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19 gennaio 2018

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Solidarietà

“Più sensibilità per la tragedia che mina la Siria!”

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Si avvia a conclusione la missione di Caritas Italiana, in visita dal 24 al 30 agosto come segno di vicinanza e di incoraggiamento a tutte le Caritas del Medioriente, a partire da quelle Giordana e di Gerusalemme. La delegazione guidata dal Direttore, don Francesco Soddu, insieme al responsabile dell’Area Internazionale, Paolo Beccegato, e al capo Ufficio Medio Oriente-Nord Africa–Corno d’Africa, Silvio Tessari, dopo l’incontro con il vescovo latino di Amman, Mons. Maroun Lahham, ha visitato nei giorni scorsi anche alle comunità che accolgono i rifugiati siriani in Giordania.

“La certezza che riportiamo dal nostro viaggio è che l’uso delle armi in Siria ha e avrà come risultato niente altro che una spirale della violenza e un aggravarsi della già drammatica condizione in cui vivono centinaia di migliaia di persone. Ogni ulteriore militarizzazione del conflitto non farà altro che rendere ancor più insostenibile questa situazione”, dice don Francesco Soddu. “Ma insieme a questo abbiamo potuto toccare con mano il bel lavoro che sta facendo Caritas Giordania nell’accoglienza dei fratelli siriani”, racconta ancora. “Attraverso l’azione di aiuto che svolge la Chiesa locale – prosegue poi – si capisce il significato profondo della carità, e di come questo tocchi l’azione pastorale prima ancora che quella sociale”.
Tuttavia la situazione rimane drammatica: “Caritas Giordania ha notizia di decine di migliaia di profughi siriani che, dopo i drammatici bombardamenti dei giorni scorsi, in queste ore sono ammassati alle frontiere con il Paese”, dice don Soddu. “Inoltre – prosegue il responsabile dell’Area Internazionale di Caritas Italiana – oltre l’80% dei rifugiati attualmente presenti in Giordania sono donne e bambini, mentre gli uomini sono rimasti in Siria. Questo porta a una condizione ancora peggiore proprio per i ragazzi, che nella stragrande maggioranza dei casi non posso andare a scuola, ma sono costretti a lavorare o ad elemosinare per mantenere la famiglia”.
Domenica 25 è tornata a levarsi alta la voce, durante l’Angelus, di Papa Francesco per la Siria: “Dal profondo del mio cuore, vorrei manifestare la mia vicinanza con la preghiera e la solidarietà a tutte le vittime di questo conflitto, a tutti coloro che soffrono, specialmente i bambini, e invitare a tenere sempre accesa la speranza di pace. Faccio appello alla Comunità Internazionale perché si mostri più sensibile verso questa tragica situazione e metta tutto il suo impegno per aiutare la amata Nazione siriana a trovare una soluzione ad una guerra che semina distruzione e morte”.
La missione di Caritas Italiana ha anche l’obiettivo di fare il punto con i partner locali dei progetti sostenuti in questi mesi da Caritas italiana e discutere le modalità delle future collaborazioni. Si sono svolti inoltre incontri con le autorità delle Chiese cristiane locali, per approfondire la situazione delle complessa crisi mediorientale, aggravata dalla situazione in Egitto.
“Caritas Italiana – ha anticipato prima della partenza don Soddu – proporrà di rilanciare dei veri e propri gemellaggi con le parrocchie della Terra Santa, al fine di rafforzare il contributo e la presenza delle comunità cristiane locali, il cui ruolo può diventare determinante anche come elemento di pacificazione”.
Gli episodi sempre più gravi avvenuti in Siria e in Egitto in questi giorni ci ricordano come nel Medio Oriente in fiamme non accennano a diminuire tutti i focolai di tensione. Il solo conflitto siriano, negli ultimi due anni, ha provocato almeno 100.000 vittime (fonte HCR). Il numero degli sfollati interni è valutato a 4.500.000 persone, mentre quello dei rifugiati nei paesi limitrofi (Libano, Giordania, Turchia, Iraq, Egitto) è variamente valutato: in totale circa due milioni sono registrati ufficialmente presso i centri di raccolta dell’HCR, ma moltissimi sono quelli che hanno scelto di non registrarsi. E se il dato ufficiale dei rifugiati siriani registrati in Libano risulta di circa 700.000 a luglio 2013, fonti locali Caritas ipotizzano una cifra ben più alta, intorno ad 1.300.000 presenze.
“La povertà – ricorda ancora don Francesco Soddu -, l’insufficienza dell’assistenza sanitaria, l’impossibilità di andare a scuola per centinaia di migliaia di bambini e giovani, gli inevitabili traumi psicologici e le violenze (i rifugiati sono in grande maggioranza donne e bambini) dipingono un quadro così drammatico e precario di cui spesso non ci si rende conto. Proprio in questi giorni poi assistiamo a una crescente militarizzazione e all’uso di armi letali, che colpiscono popolazioni civili innocenti”.
“Interventi massicci e urgenti da parte della solidarietà internazionale sono necessari, ma resta priorità ineludibile quella di deporre le armi”, conclude il direttore.
E facendo seguito anche ai molteplici appelli di Papa Francesco, Caritas Italiana ha sostenuto fin dai primi momenti della crisi le Caritas della Siria e dei paesi limitrofi. In coordinamento con la rete internazionale Caritas, sono stati messi a disposizione finora 550.000 euro alle Caritas di Siria, Giordania, Libano e Turchia per interventi di assistenza di base (viveri, vestiario, medicine). La sola Caritas Siria, che riesce ancora ad operare in sei regioni del paese, assiste migliaia di sfollati indipendentemente dal loro credo religioso, grazie alla collaborazione di molti volontari e di tutta le strutture della Chiesa attive nel paese.
29 agosto 2013

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