo di soggiorno, l’unica fonte di sussistenza per sé e la propria famiglia in Italia o nel Paese d’origine. I richiedenti asilo e rifugiati giunti soprattutto nel nostro Paese dopo la ‘primavera del Nord Africa’, che attendono il riconoscimento dei loro diritti e soprattutto di poter avviare un percorso che dalla protezione li renda protagonisti della propria integrazione. Il mondo dei marittimi e aeroportuali, soprattutto chi vive questo tempo di Natale in viaggio, lontano dalle proprie case e famiglie.
 
Dopo le feste natalizie, la celebrazione della 98ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, il 15 gennaio 2012, sarà l’occasione in tutte le parrocchie italiane per dedicare una domenica alla riflessione, alla preghiera e alla carità per i migranti, coniugando – come ci invita a fare Benedetto XVI nel Messaggio per la Giornata – il tema della nuova evangelizzazione con le migrazioni. Non possiamo dimenticare che le migrazioni, negli ultimi vent’anni, hanno fatto incontrare i fedeli delle nostre comunità con quasi un milione di fedeli cattolici di altre 100 nazionalità, invitando a coniugare l’unità della Chiesa con le differenze.
 
La Commissione episcopale per le migrazioni
e la Fondazione Migrantes
 
 
 
12 dicembre 2011

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