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Santa Sede

Buon Samaritano

151016-001

Una lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita. Qui di seguito l’introduzione e il link al documento integrale.

 

Il Buon Samaritano che lascia il suo cammino per soccorrere l’uomo ammalato (cfr. Lc 10, 30-37) è l’immagine di Gesù Cristo che incontra l’uomo bisognoso di salvezza e si prende cura delle sue ferite e del suo dolore con «l’olio della consolazione e il vino della speranza». Egli è il medico delle anime e dei corpi e «il testimone fedele» (Ap 3, 14) della presenza salvifica di Dio nel mondo. Ma come rendere oggi questo messaggio concreto? Come tradurlo in una capacità di accompagnamento della persona malata nelle fasi terminali della vita in modo da assisterla rispettando e promuovendo sempre la sua inalienabile dignità umana, la sua chiamata alla santità e, dunque, il valore supremo della sua stessa esistenza?
Lo straordinario e progressivo sviluppo delle tecnologie biomediche ha accresciuto in maniera esponenziale le capacità cliniche della medicina nella diagnostica, nella terapia e nella cura dei pazienti. La Chiesa guarda con speranza alla ricerca scientifica e tecnologica, e vede in esse una favorevole opportunità di servizio al bene integrale della vita e della dignità di ogni essere umano.

Tuttavia, questi progressi della tecnologia medica, benché preziosi, non sono di per sé determinanti per qualificare il senso proprio ed il valore della vita umana. Infatti, ogni progresso nelle abilità degli operatori sanitari richiede una crescente e sapiente capacità di discernimento morale per evitare un utilizzo sproporzionato e disumanizzante delle tecnologie, soprattutto nelle fasi critiche o terminali della vita umana.
Inoltre, la gestione organizzativa e l’elevata articolazione e complessità dei sistemi sanitari contemporanei possono ridurre la relazione di fiducia tra medico e paziente ad un rapporto meramente tecnico e contrattuale, un rischio che incombe soprattutto nei Paesi dove si stanno approvando leggi che legittimano forme di suicidio assistito ed eutanasia volontaria dei malati più vulnerabili. Esse negano i confini etici e giuridici dell’autodeterminazione del soggetto malato, oscurando in maniera preoccupante il valore della vita umana nella malattia, il senso della sofferenza e il significato del tempo che precede la morte. Il dolore e la morte, infatti, non possono essere i criteri ultimi che misurano la dignità umana, la quale è propria di ogni persona, per il solo fatto che è un “essere umano”.
Dinnanzi a tali sfide, capaci di mettere in gioco il nostro modo di pensare la medicina, il significato della cura della persona malata e la responsabilità sociale nei confronti dei più vulnerabili, il presente documento intende illuminare i pastori e i fedeli nelle loro preoccupazioni e nei loro dubbi circa l’assistenza medica, spirituale e pastorale dovuta ai malati nelle fasi critiche e terminali della vita. Tutti sono chiamati a dare testimonianza accanto al malato e diventare “comunità sanante” perché il desiderio di Gesù, che tutti siano una sola carne, a partire dai più deboli e vulnerabili, si attui concretamente. Si percepisce ovunque, infatti, il bisogno di un chiarimento morale e di indirizzo pratico su come assistere queste persone, giacché «è necessaria una unità di dottrina e di prassi» rispetto ad un tema così delicato, che riguarda i malati più deboli negli stadi maggiormente delicati e decisivi della vita di una persona.
Diverse Conferenze Episcopali nel mondo hanno pubblicato documenti e lettere pastorali, con le quali hanno cercato di dare una risposta alle sfide poste dal suicidio assistito e dall’eutanasia volontaria ‒ legittimati da alcune normative nazionali ‒ con particolare riferimento a quanti lavorano o sono ricoverati all’interno delle strutture ospedaliere, anche cattoliche. Ma l’assistenza spirituale e i dubbi emergenti, in determinate circostanze e particolari contesti, circa la celebrazione dei Sacramenti per coloro che intendono porre fine alla propria vita, richiedono oggi un intervento più chiaro e puntuale da parte della Chiesa, al fine di:
‒ ribadire il messaggio del Vangelo e le sue espressioni come fondamenti dottrinali proposti dal Magistero, richiamando la missione di quanti sono a contatto con i malati nelle fasi critiche e terminali (i familiari o i tutori legali, i cappellani ospedalieri, i ministri straordinari dell’Eucaristia e gli operatori pastorali, i volontari ospedalieri e il personale sanitario), oltre che dei malati stessi;
‒ fornire orientamenti pastorali precisi e concreti, affinché a livello locale si possa affrontare e gestire queste complesse situazioni per favorire l’incontro personale del paziente con l’Amore misericordioso di Dio.

Il testo integrale del documento

(nell’immagine “Il buon samaritano” di Nicola Grassi)

22 Settembre 2020

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Ufficio Nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese Corso nuovi Direttori CMD II modulo/online
Ogni anno nuovi Direttori degli Uffici diocesani di pastorale della salute ricevono il mandato dalproprio Ordinario.Di fronte ad un quadro complesso, l’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute della CEI propone un seminario di formazione per introdurli a svolgere in modo adeguato il loro servizio alla Chiesa locale e con i malati.Il mandato viene così illustrato nella Nota pastorale del 2006: “L’Ufficio diocesano per la pastorale della salute ha il compito di studiare le linee pastorali diocesane nel campo della sanità, di sensibilizzare le comunità cristiane a tali problemi, di coordinare le iniziative riguardanti la formazione e l’aggiornamento delle persone che operano nel settore, di seguire i vari progetti locali in materia sanitaria” (Commissione Episcopale per il servizio della carità e la salute, “Predicate il vangelo e curate i malati”, n. 64).Il corso è aperto anche a tutti gli altri direttori che lo desiderano e sarà tenuto online dalle 15 alle 18 del 25 e del 26 gennaio 2021ProgrammaIscriviti online 
Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l‘edilizia diculto "Il ruolo del Responsabile del Procedimento nell‘ambito della conoscenza" in modalità webinar
Martedì 26 gennaio 2021 dalle 10 alle 13 è prevista una mattinata di formazione dedicata al ruolo del Responsabile del Procedimento.Il ruolo del Responsabile del procedimento è fondamentale a partire dalla valutazione delle necessità e della condizione del patrimonio nella prospettiva della redazione di un buon progetto e della sua gestione.Partendo da argomenti teorici quali La conoscenza del patrimonio per una necessaria programmazione e Il cantiere della conoscenza si passerà poi alla descrizione di esperienze pratiche (vedi programma allegato).L'appuntamento, in modalità webinar (piattaforma Cisco Webex meetings) è rivolto agli incaricati diocesani e ai responsabili del procedimento indicati dagli stessi incaricati in fase di iscrizione.Questo webinar fa parte degli aggiornamenti proposti dall' Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l'edilizia di culto all'interno della rubrica inFORMAZIONEbce">#inFORMAZIONEbce .